Buon anniversario, la recensione del film originale Netflix

Mollie e Sam sono giunti al terzo anniversario di fidanzamento, ma le cose tra i due non sembrano andare per il meglio tanto che la ragazza, poco dopo essersi svegliata, se ne esce con un inopportuno “non sono felice“, frase che getta ulteriormente in crisi la coppia. In Buon anniversario Mollie decide così di tornare dai genitori per prendersi una pausa mentre Sam sceglie di concentrarsi sul lavoro e sulla promozione di alcuni capi di design con i quali sta lavorando insieme al suo socio. Entrambi però cedono ai ricordi del passato e, durante lo scorrere della giornata, la nostalgia comincia a far riaffiorare i sentimenti che provano l’uno per l’altra.

All you need is love

Guarda al mondo delle commedie romantiche post 500 giorni insieme (2009) l’esordio dietro alla macchina da presa dello sceneggiatore Jared Stern (autore tra gli altri degli script di Ralph Spaccatutto (2012) e Lego Batman – Il film (2017)), e non è casuale la scelta di casting della protagonista femminile Noël Wells, parzialmente ricordante per mimica e fisiognomica il personaggio interpretato nel suddetto cult da Zooey Deschanel. Buon anniversario è una produzione leggera a cominciare fin dall’esigua durata, 80 minuti scarsi, che tenta di indagare nell’infinito universo delle relazioni contemporanee attraverso la love-story tra due fidanzati che, dopo tre anni di quiete, si trovano alle prese con i primi screzi e dubbi sul loro rapporto. L’auspicata maternità di lei, le incertezze lavorative di lui e altre situazioni corollarie mettono così in crisi un idillio che sembrava inattaccabile e che viene mostrato più volte nel corso dei numerosi flashback componenti la narrazione. La storia, basata su un montaggio per l’appunto non lineare, si rivela così quali un susseguirsi di gag ambientate tra passato e presente e a venir penalizzata è la coesione di fondo a favore di un ritmo fresco e veloce puntante a strappare sorrisi e risate: obiettivo riuscito solo a tratti grazie alla simpatia delle figure principali e secondarie, impegnate in situazioni “ritornanti” e pronuncianti battute spesso riuscite ma altrove poco credibili. Per una visione che si risolve nella sua brevità quale innocuo scacciapensieri per un pubblico di eterni sognatori/trici.

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