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Ave, Cesare!

Ave, Cesare! è un film di genere commedia del 2016, diretto da Joel Coen, Ethan Coen, con Josh Brolin e Ralph Fiennes. Uscita al cinema il 10 marzo 2016. Durata 106 minuti. Distribuito da Universal Pictures International Italy.

DATA USCITA: 10 marzo 2016
GENERE: Commedia
ANNO: 2016
REGIA: Joel Coen, Ethan Coen
ATTORI: Josh Brolin, Ralph Fiennes, George Clooney, Channing Tatum, Alden Ehrenreich, Scarlett Johansson, Tilda Swinton, Jonah Hill, Dolph Lundgren, David Krumholtz, Clancy Brown, Frances McDormand, Fisher Stevens, Christopher Lambert, Patrick Fischler
PAESE: USA
DURATA: 106 Min
DISTRIBUZIONE: Universal Pictures International Italy
REGIA: Joel Coen, Ethan Coen
SCENEGGIATURA: Ethan Coen, Joel Coen
FOTOGRAFIA: Roger Deakins
MONTAGGIO: Ethan Coen, Joel Coen
MUSICHE: Carter Burwell
PRODUZIONE: Mike Zoss Productions, Working Title Films

TRAMA AVE, CESARE!:

Siamo nella Hollywood dell’Epoca d’Oro degli anni 50. Il lavoro di Eddie Mannix come “fixer” dello studio inizia ancor prima dell’alba. Infatti deve arrivare prima della polizia per scongiurare l’arresto di una delle stelle della Capitol Pictures fermata per comportamenti poco ortodossi. Un lavoro mai noioso e senza orari. Ogni film prodotto dallo studio porta grane e Mannix ha il gravoso compito di trovare una soluzione per tutto. È l’uomo capace di far ottenere al prossimo film ispirato alle pagine delle Bibbia la benedizione delle autorità religiose, come la persona giusta per convincere e trattenere lo scontento regista Laurence Laurentz he vuole sbarazzarsi della star del western Hobie Doyle per il suo prossimo sofisticato lavoro prodotto dalla Capitol.

Mentre corre dall’emergenza di un divo al dramma di un altro, Mannix deve fare i conti con i problemi personali della sensazionale DeeAnna Moran o trovare una spiegazione plausibile sugli ultimi sospetti comportamenti della superstar Burt Gurney. Come se le paturnie di questi enormi ego non fossero abbastanza per iniziare la giornata, Mannix deve confrontarsi con la più difficile crisi della sua carriera: uno degli attori più amati al botteghino, Baird Whitlock, è stato rapito proprio nel bel mezzo della produzione del peplum, Ave, Cesare! – Hail, Caesar!, e un misterioso gruppo che si fa chiamare “Il Futuro” ha rivendicato il rapimento: o lo studio è pronto a sborsare oltre 100.000 dollari o possono scordarsi la loro gallina dalle uova d’oro.

Recensione:

Quello che colpisce, di Ave, Cesare!, non è tanto lo spirito anarchico e irriverente dei fratelli Coen. Non è una narrativa tanto esplosa e fuori da ogni regola da risultare quasi scombinata. Nè tantomeno la sintesi, in 109 minuti, di tutto quello che era la Hollywood degli anni Cinquanta: dentro e fuori dai set.
Quello che fa davvero impressione è il ritrovare – assieme ai sandaloni, ai western avventurosi e sentimentali, alle commedie sofisticate, ai musical alla Gene Kelly e alle fantasie acquatiche alla Ester Williams – anche un cinema di stringente attualità.

In questo divertissement metacinematografico, in questo gioco di scatole cinesi che un po’ s’incastrano e un po’ no. La trama del film che dà il titolo a quello dei Coen (l’Hail, Ceasar! Interpretato dal divo Baird Whitlock/George Clooney) è quella di un tribuno romano che rimane vinto dalla figura di Cristo: e tra qualche settimana nei cinema italiani ci sarà Risorto, che racconta una storia pressoché analoga.

Ave, Cesare!

Lo stesso Whitlock, nella trama dei Coen, viene rapito da quel set, e tenuto ostaggio da un gruppo di sceneggiatori comunisti sedotti dal “Capitale” di Carlo Marx e dalla filosofia del loro leader Herbert Marcuse, che in quegli anni insegnava in California. Impossibile non farsi venire in mente il film, attualissimo, che racconta Dalton Trumbo e i 10 di Hollywood.

Cosa vuol dire tutto questo? Che i Coen hanno avuto capacità paranormali, tanto da predire il futuro, sebbene prossimo? O forse, più probabilmente, significa hanno colto talmente in profondità la natura intima, profonda, l’anima del cinema, che rimane immutata e immutabile a quasi settant’anni di distanza? Anche e probabilmente soprattutto nei retroscena che il protagonista Eddie Mannix (realmente esistito e affidato, in una versione di fantasia, a un solidissimo Josh Brolin) deve gestire problemi e mantenere segreti per non spezzare l’incantesimo del grande schermo e dello star system?

Il cinema, per i Coen e per Mannix, è tutto. Tutto quello che si ama, e tutto quello che si odia. È l’unica fede possibile, oltre la religione, oltre la politica, oltre l’economia.

Ave, Cesare!

L’Eddie Mannix di Ave, Cesare! è una figura cristologica (su un crocefisso di apre il film, su una crocefissione si chiude): è l’agnello che toglie i peccati da Hollywood, che si fa carico di tutto, che regala la salvezza attraverso i suoi film, che dubita ma alla fine accetta la sua croce fatta dell’intersezione tra industria e arte, che è figlio e diretta emanazione di un padre (il boss dello Studio per cui lavora e che amministra) misterioso e immanente.

È il cinema fatto uomo che prende a schiaffi – letteralmente. Le sbandate comuniste e materialiste di Whitlock/Clooney, che si permette di mettere in dubbio il senso e la missione di Hollywood, e i suoi studios sono il suo pagano regno dei cieli in terra.
Anche perché di alternative non ce ne sono: l’unica alternativa di Mannix, la sua tentazione, è il mondo del business senza nemmeno la mascherata dell’arte, è la corporation, è la Lockheed e i suoi test nucleari.

Mannix, così, è l’unica spina dorsale di un film che procede per sketch e balletti di tip tap, risate e vuoti, il trait d’union tra rievocazioni romantiche della Hollywood di ieri e precognizioni di quella del futuro, il collante tra macchiette che richiamano personaggi realmente esistiti e la trama sgangherata e surreale che li fa incrociare, sfiorare, collidere.

Ave, Cesare!

Ave, Cesare! è il cinema di oggi visto dai fratelli del Minnesota, quello che ha superato la modernità classica, divorato il post-moderno e che è bulimico, frantumato, scostumato, votato al profitto prima di ogni cosa.
Ave, Cesare! è il cinema più leggero e scanzonato dei Coen: anche se fanno aleggiare sulla storia e le sue ridicole assurdità un pathos spirtual-filosofico che non è però certo quello di A Serious Man, e al quale non credono, in fondo, nemmeno loro.

Perché Joel e Ethan lo sanno. Sanno che anche l’amore per cinema, come ogni fede che si rispetti, non deve diventare né fanatismo né idolatria sconsiderata.
E sanno sul cinema – anche e soprattutto sul loro – si può e si deve scherzare, con sgangherata irriverenza. Riportandolo coi piedi per terra, più in basso in tutti i sensi, a sporcarsi tra gli ingranaggi della fabbrica dei sogni.

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