A Place Further Than The Universe: intervista alla regista Atsuko Ishizuka

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Intervista originale originale alla regista Atsuko Ishizuka rilasciata sul sito ufficiale dell’anime A Place Further Than The Universe.
 

Dalla fantasia alla realtà: costruire un racconto tramite testimonianze

Per prima cosa, da dove è nata l’idea di scrivere una storia su quattro liceali che vanno in Antartide?

Quando stavo ancora lavorando su No Game No Life, dicevo sempre che il mio prossimo progetto sarebbe stato un anime adolescenziale incentrato su alcune ragazze impegnate a dare il massimo. Quella era l’idea di partenza, però in quello periodo di anime del genere ne uscivano a bizzeffe. Se proprio dovevamo farlo, bisognava ambientarlo in un posto originale, dove non ci fosse stato mai nessuno di noi. Quindi pensai: “Non c’è mai stato nessuno di noi… in Antartide, no?” (ride)

L’Antartide è un luogo molto lontano, quasi impossibile da immaginare, giusto?

Sì, è vero. Ci sono moltissimi viaggi turistici per coloro che vogliono visitare le zone costiere dell’Antartide, ma l’unico modo (in Giappone) per raggiungere l’entroterra è partecipare come membro di una spedizione a bordo della nave Shirase. Abbiamo pensato molto a come saremmo riusciti a portare un gruppo di ragazze come Kimari e compagne in Antartide. Alla fine, siamo giunti alla conclusione più verosimile possibile.

La Shirase che si può ammirare durante il primo episodio sembra veramente una riproduzione dettagliata.

Eccome! Abbiamo raccolto così tante informazioni su di essa (ride). Siamo stati aiutati molto dalla marina militare giapponese e dal centro di ricerca sul Polo Sud. Ci hanno fatto pure salire all’interno dell’imbarcazione. Ero talmente emozionata che quasi non vedevo l’ora di andare anch’io in Antartide, ma poi ho fatto di tutto per non pensarci (ride).
 

Avete principalemente usato materiale come foto e video per ricreare i vari luoghi?

Sì, avevamo un sacco di foto e video da utilizzare. Inoltre il sito ufficiale della vera base Showa forniva parecchi scatti degli interni dello stabilimento. Abbiamo voluto far somigliare l’anime il più possibile alla realtà.

Ciò è davvero impressionante! Proseguendo oltre, quele è stato il momento più impegnativo dell’intera produzione?

Ricreare i momenti di vita quotidiana all’interno della base. A che ora i membri della spedizione si svegliano? Dove si lavano la faccia? Di che cosa parlano tra di loro? Cosa indossano per dormire? Quante coperte utilizzano? Come trascorrono il tempo? Sono varie domande fastidiose che ti vengono in mente, non puoi trovare risposte consultando semplicemente il materiale a tua disposizione…

Come avete risolto allora questa questione?

Abbiamo intervistato parecchia gente che è stata in Antartide durante le passate spedizioni e ci siamo fatti raccontare esperienze della loro routine giornaliera. Hanno risposto a ogni mia domanda o curiosità, è stato molto divertente. Grazie alle loro testimonianze, sono riuscita a farmi un idea più precisa di come si vive al Polo Sud.
 

Quattro ragazze impacciate che dovranno conquistare le simpatie degli spettatori

Su quali basi avete costruito i personaggi di Kimari, Shirase, Hinata e Yuzuki?

Kimari è una ragazza che vuole andar via da casa per realizzare qualcosa, ma purtroppo non riesce mai a fare il primo passo; penso che in molti si saranno rivisti in lei. Non è una persona del tutto pigra, altrimenti non sarebbe mai riuscita a raggiungere un posto così lontano come l’Antartide (ride). Una volta che si è messa in moto, Kimari parte a tutta velocità senza mai fermarsi o preoccuparsi delle conseguenze. Shirase all’inizio sembra una persona fredda e distaccata, anche se in verità non lo è. Questo perché ha un passato molto buio alle spalle… Le due ragazze insieme non sono però abbastanza, serve che ci sia Hinata lì con loro a sorvegliarle. Infine c’è Yuzuki, la quale inizialmente si sente superiore alle altre. Messe insieme si ha un quartetto completo e variegato. Il bello è che tutte e quattro vogliono raggiungere seriamente l’Antartide nonostante siano un po’ impacciate (ride). Ad ognuna di loro manca qualcosa, ma solo se rimangono unite possono colmare l’una i difetti dell’altra. Solo così potranno finalmente arrivare in Antartide.
 

Sembra essere stata riposta una particolare attenzione sul rapporto di amicizia che nasce fra di loro.

All’inizio del viaggio si comportano come quattro normali ragazze delle superiori, però andando avanti con la storia riescono a stabilire un forte sentimento di fiducia fra di loro. Ad esempio, quando una di loro vive un momento di difficoltà, non c’è bisogno che dica: “Santo cielo ragazze! Dovete assolutamente ascoltarmi.” Nessuna ha l’esigenza di dire qualcosa alle altre, né le altre devono per forza stare a sentire cosa una ha da dire. Hanno la delicatezza di saper rispettare gli spazi altrui, si possono fidare a vicenda senza dirsi una parola. Questa è una dote molto rara per una studentessa del liceo, si tratta piuttosto di qualcosa che si sviluppa stando fra ragazze. Loro non sono amiche, sono quasi una famiglia.

Ha perfettamente senso. Se si fermassero davanti a ogni minimo ostacolo, sopravvivere in Antartide sarebbe impossibile per loro.

Esatto. Queste ragazze trascorrono le loro giornate in un luogo ben lontano e isolato dalla civiltà. Se per qualche motivo non dovessero più rincontrarsi tutte insieme dopo la fine del loro viaggio, sono convinta che considererebbero la loro come un’amicizia speciale che avviene soltanto una volta nella vita. Questo è uno degli aspetti che ho voluto maggiormente mettere in risalto nella storia.
 

Rendere realistica l’Antartide partendo dalla vita di tutti i giorni

Nelle fasi iniziali dell’anime viene mostrato il percorso che le protagoniste devono intraprendere in modo da arrivare al Polo Sud. Le scene della vita quotidiana di Kimari e le altre sembrano alquanto realistiche.

Abbiamo voluto rappresentare la vita di tutti giorni in maniera tale che sembrasse qualcosa di veramente ordinario (a differenza della vita in Antartide), perciò abbiamo voluto inserire molte immagini di scuole, strade e città, partendo da dei semplici bagni di una scuola fino ad arrivare ai viali affollati di Shinjuku. Mi sento in colpa per aver preteso molto dal nostro staff (ride), ma alla fine sono davvero soddisfatta dei risultati che abbiamo ottenuto.
 

Quali differenze ci sono fra le atmosfere del Giappone e quelle dell’Antartide?

Ce ne sono moltissime. Il Giappone è un posto caldo e umido, man mano che si scende verso l’Antartide l’aria diventa più fredda e secca. Abbiamo voluto marcare queste differenze cambiando le varie sfumature e colori a seconda dei luoghi. Mossa molta inusuale direi, e anche dispendiosa aggiungerei, ma alla fine ne è valsa la pena.

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