Firefight, la recensione dell’horror di Todor Chapkanov

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Mentre stanno compiendo dei lavori, gli operai di una compagna petrolifera si imbattono in un antico reperto indiano e decidono di farlo esplodere con del C4. Dal fitto fumo, con la reliquia rimasta incredibilmente intatta, fuoriesce un gigantesco e ferocissimo lupo che aggredisce e uccide tutti i presenti. Le indagini della polizia brancolano nel buio e nel frattempo la piccola cittadina luogo degli eventi è alle prese con le mire di potere del crudele Stark, CEO dell’azienda, che ha intenzione di calpestare i diritti degli abitanti e dei nativi offrendo loro denaro in cambio delle relative proprietà. In Firefight Maria, avvocato inizialmente alle dipendenze di Stark nonché figlia dello sceriffo, fa ritorno in città finendo per scoprire insieme al fidanzato di un tempo come dietro la comparsa della famelica creatura, continuante a mietere vittime, vi sia un’antica leggenda e l’unico a poterla fermare sia l’ultimo individuo di sangue Atakapa.

Attenti al lupo

Film per la TV realizzato nel 2010 dalla sempre attivissima Syfy, Firefight è ambientato in una piccola cittadina di provincia dove hanno luogo accesi contrasti tra gli alti poteri finanziari e le credenze del nativo popolo indiano, sottofondo spesso utilizzato dalle produzioni di genere per innescare una trama dai connotati fantastici inerente leggende e figure spiritiche del relativo folklore. Il regista bulgaro Todor Chapkanov deve però sottostare alle esigue disponibilità finanziare e il risultato finale si colloca nell’area dei b/z-movie di cassetta dedicati esclusivamente a un pubblico di appassionati che non va troppo per il sottile dinanzi alla pochezza della messa in scena. La narrazione prova anche a variare certe coordinate inserendo la parallela vicenda dei flashback di cui è vittima la protagonista, che a soli sedici anni ha visto morire la madre in un incidente automobilistico: apparentemente scollegata dalla trama principale, si rivela invece fondamentale ai fini degli eventi, ma il colpo di scena che unisce i due percorsi appare eccessivamente forzato. Il resto dei novanta minuti di visione inserisce personaggi secondari di cartapesta all’interno di un contesto horror solo sulla carta, visto che la violenza è lasciata pressoché fuori campo così come la presenza del lupo di origini sovrannaturali, mostrato solo per brevi istanti e realizzato con effetti più che discutibili.

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