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il colore nascosto delle cose
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Il colore nascosto delle cose è un film di genere drammatico, sentimentale del 2017, diretto da Silvio Soldini, con Valeria Golino e Adriano Giannini. Uscita al cinema il 08 settembre 2017. Durata 115 minuti. Distribuito da Videa.

DATA USCITA: 08 settembre 2017
GENERE: Drammatico, Sentimentale
ANNO: 2017
REGIA: Silvio Soldini
ATTORI: Valeria Golino, Adriano Giannini, Arianna Scommegna, Laura Adriani, Anna Ferzetti, Beniamino Marcone, Mattia Sbragia, Roberto De Francesco, Giuseppe Cederna, Valentina Carnelutti
PAESE: Italia
DURATA: 115 Min
DISTRIBUZIONE: Videa
REGIA: Silvio Soldini
SCENEGGIATURA: Doriana Leondeff, Davide Lantieri, Silvio Soldini
PRODUZIONE: Lumiere & Co., Rai Cinema, Ventura Film, RSI Radiotelevisione svizzera / SRG SSR

TRAMA IL COLORE NASCOSTO DELLE COSE:

Emma (Valeria Golino) ha perso la vista a sedici anni, ma non si è lasciata inghiottire dall’oscurità. Il colore nascosto delle cose apre uno spiraglio nel suo mondo ovattato, cangiante, ritratto con profondità e immaginazione da una mente spigliata e irriducibile. Segue i suoi passi corti e incerti lungo le strade accidentate della città, guidata dal bastone bianco che non l’abbandona mai, come la consapevolezza che ogni giorno è una battaglia con qualche inaspettata sorpresa nel mezzo. L’incontro con lo sfuggente Teo (Adriano Giannini) è una delle sorprese che la vita le riserva nel finale, come risarcimento di un divorzio recente più che di un handicap assimilato. Teo è sicuro, avvenente, egoista, concentrato soltanto sulla carriera di “creativo” per un’agenzia pubblicitaria dalla quale non stacca mai, grazie a tablet e cellulari che lo tengono in perenne e compulsiva connessione con il mondo. Lui, che salta da un letto all’altro scivolando fuori alle prime luci dell’alba, avvicina l’osteopata per gioco e per scommessa, incuriosito da quella donna originale che coglie le sfumature delle cose senza riuscire a tracciarne i contorni. Una ventata di leggerezza li sorprende, ma quel galleggiare in allegria bruscamente finisce. Ognuno torna alla propria vita, anche se niente sarà più come prima.

Recensione
“E canterò le mie canzoni per la strada e affronterò la vita a muso duro, un guerriero senza patria e senza spada con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro”. Ecco il ritornello della canzone di Pierangelo Bertoli “A muso duro” che potrebbe intonare, magari mentre si prepara per raggiungere il suo studio di fisioterapista, Emma, bella quarantenne dalla voce roca e dagli occhi azzurri come il cielo. Emma una guerriera lo è dall’età di sedici anni, e cioè da quando ha perso la vista e per guardare ha dovuto ricorrere all’immaginazione. Emma ama il rosso, è forte, autoironica, risolta e autonoma. Sul sentiero dei sentimenti si lascia guidare dall’istinto, mentre fuori di casa si affida a un bastone da ripiegare e mettere in borsetta come fosse un ventaglio, una shopper, una mappa per esplorare luoghi sconosciuti.

Emma è la protagonista femminile de Il colore nascosto delle cose di Silvio Soldini, che i non vedenti li aveva già raccontati nel documentario Per altri occhi e che ha voluto fare “il film su ciechi che non c’era”, un film di personaggi pacificati con la vita invece che consumati dalla rabbia, un film di individui normali e non pseudo supereroi dall’olfatto e/o udito sorprendenti, un film sulla capacità di ascoltare e sul coraggio di “fare il passo più lungo della gamba”. Un film in cui si ride, anche, ma diverso, dalle precedenti opere del regista – da Il comandante e la cicogna, per esempio, o da Pane e tulipani – perché più radicato nella realtà, e più incollato alle anime non così in pena che racconta e soprattutto ai corpi: filmati da vicino, per intero o nei dettagli, alla luce oppure al buio, come in una scena iniziale in cui si sentono soltanto parole, le parole di Emma e di Teo.

E Teo, di questo film che invita a rallentare i ritmi, è l’altra faccia: è l’attenzione alle apparenze e alle immagini patinate di uno spot pubblicitario, è l’evanescenza, la superficialità sentimentale e, almeno sulle prime, l’assenza. Ed è la fuga. Già, la fuga… Eccolo l’uomo in fuga di turno, “maschera” del contemporaneo cinema italiano quasi come lo erano Pantalone e Arlecchino ai tempi della Commedia dell’Arte. Quanti ce ne sono di maschi in fuga nei film di oggi, intenti a volare di fiore in fiore e a mentire spudoratamente. Il personaggio di Adriano Giannini supera però i cliché della categoria, perché il suo uomo dei tablet sempre accesi e dei telefonini che squillano ininterrottamente un salto nel buio lo fa, abbracciando la leggerezza e aprendosi al bisogno di accudire. Certo Teo procede lentamente, e se fossimo dentro Uno, due, tre, stella i suoi sarebbero passi da lumaca alternati a passi da gambero, perché Il colore nascosto delle cose, con il suo desiderio di pedinamento e il suo voler essere la fotografia di una quotidianità, si prende i suoi tempi. E e questi tempi a volte si dilatano troppo, lasciando come sospesi i personaggi.

Eppure Emma e Teo qualche impasse possono permettersela, perché a movimentarli giocando con le sfumature della loro personalità sono Giannini e Valeria Golino, sempre a fuoco, sempre generosi. Argilla che si lascia plasmare dalle mani del regista, entrambi danno qualcosa di sé al ruolo che interpretano. La sfida più difficile, non c’è dubbio, l’ha vinta la Golino, semplice, bellissima e credibile anche in virtù di un utile corso di “orientamento e mobilità”. E autentica, e accogliente proprio come i tanti interni nei quali Il colore nascosto delle cose è ambientato: interni spesso caldi e pieni di oggetti, che contribuiscono a stabilire un clima di intimità e di familiarità, un’atmosfera che fa sì che Emma alla fine ci appaia come un’amica o una sorella, una sorella saggia che ci invita a non dare nulla, ma proprio nulla, per scontato.

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