Dredd, storia e futuro di un franchise sfortunato

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Era il lontano 2012 quando, ovunque tranne che in Italia, usciva Dredd, reboot dell’omonimo franchise ispirato alle avventure del giudice della distopica Mega-City One, creato da John Wagner e Carlos Ezquerra. Ripercorriamo insieme la storia del giudice e dei suoi adattamenti sul grande schermo, come ad esempio il film del 1995 Dredd – La legge sono io, con Danny Cannon alla regia e un pompato Sylvester Stallone nei panni dell’indistruttibile protagonista. Perché l’implacabile giudice non è mai riuscito, almeno al cinema, a lasciare un segno profondo nel suo pubblico?

Mega-City e pubblicazione

Il setting di Dredd è quello classico della distopia. Il mondo è andato in malora dopo le Atomic Wars e la popolazione mondiale si è rinchiusa in giganteschi agglomerati urbani chiamati Mega-City. Il sistema penale è stato riformato con la creazione di un gruppo d’élite: i giudici. Questi ultimi racchiudono in loro tre poteri: quello di giudice, giuria e boia. I processi sono sommari e a discrezione del corpo di polizia. In questo contesto lavora Dredd, poliziotto futuristico privo di emozioni e completamente assuefatto dal lavoro. Alle storie di Dredd hanno lavorato mostri sacri del fumetto britannico come Grant Morrison e Garth Ennis, le avventure del giudice infatti sono un piccolo cult tra i lettori di fumetti e, in Italia, dopo la gestione Magic Press, i diritti sembrano ormai in mano a Editoriale Cosmo che ha ricominciato a pubblicare proprio con il volume “The Garth Ennis Collection”.

Stallone a Mega-City One

Nel 1995, Sylvester Stallone porta sul grande schermo il giudice Dredd in Dredd – La legge sono io. Sebbene il film abbia un cast di tutto rispetto, tra cui Stallone stesso, Armand Assante, Diane Lane, Rob Schneider e Max Von Sydow, il flop al botteghino è notevole, con appena 113 milioni di dollari di incasso a fronte di un budget di ben 90. Il film è un tipico action degli anni ’90 in cui Stallone spadroneggia e rimane, purtroppo, indeciso se orientarsi più sull’action o sulla commedia. Per quanto riguarda il design della città, invece, sembra quasi che alcune scenografie arrivino dal film di Super Mario, o delle Tartarughe Ninja. Insomma, nonostante le intenzioni degli autori e il budget, il film ha avuto qualcosa che non andava. Sarà lo stesso Stallone ad ammetterlo in un’intervista del 2008: “C’era molto potenziale, basti pensare alla parte delle Terre maledette.
Forse avrebbe dovuto esserci più fumetto al suo interno”, e tornando sull’argomento successivamente: “Per quello che ricordo, l’intero progetto ha avuto problemi fin dall’inizio. […] Dovrebbe essere più serio o più comedy? I pezzi non si sono incastrati alla perfezione”. Insomma, nemmeno i protagonisti sono rimasti soddisfatti, mentre il creatore del fumetto, John Wagner è arrivato a dire: “La storia non ha nulla a che fare con giudice Dredd, e nemmeno Dredd era il vero Dredd, nonostante Stallone fosse perfetto per il ruolo“. Per circa 17 anni, il giudice di Mega-City One sparisce dai radar.

Un flop immeritato

Nel 2012, Pete Travis dirige il reboot del franchise Dredd che, clamorosamente e immeritatamente, floppa ancora al botteghino. A fronte di un budget di circa 30-45 milioni di dollari (fonte Wiki), il film incassa 41 milioni e mezzo worldwide, una cifra incredibilmente bassa. Eppure, come già detto, il film probabilmente non lo meritava. Molto più fedele al fumetto originale, Pete Travis (anche se molti affermano che il film sia stato in realtà girato da Alex Garland) ha portato sullo schermo un Dredd risoluto, freddo, più macchina che uomo. La fotografia brillava, la sceneggiatura era molto semplice ma comunque buona e il cast di contorno era azzeccato fino all’ultima delle comparse. Il villain del film era Lena Headey, mentre a fare da contraltare a Dredd c’era Olivia Thirlby nei panni del cadetto Cassandra Anderson.
Nonostante un budget discreto, il film è considerato ancora oggi un piccolo gioiello, diventato un cult. Gli incassi non eccezionali, però, hanno precluso alcuni mercati alla pellicola, che dunque non ha ottenuto né il doppiaggio né il passaggio nelle sale in alcuni Paesi. Qui in Italia il film non è mai uscito ad esempio. Inoltre, contrariamente al film di Stallone e nonostante il flop al box office, Dredd è stato un discreto successo in home video, mercato grazie al quale è riuscito a portare a casa circa 20 milioni di dollari.

Il futuro appare meno grigio

Quale sarà il futuro di Dredd dopo questo travagliato passato? Esistono alcuni sequel praticamente già pronti: il primo esplorerebbe le origini di Dredd e di Mega-City One, mentre il terzo introdurrebbe le nemesi del giudice, il giudice Morte e i suoi giudici Oscuri. Le discussioni a proposito di questi due film si susseguono dal 2012, ancora oggi però tutto è fermo al nulla di fatto. Nel frattempo Karl Urban si è sempre dimostrato favorevole e fiducioso all’idea di un sequel, è stata addirittura aperta una raccolta firme dalla stessa 2000 AD, casa editrice di Dredd, che nel 2014 ha lanciato Underbelly, sequel ideale dell’ultimo film. Il 27 ottobre 2014 è invece uscita una miniserie animata su YouTube in sei episodi, anche se non in via ufficiale.
Il 2017 invece è stato l’anno della svolta: a maggio è stata annunciata una serie televisiva intitolata Judge Dredd: Mega-City One prodotta da IM Global Television e Rebellion. Nell’agosto dello stesso anno, Urban ha affermato di essere in trattative per riprendere il ruolo di Dredd. Le ultime notizie, del marzo 2018, vedono la serie in fase di sviluppo, mentre lo stesso Urban non ha ancora confermato di aver accettato ma la sua passione per Dreddd, secondo Bleedingcool.com, è allo stesso livello di quella di Ryan Reynolds per Deadpool e tutti sappiamo com’è andata a finire con l’anti-eroe Marvel.

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