Chi è Alicia Vikander, la protagonista di Tomb Raider

Una carriera fulminante, nata tra le ceneri di mille difficoltà, infortuni e porte chiuse. In poco meno di dieci anni Alicia Vikander, partita in sordina dalla fredda Svezia, è riuscita a elevarsi all’Olimpo dei grandi attori. Lo ha fatto grazie a una forza di volontà fuori dal comune, a una grande umiltà e a un talento incredibile. A soli 29 anni ha già in bacheca una miriade di premi, compreso il più importante di tutti, l’Oscar, ottenuto nel 2016 per The Danish Girl. Ha interpretato i ruoli più svariati e oggi è sbarcata al cinema con uno dei più difficili e fisicamente impegnativi della sua carriera. È lei la nuova Lara Croft, ruolo che fu di Angelina Jolie e che proverà a ridare lustro cinematografico a una saga di videogame fra le più amate di sempre, Tomb Raider.

Una ballerina promessa

Figlia di genitori separati, la Vikander è nata nel 1988 e cresciuta in Svezia insieme a sua madre, attrice teatrale che, sin da piccola, l’ha abituata alle bellezze dell’arte recitativa: “Avevo 3, 4 anni quando ho visto Lo Schiaccianoci a teatro – ha raccontato in un’intervista a Io Donna – Mia madre mi ci aveva portato pensando che mi sarei annoiata a morte e io invece ne fui rapita e feci subito richiesta di un tutù. A 9 anni entrai nel corpo di ballo della Svezia e lì sono rimasta fino ai 19, quando ho fatto il mio primo film“. La Royal Swedish Ballet School è stata la casa della ragazza per tantissimi anni, tra spettacoli sempre più importanti e una crescita esponenziale che si è andata però a scontrare con un brutto infortunio che, di fatto, le ha impedito di proseguire la sua carriera, gettandola in una depressione e in un crollo nervoso che l’hanno fatta addirittura entrare in terapia. La recitazione è diventata così un’ancora di salvezza inattesa, nonostante le difficoltà iniziali nell’emergere, anche nelle scuole a livello locale.

La salvezza della recitazione

Decisa a diventare un’attrice e a non abbandonare il mondo dell’arte nel quale era nata e cresciuta, iniziò a partecipare ad alcune produzioni svedesi, ricevendo un’importante consacrazione grazie al ruolo da protagonista in Pure, film che le portò due premi, uno come miglior attrice al Festival del Cinema di Stoccolma e uno come miglior stella emergente al Festival del Cinema di Berlino. I successi la portarono a emigrare a Londra dove iniziò a barcamenarsi in numerosi casting mentre lavorava come commessa in un negozio di fiori. Le cose non andarono per il verso giusto e la Vikander fece ritorno a Stoccolma per iscriversi a legge all’Università e mettersi alle spalle una vita che le aveva dato più problemi che soddisfazioni.
Non frequentò però mai nessuna lezione, attratta da quel mondo del quale non poteva fare a meno. Fu lì che, grazie a uno strano scherzo del destino, arrivò il ruolo della consacrazione. Tornò infatti a Londra per partecipare ad “Anna Karenina” di Joe Wright. Era il 2012 e la sua Kitty le diede un’ampia visibilità internazionale nonché la possibilità non solo di recitare, ma anche di partecipare a numerose scene di danza, mostrando tutta la sua abilità da ballerina e facendo anche pace con la danza, quel mondo che, dopo averla fatta soffrire, le aveva dato l’opportunità di consacrarsi come attrice.

Un’ascesa stellare

In tre anni la stella della Vikander si è imposta a livello internazionale grazie a ruoli incisivi e impegnati. Nel 2013 ha ricevuto numerosi premi ed è stata acclamata dalla critica per il suo ruolo da protagonista in “Royal Affair“, film per cui l’attrice ha dovuto imparare da zero il danese. Affiancata da grandi attori e lodata da tutti gli addetti ai lavori, ha partecipato ad alcuni dei film più apprezzati dalla critica degli ultimi anni. Da “Son of a Gun” passando “Testament of Youth” sino ad arrivare a “Il Settimo Figlio“. Il suo volto è diventato con il tempo sempre più famoso e apprezzato, spingendola a partecipare a sempre più produzioni, in maniera quasi folle e incessante: nel 2015 ha lavorato a ben sei film, diventando testimonial della Louis Vuitton e avvicinandosi ai due ruoli a oggi più importanti della sua carriera: quello da robot in “Ex Machina” di Alex Garland e quello di Gerda Wegener in “The Danish Girl” di Tom Hooper. Nonostante la magistrale interpretazione del suo compagno di set Eddie Redmayne, la Vikander riuscì a mostrare al mondo la sua incredibile abilità. I premi furono la diretta conseguenza della sua magistrale onda d’urto: nomination ai BAFTA, ai Golden Globe e Oscar come Miglior Attrice non Protagonista.

La nuova sfida

In tre anni ha dato il suo volto a ben 11 film, dimostrando ognuna delle sue mille sfaccettature e raggiungendo l’apice a soli 29 anni, fatto più unico che raro per un’attrice straniera in terra straniera. Incredibile come, così giovane, abbia già ben poco da dimostrare a pubblico e critica, che ne ha visto le abilità in mille e più ruoli diversi. Quello di Lara Croft, che la vedrà protagonista tra poco tempo, è stata una delle sfide più grandi della sua carriera: dopo aver dimostrato di essere una grande ballerina e una donna dalle doti recitative fuori dal comune, la Vikander ha deciso di spremere al massimo delle sue potenzialità il suo fisico, sottoponendosi ad allenamenti intensivi che l’hanno trasformata in un’esploratrice provetta, dal fisico statuario e incredibilmente plasmato.
Grazie all’allenamento intensivo per interpretare Lara, l’attrice ha deciso di tornare alle fatiche cui si era sottoposta per diventare una ballerina, allenandosi come allora dalle 4 alle 7 ore al giorno. Fatica e sudore che sono ben visibili anche nella sua incarnazione della mitica archeologa, ben diversa dalle forme e curve che furono del ruolo di Angelina Jolie.

Il futuro

In questi anni la Vikander non si è fermata nemmeno per un attimo, spingendo con forza sull’acceleratore e invertendo quel destino crudele che l’ha allontanata dalla danza: ha sfruttato la sua forza di volontà per dimostrare in un altro modo il suo talento, riuscendoci in pieno. Grazie alla recitazione ha trovato i premi, la consacrazione e l’amore, quello che l’ha portata a sposarsi con Michael Fassbender nel 2017 dopo averlo conosciuto sul set nel 2014. Ora pare che per un po’ abbia deciso di fermarsi e valutare con più calma le prossime proposte. Dopo quello che ha fatto può assolutamente permetterselo: “Ho lavorato con registi straordinari. Non avrei mai immaginato di girare in inglese, o che mi sarei ritrovata con papà e mamma alla notte degli Oscar, una situazione così surreale che non mi ricordo quasi niente. Ma la mia vita è la stessa di prima. Frequento gli amici che avevo a 18 anni, vedo ancora la mia compagna di stanza a Londra. Le persone a cui sono legata sono tutte al di fuori di questo settore. Grazie a loro ricarico le batterie, stacco, respiro. Sono loro a rendermi migliore“.

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