Deadpool, l’antieroe violento e sboccato di cui abbiamo bisogno

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Il mondo dei supereroi è quantomai vasto e variegato, la sola Marvel conta all’incirca 8000 personaggi tutti diversi, magari capaci di influenzarsi fra di loro a livello di caratteristiche e poteri, ma comunque unici. Fra questi però ne spicca sicuramente uno in particolare, il cui carattere insolito lo rende brutale e irresistibile: Deadpool. Il suo ciclo di vita è relativamente breve se paragonato ad altri capisaldi del genere, appare infatti per la prima volta su un fumetto americano solo nel febbraio del 1991, risultando sin da subito come un fondamentale spartiacque. Mercenario pronto a tutto, antieroe per eccellenza, sboccato e sempre attuale, in grado di assorbire simboli e atteggiamenti della cultura pop, Deadpool ha colpito e conquistato il suo pubblico (per gran parte adulto) grazie ad alcuni tratti fondamentali del suo essere, che stanno per tornare al cinema il 15 maggio prossimo in Deadpool 2 – film che vede ancora Ryan Reynolds come protagonista assoluto e David Leitch come regista.

Cultura Pop e immortalità

Partiamo proprio dalla cultura popolare, fonte da cui Deadpool attinge costantemente. Parliamo di un personaggio che ama prendere in giro personalità di spicco dello spettacolo e della politica, citare altri fumetti e opere cinematografiche, sempre con un linguaggio fuori dagli schemi e ricco di battute al coltello. Non a caso è soprannominato “Il mercenario chiacchierone”, poiché ogni pagina, ogni scena filmica, ogni missione videoludica (visto che è riuscito a dissacrare anche il mondo dei videogiochi) è farcita di freddure al vetriolo, che siano contro Betty White, David Beckham o l’amato/odiato Batman poco importa. Inoltre, come un universitario qualsiasi, ama le conigliette di Playboy, la TV spazzatura, si rimpinza continuamente di pizze a domicilio, si scola fiumi di alcolici e cede senza troppi problemi a droghe e allucinogeni.
Tutti elementi che potrebbero distruggere anche il corpo più aitante, ma non quello di Deadpool/Wade Wilson, che come sappiamo può vantare il fattore rigenerante proprio del collega Wolverine. Gli bastano due spade e due pistole per risultare praticamente imbattibile, immortale, grazie alla capacità di riprendersi da qualsiasi ferita o infezione.

Quarta parete

Oltre a ciò che abbiamo detto nel paragrafo precedente, Deadpool è famoso e apprezzato soprattutto per un’altra caratteristica particolare: la sua innata capacità di rompere la quarta parete. Il muro immaginario che separa il palcoscenico dal pubblico, che il mercenario chiacchierone spezza e invade in maniera costante e sistematica. Consapevole di come la sua vita sia un continuo One Man Show, Deadpool sarebbe nulla senza il suo pubblico, senza i fan che lo osservano al di sopra di una pagina stampata o al di là di uno schermo. Per lui la regola “non guardare in macchina” non esiste, al contrario ci si specchia con orgoglio, parlando faccia a faccia con i suoi ammiratori. Una caratteristica che ci porta, da lettori e da spettatori, dentro l’azione, all’interno di un mondo sboccato e politicamente scorretto in grado di divertire e intrattenere con estremo gusto. Tutto ciò che ruota attorno a Deadpool infatti non risente del peso classico di alcune tematiche supereroistiche, come invece accade con alcuni illustri colleghi dotati di super poteri, come personaggio ha la capacità di alleggerire qualsiasi situazione, anche la più brutale e violenta. Perché il mondo del mercenario chiacchierone è anche imbottito di gore spinto, maturo, motivo per cui al cinema i suoi prodotti dovrebbero essere sempre Rated R, senza filtri di sorta rispetto al linguaggio e al sangue.

Genio del marketing

Chiudiamo in bellezza, parlando di un tratto assolutamente unico di Deadpool: la sua capacità di vendersi alla grande. Solitamente le campagne marketing ruotano attorno a un determinato personaggio o prodotto, Deadpool è invece esso stesso la campagna marketing dei suoi film.

Non c’è un solo manifesto, un singolo spot che non abbia il mercenario chiacchierone in prima linea, intento a fare qualcosa di ridicolo e a parlare in modo diretto allo spettatore – frullando insieme tutte le particolarità di cui sopra.
Lo ritroviamo dunque seduto su un divano con un cappello stupido, su una sedia a gambe accavallate, in posa sexy per prendere in giro la moda di turno. È riuscito a dissacrare persino il colorato mondo dei musical, danzando sotto una pioggia di proiettili. Tutte caratteristiche che, sommate, rendono Deadpool davvero una mina vagante, un antieroe sopra le righe che colpisce il perbenismo senza filtri, una via di fuga liberatoria da tutto ciò che è politicamente corretto e incredibilmente noioso. Il paladino che non meritiamo, ma di cui abbiamo disperatamente bisogno.

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