come ti trasformo Jennifer Lawrence in spia russa

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Ognuno di noi ha delle ambizioni, degli obbiettivi da raggiungere nella propria vita. Dei sogni da realizzare a ogni costo, lavorando sodo e facendo dei sacrifici, mettendo magari da parte l’amore, gli amici, la famiglia. Spesso però, nonostante gli sforzi, il destino ha progetti diversi per noi, prevede strade che non avremmo mai imboccato se non costretti dagli eventi e dal caos. È quello che sta per imparare la ballerina Dominika Egorova sulla sua stessa pelle: da astro nascente del teatro Bolshoi, che oltre a pagarle uno stipendio si occupa anche del suo affitto e della madre malata, si ritrova assoldata dai servizi segreti russi nel bel mezzo di un intrigo internazionale.
Dall’altra parte della barricata ci sono, neanche a dirlo, gli acerrimi nemici americani, in un vortice di codici criptati, informatori, infiltrati, affari internazionali e soprattutto di orgoglio. Perché mai però una ragazza all’apparenza fragile come una ballerina del Bolshoi può essere considerata una pedina fondamentale nel sotterraneo mondo dello spionaggio russo? Semplice, gli Sparrow sono agenti dotati di un’arma aggiuntiva che nessun altro militare può vantare: la seduzione.

Spia per caso, femme fatale per vocazione

Attraverso la potente arma della seduzione, una donna può penetrare facilmente pareti altrimenti insormontabili, può costringere un uomo di potere a diffondere qualsivoglia informazione – anche la più segreta e importante. Tutto questo rende Dominika Egorova un agente fondamentale al fine di una determinata missione, anche se parliamo di un Red Sparrow alquanto sui generis. Ribelle, fuori da ogni schema, a suo modo rivoluzionaria, Dominika infrange qualsiasi regola del suo corso di addestramento, portando avanti le sue task in maniera poco ortodossa, scavalcando di fatto i diretti superiori fra cui figura anche un suo caro zio. Laddove “caro” è certamente un eufemismo, poiché sarà proprio lui a spingere la ragazza nei servizi segreti russi, cambiando radicalmente la sua vita in peggio. Dal momento dell’arruolamento, Dominika inizia a vivere di ombre, di dolore, di solitudine, diventa un fantasma di se stessa, di ciò che era prima, ovvero una promettente ballerina classica. Ispirato all’omonimo romanzo di spionaggio di Jason Matthews, che celebra ovviamente le tensioni residue di una guerra fredda mai terminata fra Russia e USA, Red Sparrow è un film dalle sfumature dark, opprimenti, crudo, che non nasconde mai la violenza o la nudità – o meglio, sa come mostrare il giusto indispensabile senza eccessi volgari. A vestire i complicati panni della protagonista una Jennifer Lawrence che non ha propriamente i tratti russi che ci aspetteremmo, ma che sa come diventare un agente provocatore, una femme fatale 2.0 che tutto può con il suo sguardo e il suo corpo.

Russian Games

La vera forza dell’attrice americana in questo progetto è infatti il suo fisico, la sua presenza scenica, affascinante e conturbante esattamente come la narrazione richiedeva. Risulta anche piena di coraggio, visti i numerosi nudi parziali e le punizioni fisiche inflitte al suo corpo, riempire lo schermo in maniera sterile però non basta, il premio Oscar cade ogni qualvolta è richiesta la parola e la voce. La Lawrence mantiene un singolo tono per tutta la durata del film, accade quasi lo stesso con le espressioni del volto, sintomo di un lavoro sul personaggio forse troppo abbozzato. Non aiuta a rendere il tutto più credibile neppure la lingua scelta per girare l’intero progetto: Francis Lawrence, reduce dalla trilogia degli Hunger Games, ha scelto l’inglese per tutti i suoi dialoghi, nonostante gran parte dei suoi protagonisti siano russi e operino nell’est Europa. Una scelta dettata sicuramente dal mercato, poiché Red Sparrow è un film americano sin nel midollo, in grado però di confondere anche lo spettatore medio, alle prese con spie russe e agenti made in USA che parlano il medesimo odioma. Potrebbe sembrare un dettaglio da poco, eppure è importante per capire le ambizioni di Red Sparrow: non parliamo di un film d’autore ma di puro intrattenimento di genere, con i suoi momenti di tensione e i suoi immancabili colpi di scena – a discapito talvolta dell’originalità assoluta.

Una bionda e una mora a confronto

Red Sparrow infatti è profondamente radicato nel genere di riferimento, non porta quasi nulla di nuovo all’interno del filone, al contrario omaggia e cita continuamente le pietre miliari. Sarebbe ingiusto però definirlo semplicemente derivativo, nonostante qualche difetto di forma possiede comunque del carattere, una sua anima ben precisa, elementi che rendono la visione avvincente e piacevole. Rispetto ad Atomica Bionda, ambizioso progetto di spionaggio firmato David Leitch con Charlize Theron uscito nel 2017, la narrazione è più ragionata, più lineare e infinitamente meno dinamica. Se Lorraine Broughton era una donna istintiva, violenta, che utilizzava il proprio corpo in maniera attiva trascinando i suoi nemici in furiose scazzottate all’ultimo sangue, Dominika Egorova è del tutto passiva. Sfrutta il suo innato fascino, le sue curve per ipnotizzare i suoi bersagli, lasciando l’attacco fisico come ultima e disperata risorsa. Proprio per questo Red Sparrow appare come un film più cervellotico, più tradizionale, con atmosfere tendenti al grigio e al verde militare – dimenticate dunque i neon pop di Atomica Bionda. Francis Lawrence evita con cura ogni licenza poetica per realizzare un lavoro essenziale, di stampo classico, funzionale e dal linguaggio immediato, per catturare un pubblico estremamente vasto.

Made in USA

Anche se finora abbiamo parlato soltanto di Jennifer Lawrence, il progetto non si regge soltanto sulle sue solide spalle, anche se è lei a figurare nel maggior numero di scene. Con lei c’è anche un sanguigno Joel Edgerton, un agente americano disposto a tutto pur di non cedere terreno al nemico; nemico russo che ha il volto di Matthias Schoenaerts, lo zio di Dominika dalla doppia faccia, benefattore all’occorrenza e spietato servo dello Stato nel resto del tempo. Dei suoi comportamenti risponde direttamente a Jeremy Irons, un alto ufficiale russo spietato che non sente ragioni di sorta; possiede un carattere ancor più di ferro Charlotte Rampling, colei che addestra gli Sparrow a donare corpo e anima allo Stato. Come si può ben capire dal casting, di volti prettamente russi non ce ne sono, dall’America si vola verso la Francia passando per il Belgio con Schoenaerts, dettagli perdonabili solo vista la natura prettamente “ludica” del progetto.





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