AnimeRing: My Hero Academia, ennesimo shonen fotocopia o serie meritevole?

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Sono giunto preparato a quest’opera, avendo già letto il manga. Eppure, proprio di fronte a questa considerazione, sono stato ancora più curioso di vedere in che modo siano riusciti ad animare una serie dalle grandissime potenzialità. “Boku no Hero Academia” è, tutto sommato, una storia semplice, che unisce lo stile giapponese a quello dei fumetti americani. Una vicenda che si forma proprio su questa convivenza e rimarrà vivida per tutti e tredici gli episodi.
Anime classificabile come d’azione/scolastico, dove i supereroi sono all’ordine del giorno e costituiscono l’essenza stessa della società. E cosa accadrebbe se, di colpo, spuntassero fuori una miriade di Superman o Wolverine? Ecco a voi un possibile scenario…

Izuku Midoriya vuole diventare un supereroe, è il suo sogno fin da bambino e, a dispetto di quel che sembra, potrebbe anche diventare realtà in poco tempo. Il mondo in cui vive, infatti, ha subito una strana mutazione e, tutto d’un tratto, hanno incominciato a nascere bambini con superpoteri. All’inizio era strano, ma con il passare del tempo, l’intera popolazione globale ha acquisito queste abilità, diventato così piuttosto ordinarie.
E allora perché non sognare? Midoriya ci crede e ci spera con tutto il cuore, ma la realtà è piuttosto crudele con lui. Infatti, a dispetto delle aspettative, il nostro giovane eroe non svilupperà alcun superpotere. Un’eccezione, insomma, qualcosa di paradossalmente raro che, però, segnerà per sempre la vita del ragazzo.
Arrendersi? Giammai! Fino alla fine c’è la possibilità di rendere reali i propri progetti, anche se la strada è piena di ostacoli e i compagni di classe lo prendono in giro periodicamente. Midoriya continua a sognare e, un giorno, questo suo sogno potrebbe diventare realtà.
Incontra dal vivo All Might, il più grande supereroe di tutti i tempi, e, dopo una serie di sfortunati eventi, questo gli sussurra una cosa sorprendente: può donargli il suo stesso potere.

Ed ecco allora che incominciano le disavventure di Midoriya, tra stranezze e ordinarietà. Una storia alquanto bislacca, che unisce il gusto americano dei superpoteri alla classica commedia scolastica giapponese. Un anime che fonde insieme due generi, ma che, allo stesso tempo, riesce comunque a creare qualcosa di originale.
Durante le varie puntate, incontreremo moltissimi personaggi e, anche se non tutti avranno la giusta caratterizzazione, riusciranno comunque a ritagliarsi un piccolo spazio. In fin dei conti, è sempre difficile descrivere appieno la psicologia di ogni personaggio, qualcuno dovrà rimanere per forza in secondo piano. Tuttavia, per quanto riguarda quelli principali, vediamo subito come si possono individuare alcuni tratti specifici e originali (in primis Midoriya).
Per quanto riguarda la trama, è da sottolineare la sua apparente semplicità. Ciò è vero, ma fa parte dello stile stesso dell’anime. Dividere il mondo in “superbuoni” e “supercattivi” è un po’ il classico stereotipo dei fumetti americani. “Boku no Hero Academia” mantiene appunto questa ripartizione, inserendo, però, qualche piccola macchiolina. Il buono che non è proprio così buono (Bakugou) e un cattivo che nasconde in sé qualcosa di più che un ardente spirito di follia.

La grafica è ottima, e non solo per la qualità in sé dei disegni, ma anche, e soprattutto, per l’attenzione che c’è stata nel rispettare alla perfezione il design del manga. Molto spesso capita che, dall’opera originale alla trasposizione animata, ci siano evidenti cambiamenti di stile. Inevitabile alle volte, ma superfluo in altre.
Con “Boku no Hero Academia” bisognava, a mio avviso, cercare di mantenere il più possibile lo stile di partenza. Perché? Semplice, perché tenta di ricreare ancora una volta una forma molto “americaneggiante” (basta guardare All Might): colori carichi di intensità, linee di contorno marcate e ombreggiature pesanti. Ovviamente, tali caratteristiche si rispecchiano più in determinati personaggi, ma era importante mantenerli.
Molto buono il doppiaggio e la scelta dei doppiatori, così come la colonna sonora, in grado di aumentare al massimo l’adrenalina e rendere il tutto ancora più emozionante.
La regia ha svolto un lavoro pulito e ordinato. Si attiene molto al manga e non svolge particolari tagli o adattamenti. Meglio così!

Il finale è molto aperto, ma, d’altro canto, il manga è ancora in corso e la storia è ben lungi dal trovare una propria conclusione. E allora come si possono giudicare queste prime tredici puntate? Direi in maniera estremamente positiva. L’anime è stato capace di conservare tutte le buone qualità del manga, amplificandole con un comparto audio veramente emozionante.
Una storia che scorre veloce e appassiona anche per la sua apparente semplicità. I protagonisti colpiscono e rimangono impressi nella memoria. E, in fin dei conti, non è proprio questo l’obiettivo primario di qualsiasi opera? Che piaccia o meno, “Boku no Hero Academia” non cade nel dimenticatoio e riesce a formare un legame con lo spettatore.

Voto finale: 8

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