Accusato speciale, la recensione del film con Dave Bautista

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Ryan è un ex-poliziotto che, dopo aver passato cinque anni in prigione, ha trovato lavoro come buttafuori in un night club, luogo anche di attività illecite, di proprietà di un potente boss locale. Una sera un gruppo di uomini mascherati fa irruzione nel locale per derubarne la cassaforte e, durante un successivo conflitto a fuoco, il figlio del gestore perde tragicamente la vita. In Accusato speciale Ryan, responsabile della sicurezza in quell’occasione, viene costretto a mettersi sulle tracce degli assassini e dei mandanti nell’oscuro mondo criminale, scoprendo che anche all’interno delle forze dell’ordine vige un giro di corruzione. L’uomo si troverà a lottare da solo contro tutto e tutti per scoprire la verità e scagionarsi definitivamente dai sospetti che da più parti lo ritengono erroneamente coinvolto in prima persona nella preparazione del colpo.

House of the rising sun

Il primo ruolo da protagonista assoluto per il wrestler Dave Bautista porta la firma dello “specialista” Brian A. Miller, la cui carriera registica è costellata di action/b-movie dalla scarsa qualità artistica, basti pensare a titoli come The Prince – Tempo di uccidere (2014) e Vice (2015). Accusato speciale, adattamento del romanzo di Chuck Hustmyre, non fa purtroppo eccezione, rivelandosi un film troppo debole e approssimativo per aggiungere qualcosa di nuovo al filone: una figura centrale granitica e tormentata, una love-story di sottofondo (che vede al centro la bella Amy Smart) e una torbida rete di intrighi e tradimenti caratterizzano infatti i novanta minuti di visione, privi di qualsiasi sussulto degno di nota. L’atmosfera notturna in cui è ambientata la maggior parte della vicenda latita di quel necessario fascino fotografico e i dilemmi morali che circondano il Nostro non brillano per originalità e intensità, lasciando che anche i vaghi accenni noir si perdano nel marasma generale. Gli scontri a fuoco a mani nude e i numerosi inseguimenti a piedi sono poi realizzati con un’evidente dozzinalità, impedendo ai classici istinti di genere di emergere con il giusto impatto adrenalinico, tanto che gli spunti di maggior interesse risiedono nelle scelte di casting, con bad-ass del calibro di Danny Trejo, Craig Fairbass e Dominic Purcell a speziare il contorno in ruoli di più o meno rilievo. Tutto per un risultato complessivo che delude le attese senza possedere un minimo di personalità capace di far emergere il film tra le innumerevoli produzioni a tema.

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