così Al Qaida ha abbattuto le Torri Gemelle

L’11 settembre del 2001 gli Stati Uniti d’America sono cambiati profondamente, con loro anche il resto del mondo industrializzato e il Medio Oriente tutto. Due aerei, dirottati da terroristi esperti, sono riusciti a colpire prima e ad abbattere poi le Torri Gemelle di New York, centro economico e simbolico della Grande Mela. L’attacco ha ucciso tremila persone e ne ha ferite seimila, rimanendo impresso nella storia come uno dei più gravi attentati dell’era contemporanea. Nei mesi e negli anni successivi all’evento abbiamo assistito a diverse indagini e a una guerra in Afghanistan ancora in corso, nonostante la cattura/uccisione dei maggiori esponenti del gruppo Al Qaida – Bin Laden compreso, il mandante formale dell’attacco alle Torri. Tutto questo però rappresenta soltanto una parte della storia: come siamo arrivati all’attentato dell’11 settembre?
Ve lo racconta Lawrence Wright nel libro The Looming Tower: Al-Qaeda and the Road to 9/11, ora diventato una serie TV di 10 episodi prodotta da Legendary TV e in streaming dal 28 febbraio su Hulu negli States e su Amazon Prime Video in Europa.

Passeggiare con il terrore di fianco

Il colosso dell’e-commerce ha acquistato la serie, intitolata The Looming Tower, per offrirla in esclusiva ai propri abbonati Prime Video, focalizzando l’attenzione sulla violenta crescita di Al Qaida a fine anni ‘90 e sulle lotte interne fra Fbi e Cia. Le due agenzie governative sono entrate in contrasto tra loro proprio a proposito della delicata questione mediorientale, spianando così la strada – senza accorgersene – al gruppo terroristico. La serie esplora per l’appunto il carattere “politico” della bagarre fra Fbi e Cia, portando gli spettatori all’interno degli uffici e delle stanze del potere, ma non solo. Grazie a una sceneggiatura dinamica, lo spettatore si trova spesso fianco a fianco con spie e terroristi, in prima linea durante l’organizzazione o l’attuazione dei numerosi attentati che hanno preceduto l’11 settembre.
Attentati realmente accaduti fuori dagli Stati Uniti, nei territori in cui Al Qaida guadagnava sempre maggiore potere, mentre i servizi segreti e federali americani facevano a gara su chi dovesse intervenire – di fatto non intervenendo ma perdendo tempo prezioso. Probabilmente con una migliore condivisione delle informazioni, con un dialogo più serrato e meno ostile, le due organizzazioni avrebbero potuto cambiare in meglio il mondo successivo al 1999.

La storia che si ripete

Come invece sappiamo, le cose sono andate in modo diverso, con il terzo incomodo (Al Qaida) che ha avuto la meglio prima dell’intervento americano in Afganistan. Il tema della comunicazione fra organi di Stato, interni come esterni, è purtroppo sempre attuale e non riguarda soltanto gli Stati Uniti. Anche l’Europa ha avuto, in seguito agli attacchi di Parigi del 2015, un assaggio di come la cattiva comunicazione fra servizi segreti belgi e francesi abbia poi lasciato campo libero al terrore, capace di operare quasi indisturbato fra un confine e l’altro. Anche l’attacco al mercatino di Natale a Berlino nel 2016 sarebbe stato frutto di una scarsa comunicazione/comprensione fra Italia e Germania, con l’attentatore libero di muoversi fra i due Paesi nei mesi precedenti l’atto finale. Tutti episodi che hanno in parte cambiato il modo di operare dei diversi Stati, oggi più aperti alla collaborazione.
Un’organizzazione come Al Qaida però non cresce e prolifica soltanto per demeriti altrui: la serie TV, così come il libro, tenta di spiegare per filo e per segno tutte le motivazioni che hanno portato all’attacco delle Twin Towers, con un linguaggio adatto a tutti, appassionante e dinamico, con salti spaziali continui fra gli USA, l’Africa e il Medio Oriente.

Un finale già scritto

Abbiamo visionato in anteprima soltanto i primi due episodi, ma bastano pochi minuti per capire l’ottima natura tecnica del prodotto. La serie del resto vede implicati in prima persona non soltanto Lawrence Wright, autore del libro, ma anche Dan Futterman, attore e scrittore, Craig Zisk e il documentarista Alex Gibney.

È proprio l’autore di Going Clear: Scientology and the Prison of Belief e Zero Days a dirigere il primissimo episodio di The Looming Tower, che promette di intrattenere con gusto non soltanto gli appassionati di politica ma anche quella parte di pubblico più curiosa e sensibile rispetto al terrorismo internazionale e agli intrighi di potere. Inoltre sono molte le facce conosciute all’interno del serial, a partire da Jeff Daniels per finire all’ottimo Tahar Rahim, pupillo di Asghar Farhadi.
Fra di loro anche Peter Sarsgaard e Michael Stuhlbarg, reduce dall’incredibile successo di Chiamami col tuo nome e La Forma dell’Acqua. Anche se non abbiamo visto la serie per intero, purtroppo conosciamo fin troppo bene il suo punto di arrivo, ma in questo caso è importante concentrarsi sul percorso per capire come un’organizzazione terroristica come Al Qaida sia riuscita a colpire il cuore pulsante dell’America industrializzata quasi indisturbata, un percorso fondamentale che può evitare altri gravi errori nel nostro prossimo futuro.

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