Bruce Willis vendicatore nelle tenebre

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“La pistola ha una sua funzione. Sono gli idioti con la pistola che mi rendono nervoso”. In questa battuta di Charles Bronson nel film del 1974, Il giustiziere della notte, si racchiude tanto del personaggio di Paul Kersey, ingegnere e obiettore di coscienza, improvvisamente cambiato in seguito all’uccisione della moglie e allo stupro della figlia durante una rapina. Desideroso di vendicarsi da solo davanti all’inefficienza della polizia, Paul diventa il famigerato “giustiziere della notte”, cercando la rivalsa personale attraverso un uso della violenza e delle armi a sua completa discrezione. Il successo del film convinse la Paramount a realizzare quattro sequel che provocarono però poco entusiasmo, al di là dell’affetto dei fan più accaniti che ne fecero dei veri e propri cult. A distanza di ventiquattro anni dall’ultimo capitolo, che coincise anche con l’ultima apparizione di Bronson sul grande schermo prima della sua scomparsa nel 2003, un regista di genere come Eli Roth decide di rispolverare quel filone e di affidare il ruolo di Kersey a un veterano come Bruce Willis.
Il progetto ha destato subito molta curiosità, soprattutto perché riserva a Eli Roth uno script che si discosta profondamente da tutti i suoi lavori precedenti. Come Charles Bronson negli anni ’70, anche Eli Roth si è creato negli anni uno zoccolo duro di appassionati grazie soprattutto al dittico splatter formato da Hostel (2005) e Hostel II (2007) prodotto dall’amico Quentin Tarantino. Per la prima volta Roth si dirige verso i sentieri dell’action-thriller e per andare sul sicuro si affida a un attore che nel genere ci sguazza da decenni, tra molti successi e qualche flop.

C’è giustiziere e giustiziere

Il primo aspetto che va chiarito è narrativo. Il giustiziere della notte di Eli Roth si distingue da quello del primo film con Charles Bronson sin dalle ambientazioni. Dall’oscurità della New York del film di Michael Winner si passa alla Chicago contemporanea, presentata come una metropoli falcidiata dai crimini e dalle violenze ma decisamente più canonica nel fare da sfondo alle vicende della trama. Subisce delle modifiche anche il personaggio di Paul Kersey, qui presentato come un tranquillo chirurgo del pronto soccorso, marito di Lucy (Elisabeth Shue) e padre di Jordan (Camila Morrone) in procinto di partire per il college. L’evento che sconvolge la vita del dottor Kersey è invece identico a ciò che avviene nel film di Winner: l’irruzione nella casa di un gruppo di malviventi, capitanato da Beau Knapp (Super 8, Southpaw – L’ultima sfida, The Nice Guys) mentre l’uomo è al lavoro, provoca la morte della moglie e riduce la figlia in fin di vita. Rispetto al passato il personaggio di Paul Kersey è inserito in un contesto che purtroppo non aiuta a far emergere il lato puramente action del film, che si perde in lungaggini pretestuose e discutibili. Come per il film di Winner all’epoca, anche in questo caso sono nate molte polemiche intorno alla pellicola, accusata di favorire un pericoloso meccanismo di giustizia libertina.
Eli Roth, rispetto al film di Winner, cambia la professione del protagonista e lo mette nella condizione di alternare il giorno e la notte come due lati opposti ed espliciti della medaglia: salvando vite alla luce del sole e uccidendo nell’oscurità della notte – spaccando così in due la morale del personaggio. Il punto debole del meccanismo di Roth e della sceneggiatura di Joe Carnahan risiede nella superficialità (in parte ereditata anche dal film originale) di conferire sfumature adeguate alle tematiche presenti in un soggetto che rimane interessante e potenzialmente ricco di fascino.

A quale scopo

Se quindi ogni possibile riflessione su tematiche discusse e sempre molto attuali, soprattutto negli USA per l’annoso problema della facile diffusione delle armi, risulta in questo caso abbastanza superflua, a convincere molto poco di questa rivisitazione di Eli Roth è anche la parte puramente action, nella quale il regista di Hostel non disdegna l’inserimento di una certa componente cruenta del tutto asservita alla pura estetica. L’impressione è che il film viaggi interamente su binari ibridi, senza affondare il colpo né dal punto di vista dell’approfondimento calibrato sul libero arbitrio e la giustizia derubricata a scelta personale, puramente anarchica e impunita, né tantomeno dal lato della semplice esperienza cinematografica libera da vincoli ideologici. In questo contesto non aiuta nemmeno l’interpretazione di un ingessato Bruce Willis, meno convincente rispetto ad altre performance nel genere, penalizzato da uno script altalenante che non gli permette di poter rappresentare al meglio un personaggio che avrebbe soltanto giovato della propria sete di vendetta.
Invece il Paul Kersey che Eli Roth ci mostra in questa sua evoluzione/involuzione repentina, goffa e bizzarra non convince appieno, rimane sullo sfondo e non abbraccia quell’incisività che caratterizzava il personaggio di Charles Bronson in mezzo al disagio e alle paure dei sobborghi cittadini. La giustizia personale appare come un toccasana e la vendetta di Paul Kersey strettamente legata al proprio dolore rispetto alla visione più sociale di cui si faceva carico il personaggio di Bronson.

Stile Roth

Eli Roth maneggia un film senz’anima e al suo interno inserisce alcune sequenze che probabilmente lo rassicurano di non aver abbandonato del tutto il proprio cinema. Ecco perché guardando il suo remake senza conoscere il burattinaio che tira le fila, non è così complicato scoprire e comprendere che possa esserci proprio il regista di Green Inferno a tenere le redini della pellicola.
Il problema è che il lato eccessivo del cinema di Roth in questo caso si limita a pochi e fugaci attimi sanguinolenti, inseriti quasi come rattoppo per far tirare un sospiro di sollievo allo stesso regista. Era lecito aspettarsi di più? Probabilmente si, se il riferimento doveva essere il cinema al quale ci aveva abituato Eli Roth, che nel bene e nel male mostrava quasi sempre un’identità propria, un criterio discutibile ma ben definito che nel remake de Il giustiziere della notte sembra mancare completamente.

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