come ti congelo la pensione

Se dovessimo scegliere un aggettivo per descrivere il mondo del lavoro dell’ultimo decennio, probabilmente sceglieremmo la parola “precario”. Il sogno del posto fisso, di una pensione dignitosa a un’età decente, di uno Stipendio con la S maiuscola si è sicuramente deteriorato, ad andare per la maggiore è il lavoro a tempo, a progetto, a scadenza in definitiva. Claudia, una giovane imprenditrice che ha messo in piedi una piccola azienda di restauro, vive la precarietà sulla sua pelle costantemente, non tanto per la mancanza del lavoro ma per l’estremo ritardo con cui arrivano i suoi legittimi pagamenti. Attese snervanti che rischiano di mettere in pericolo la sua società, che riesce a stare a galla soltanto grazie a un trucco neanche troppo originale: la pensione di una facoltosa nonna italo-tedesca.
La giovane percepisce e gestisce l’intera pensione dell’anziana, che un giorno però – vuoi per l’età, per la dieta malsana, per un triste destino – viene all’improvviso a mancare. Questo evento intimo e tragico, motore di Metti La Nonna In Freezer, costringe Claudia a un’azione tanto discutibile quanto necessaria: occultare il cadavere al fisco e al mondo per continuare a percepire la pensione della donna, senza la quale non avrebbe più un lavoro.

Politicamente scorretto

Fabio Bonifacci, sceneggiatore del film, è partito da un evento di cronaca vera per costruire su carta una black comedy come se ne vedono poche nel nostro Paese, sempre troppo attento al politically correct estremo. La morte di un’anziana donna diventa così fonte di risate e riflessione, nonché elemento scatenante di una serie di equivoci e di disastri in grado di intrattenere con gusto per l’intera durata del progetto, o quasi. Il soggetto di Metti Una Nonna In Freezer ha vagato per gli uffici della Indigo Film per diversi anni, lasciato da parte per paura che un’idea simile fosse più adatta a un corto che a un lungometraggio vero e proprio. Una paura del tutto reale, poiché proprio nella sua seconda parte Metti Una Nonna In Freezer perde ogni lume della ragione e diventa surreale all’estremo, pronto a mescolare diverse soluzioni tutte insieme completamente staccate dalla realtà. Se si è disposti a sorvolare su un epilogo claudicante, il primo film da registi di Giancarlo Fontana e Giuseppe G. Stasi ha comunque una sua identità, un suo carattere ben preciso. A dirla tutta il talento dei due autori, che fino a oggi hanno mosso i loro passi in televisione contribuendo a creare programmi di successo, è la vera sorpresa dell’operazione.
Bastano i primi minuti di visione per trovarsi dinanzi a un cinema italiano forse mai visto prima, girato con occhio e respiro internazionale. I movimenti di macchina, la scelta delle musiche, spesso presi in prestito dal cinema americano classico, sono una boccata d’aria fresca rispetto al panorama nostrano attuale. Segno ultimo e definitivo che il nostro cinema ha bisogno di nuovi autori dinamici, cresciuti guardando al di là del loro stesso naso – parlatene ad esempio con Netflix, le cui migliori serie TV degli ultimi anni sono state realizzate da registi attorno ai 30 anni.

Alchimia

La regia non è il solo valore aggiunto del film, anche un cast ottimamente amalgamato ci mette del suo per rendere più divertente e gustoso il tutto. Fabio De Luigi e Miriam Leone funzionano bene insieme proprio grazie alle loro diversità, entrambi si dimostrano pronti a cambiare sfumature e modi di fare rispetto alle diverse situazioni, come se in realtà stessero interpretando più personaggi nello stesso momento. La loro ottima alchimia viene valorizzata sia dalla regia, che detta costantemente il ritmo, che da una sceneggiatura genuinamente folle e bizzarra che cambia setting e registro in continuazione – in un divertente “tira e molla” generale.
Meritano attenzione anche gli interpreti secondari, con il duo Ocone-Rocco che gioca al Diavolo e all’acqua santa, con un Eros Pagni ambiguo e spigoloso degno del cinema più schizzato dei fratelli Coen, una Barbara Bouchet che (finalmente, come direbbe lei stessa) riesce a discostarsi dai suoi personaggi sexy e a interpretare con ironia una nonna ingorda. Oltre all’humor nero e al classico incastro degli equivoci c’è però dell’altro, un sotto testo critico da non sottovalutare affatto.

Oltre la superficie

Metti La Nonna In Freezer ci avverte che l’illegalità è contagiosa e che nessuno – neppure il più incorruttibile fra gli uomini – è al riparo dal “peccato”. Bastano elementi primari come l’amore o l’istinto di sopravvivenza a far crollare ogni nostra certezza. Nessuno dei personaggi principali del film è un truffatore o un criminale di professione, gli eventi però spingono donne e uomini comuni a infrangere la legge per qualcosa di più alto – sia questo un senso di giustizia “fai da te” o il desiderio di un futuro migliore. Furbescamente sceneggiatore e registi non si schierano mai apertamente, lasciano al pubblico l’onere di scegliere quale strada perseguire, come del resto accade ai personaggi del film che sono sempre padroni del loro libero arbitrio. Inoltre, grazie al personaggio di Maurizio Lombardi, un impacciato comandante della Guardia di Finanza, si ha l’occasione di sparare a zero anche su un altro problema tutto italiano: il clientelismo. Esistono purtroppo persone che sfruttano le loro conoscenze per compiere lavori che non sono capaci di fare, o che cavalcano l’onda dei successi degli altri, e questo tema è trattato nel film con estrema ironia.

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