A.O.T. 2 (L’Attacco dei Giganti) – Recensione

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L’Attacco dei Giganti (o Attack on Titans in inglese, o Shingeki no Kyojin se preferite l’originale giapponese) è una famosa serie manga disegnata da Hajime Isayama che ha riscosso un enorme successo a livello globale, tanto da ispirare infiniti prodotti collaterali, tra cui ben due (a breve tre) stagioni animate. La prima stagione, trasmessa nel corso del 2013, aveva ispirato a sua volta il team Omega Force di Koei Tecmo a realizzare un videogioco che ne ripercorresse le vicende. Nel 2016, quindi, ha visto la luce il buon A.O.T.: Wings of Freedom, che abbiamo avuto occasione all’epoca di recensire. Ora, a seguito della seconda stagione animata, andata in onda la scorsa primavera, il team di sviluppatori è tornato alla carica con un seguito anche del videogioco, intitolato semplicemente A.O.T. 2, e che vedrà la luce su PlayStation 4 (versione da noi testata), Xbox One, PC e per la prima volta su Nintendo Switch il prossimo 20 marzo. In questa recensione analizzeremo tutte le migliorie e differenze col gioco di due anni fa e cercheremo di capire se si tratta di un buon seguito o un mero more of the same. Buona lettura!
 

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Poiché la seconda stagione dell’anime consta un esiguo numero di episodi rispetto alla prima, gli sviluppatori di Omega Force hanno adottato una strategia piuttosto semplice per aumentare la durata generale della Modalità Storia di A.O.T. 2: rinarrare anche le vicende del primo gioco, ma con un protagonista differente, noi giocatori! Come primissima cosa all’avvio, viene infatti chiesta la creazione di un personaggio che andremo ad interpretare nel corso di tutta quanta la Modalità Storia. L’editor di creazione è, però, piuttosto scarno e si limita a riciclare asset utilizzati per i modelli dei personaggi principali della vicenda, andando così a limitare di molto la personalizzazione e la varietà. Il soldato da noi creato è anch’egli, come Eren, Mikasa e Armin, un sopravvissuto dell’attacco dei Giganti al Distretto di Shiganshina, durante il quale i suoi genitori sono morti a causa del Gigante Corazzato. Desideroso di vendicarsi contro il potente Gigante, il protagonista decide di arruolarsi assieme ai suoi amici, e così prendono il via le vicende della serie originale.
Purtroppo questa scelta si è rivelata una lama a doppio taglio, poiché, sì permette di rivivere le avventure del primo gioco in una chiave diversa, ma non offre nulla di particolarmente interessante a livello di trama, in quanto il focus sarà sempre su Eren e i soliti personaggi, con noi che ci ritroviamo quasi per caso in mezzo alla vicenda senza mai esserne davvero i protagonisti. A livello contenutistico poi, le missioni che ripercorrono i primi archi narrativi sono molto simili a quelle già viste nel primo gioco, venendo subito a noia a chi aveva già spolpato il precedente capitolo, mentre invece i neofiti non avranno nulla di cui lamentarsi. Per arrivare agli eventi inediti, quindi, occorre prima superare una decina di ore di gioco che sanno molto di già visto, ma ad addolcire la pillola ci sono numerose cutscene inedite sempre piacevoli da vedere.
 

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Tra le maggiori novità introdotte in questo seguito vi è la modalità Vita Quotidiana, un corposo ampliamento delle fasi di respiro tra una battaglia e l’altra presenti anche nel primo gioco. Ora, oltre ad acquistare nuovi equipaggiamenti e a migliorarli, è anche possibile stringere rapporti di amicizia con i nostri commilitoni e gli altri personaggi influenti della serie, così da sbloccare speciali eventi che ci garantiscono una nuova abilità da assegnare al nostro personaggio. Salendo di livello, infatti, il soldato da noi creato otterrà dei punti abilità che fungono da capacità massima per assegnare le abilità sbloccate nel suddetto modo. Si tratta perlopiù di abilità passive e di aumento di statistiche, ma indispensabili, assieme all’equipaggiamento, per la crescita del personaggio. Tra i nuovi luoghi raggiungibili (tutti piuttosto limitati come dimensioni) vi è anche il laboratorio di ricerca sui Giganti dove verremo ricompensati con nuovi oggetti utilizzabili in missione per aver catturato dei Giganti con le apposite reti.
Altra novità è la nuova moneta di gioco chiamata Ali della Libertà, ottenibili completando missioni o soddisfacendo piccole richieste dei cittadini, che servono per svariate funzioni, come potenziare le basi (di queste ne parleremo nel paragrafo successivo), organizzare addestramenti per i personaggi e garantire bonus per un certo numero di missioni.
 

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Per quanto riguarda il gameplay nudo e crudo delle missioni c’è ben poco da dire, dato che riprende di peso quello del gioco precedente. Le missioni sono pura azione in cui si sfreccia tra tetti e alberi grazie al dispositivo per la manovra tridimensionale a caccia di Giganti; funzionava bene allora e funziona leggermente meglio oggi. Ci limiteremo quindi ad illustrare le novità e differenze: è ora possibile equipaggiare due set differenti di 4 oggetti (di cui molti alcuni quindi) utilizzabili in battaglia, alternabili con la pressione di L2; le granate accecanti hanno ora un ruolo fondamentale per salvarsi dai Giganti che ci hanno preso di mira; il cavallo non ci segue più, ma dovremo richiamarlo fischiando; lo speciale razzo segnalatore che potenzia le statistiche per un po’ di tempo non è più affidato ad R2, ma è diventato un oggetto, infatti ora il tasto serve per eseguire un attacco furtivo dalla distanza; sono aumentate le possibilità di schivata e di contrattacco contro i colpi dei Giganti; ora gli alleati possono eseguire molte più mosse, variabili a seconda del personaggio; in generale, i Giganti sembrano interagire maggiormente con l’ambiente circostante; per sconfiggere i Giganti Anomali è ora necessario colpire prima i loro punti deboli (evidenziati in verde) per rimuovere una “barriera” che impedisce di infliggergli danno, e successivamente colpire in fretta la collottola, poiché la “barriera” si ricrea in poco tempo; non ci sono più i personaggi che forniscono rifornimenti, ma è ora possibile costruire in punti prestabiliti basi di vario tipo. Tra queste vi sono appunto quelle di rifornimento, quelle con cannoni automatici o manuali, quelle di estrazione per avere più materiali al termine della missione e quelle che potenziano gli alleati nelle vicinanze; una meccanica decisamente più riuscita e meglio gestibile rispetto alla ricerca di NPC di supporto in giro per la mappa come avveniva nel precedente capitolo.
Tutto questo vale sia per la citata Modalità Storia, ma anche per la Modalità Alternativa. Questa può essere affrontata sia in singolo sia in multiplayer online, e permette il completamento di missioni secondarie sia impersonando il personaggio da noi creato sia quelli originali della serie, con un roster quasi quadruplicato in confronto al passato!
 

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Tecnicamente parlando sono stati fatti dei passi avanti, ma molto piccoli. Il cel-shading dei personaggi è davvero molto apprezzabile (probabilmente uno dei migliori in un anime game), così come le cutscene pre-renderizzate e gli schizzi di sangue dei Giganti che cadono sull’ambiente, mentre le texture di certi elementi dello scenario sono ancora in una risoluzione troppo bassa. Rimandate a settembre anche le animazioni durante i dialoghi, davvero troppo rigide e ripetitive, così come le poche espressioni facciali. Migliorata leggermente anche la distruzione degli ambienti al passaggio dei Giganti, ora sicuramente più credibile, ma che allo stesso tempo comporta qualche perdita in termini di frame-rate, che in altri contesti rimane invece molto più stabile. Paradossalmente ci sono cali di frame anche durante le scampagnate in città quando sono presenti su schermo molti cittadini, e la cosa fa piuttosto ridere dato che bastava metterne meno, essendo quasi tutti completamente inutili!
Il comparto audio del gioco è molto buono, presente l’immancabile doppiaggio giapponesi con tutti i seiyuu dell’anime, e con delle musiche di sottofondo che tendono a scimmiottare quelle della serie, riuscendoci sufficientemente bene e con qualche pezzo davvero azzeccato.
Da sottolineare anche che il gioco è finalmente stato sottotitolato in italiano, al contrario del capitolo precedente, indice del fatto che il primo è andato bene nel nostro paese e che con questo secondo si cerca di fare ancora meglio. Salvo qualche scivolata in qua e in là, promuoviamo anche la traduzione.
 

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A.O.T. 2 è un gioco divertente e immersivo nell’atmosfera de L’Attacco dei Giganti, non particolarmente difficile da portare al termine (grazie anche ai numerosi checkpoint presenti durante le missioni), ma che pecca in termini di varietà, un po’ come tutte le produzioni Omega Force, nota per i musou. La struttura delle missioni ha davvero molto a che spartire con questo genere, nonostante il gioco presenti delle meccaniche assolutamente originali, mentre ci vorrebbe un po’ più di varietà negli obiettivi da portare a termine che, alla fine della corsa, si riducono sempre in “ammazza tutti i Giganti“.
Il gameplay richiede un minimo di pratica all’inizio per essere padroneggiato, ma dopo poco tempo si saprà già fare tutte le manovre più spericolate e letali. Il titolo eredita anche qualche altro problema dal suo predecessore, come l’impossibilità di gestire la telecamera quando si sta puntando un Gigante, in quanto l’analogico destro sposterà l’obiettivo sulla parte del corpo da colpire, ma si tratta anche di una questione di abitudine. In generale, comunque, si ha la sensazione che il gioco sia stato reso più impegnativo rispetto al primo, dove si ammazzavano Giganti come fossero mosche. Ora è molto importante calcolare la giusta distanza e velocità degli attacchi se non si vuole fallire miseramente e vedere le proprie lame spezzate o una quantità di danni inflitta davvero minima.
  

A.O.T. 2 di Omega Force e Koei Tecmo per PlayStation 4, Xbox One, Nintendo Switch e PC sarà apprezzato sia da chi ha giocato al primo capitolo sia, e soprattutto, dai neofiti, in quanto non dovranno sorbirsi una decina di ore di gioco che sanno di già visto. Le novità e migliorie introdotte sono sì valide, ma si sente che si poteva fare molto di più, soprattutto in termini di varietà. Tecnicamente il gioco ha fatto qualche passettino in avanti, ponendosi tra i migliori tie-in di anime e manga, ma anche qui la strada da percorrere è ancora lunga e in salita. Le emozioni regalate da questo gioco sono però un ottimo incentivo all’acquisto e i fan della serie sono quasi obbligati a giocarselo! Speriamo in un eventuale terzo capitolo, in occasione della ventura terza stagione dell’anime, in cui gli sviluppatori sappiano reinventarsi per stupirci maggiormente.

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