God of War e la mitologia norrena al cinema, da Pathfinder a Thor

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Di mitologie ne è davvero pieno il mondo, partendo da quella greca e passando a quella latina, fino ad arrivare alla germanica e scandinava, quest’ultima anche conosciuta come nordica o norrena. Essendo poi la storia posizionata su di una linea temporale orizzontale, chi prima e chi dopo, più o meno tutti questi insiemi di miti, cosmologie o divinità hanno iniziato a contaminarsi, tenendo sempre bene a mente le dovute distinzioni geografiche. Così, ad esempio, il nucleo mitematico latino ha trovato le sue origini nella mitologia greca, mentre quello norreno nella religione indoeuropea e germanica. Ed esattamente come per i primi racconti greci, la mitologia nordica veniva trasmessa oralmente, motivo per cui la maggior parte di essa è andata persa, anche se studiosi e religiosi cristiani sono riusciti a conservarne frammenti relativamente corposi, così da permetterle di essere tramandata.
Forse proprio a causa di questa sua frammentarietà, la mitologia scandinava e il suo sistema delle divinità e cosmologico hanno da sempre suscitato un certo mistico e oscuro fascino negli appassionati, che nel corso degli anni hanno riversato la loro curiosità sui diversi media dove questa è stata prontamente sfruttata a dovere. Adesso, inoltre, è di prossima uscita in esclusiva per Ps4 il nuovo God of War firmato Santa Monica, che a differenza dei capitoli precedenti sarà interamente focalizzato proprio sulla mitologia nordica e non più su quella greca, ormai spolpata davvero fino all’osso. Nella recensione del gioco pubblicata questa mattina, il nostro Francesco Fossetti vi ha parlato dell’incredibile viaggio su Midgard che dovranno affrontare Kratos e figlio, ma in queste righe vogliamo proporvi alcuni dei migliori film dedicati proprio ai miti norreni. Anche la TV, in realtà, ha prodotto titoli validi se non addirittura eccezionali come Vikings o American Gods, ma in questa sede ci occuperemo solo di cinema, tra live-action e animazione.

Odino, vichinghi e folklore

Gran parte dei miti relativi al nucleo nordico risalgono al periodo vichingo, che ricordiamo andarono sostanzialmente perduti e che oggi conosciamo solo parzialmente grazie a diversi testi medievali, dove tra l’altro le divinità norrene vengono descritte come figure sovrumane ed eroiche. Oltre alle divinità, però, sopravvissute al tempo sono anche molti i racconti folkloristici, grazie soprattutto alle pietre runiche. Il cinema ha ovviamente attinto molto da questi racconti mitologici del nord e su tutti, forse, il più famoso è Beowulf, che nel corso degli anni ha avuto diversi adattamenti, anche se ormai il più famoso e amato resta quello di Robert Zemeckis in CG e motion capture. In realtà Beowulf è un poema epico scritto in un’antica variante occidentale dell’anglosassone, senza alcuna base tramandata dalla mitologia nordica, il che lascia presumere che l’autore abbia rielaborato testi originali norreni di sua iniziativa, ma l’intera storia è radicata proprio in quel ceppo mitematico. Il film di Zemeckis fu visivamente impressionante se pensiamo che uscì nel 2007, quando la tecnologia del motion capture era ancora poco evoluta. Usava un linguaggio aulico in un film d’animazione davvero innovativo per raccontare una delle leggende norrene più famose e amate, e al netto di qualche superficialità resta ancora oggi un grande titolo di genere, da vedere soprattutto se appassionati di mitologia nordica.
Differenti e con focus mirati soprattutto sulla cultura vichinga sono poi Pathfinder e Outlander, in cui poco si citano le divinità nordiche ma dove è possibile ammirare diversi usi e costumi di un popolo conosciuto essenzialmente come violento e conquistatore. Il primo è un action storico dove il protagonista è Ghost, interpretato da Karl Urban, un ragazzo vichingo che tra scorrerie e massacri giunge in Nord America da bambino e viene poi allevato dopo la sconfitta del suo clan di berserker dagli indigeni locali, salvo poi dover affrontare una volta cresciuto una nuova banda di terribili vichinghi. In realtà qui si esplora solo in parte la mitologia norrena, legata soprattutto alla contrapposizione di spiritualità del protagonista, bloccata tra le sue credenze infantili figlie di Midgard e la religione indigena del tempo, ma Pathfinder riesce a descrivere la cultura vichinga nella sua forma più sanguinosa e conquistatrice, propriamente figlia di Odino, divinità principale della mitologia norrena, rappresentazione del sacro inteso in senso assoluto e associato alla saggezza ma anche alla guerra. Outlander, invece, prende la mitologia norrena e la miscela con il fantascientifico, lasciando divenire quello che nella sostanza è un extra-terrestre umanoide (Jim Caviezel) un vero e proprio vichingo a caccia di una creatura di un altro mondo.
Il sistema mitologico nordico non è in verità così variegato come quello europeo medievale, greco o latino, perché la maggior parte dei racconti a esso correlati sono molto legati a divinità come Thor o Loki, raccontante solo ultimamente al cinema grazie ai cinecomic Marvel, anche se forse ricorderete The Mask con il grande Jim Carrey.

La commedia cult anni ’90 firmata da Chuck Russell lanciò infatti la carriera dell’attore mettendolo nei panni di Stanley Ipkiss, un perdente che però entra in possesso di una maschera che si scoprirà contenere al suo interno l’anima del Dio dell’Inganno norreno, appunto Loki. E nel secondo, pessimo film della saga Loki viene anche interpretato da Alan Cumming, grazie al quale viene descritto sempre con vena ironica il rapporto odi et amo con Odino, nei cui panni c’era invece il compianto Bob Hoskins. Oggi siamo abituati a godere di queste figure divine grazie ad attori ben più adatti come Chris Hemsworth, Tom Hiddleston e Anthony Hopkins, ma prima dell’avvento di Thor al cinema le opzioni non erano sinceramente delle migliori e soprattutto molto poche, se non addirittura assenti.
Di sistema cosmologico e divino norreno al cinema si è soprattutto parlato tramite la cultura nordica e vichinga, come dicevamo, di cui altri esempi importanti e ben riusciti sono il Valhalla Rising di Nicolas Winding Refn e i due Dragon Trainer della Dreamworks, titoli assolutamente agli antipodi tra loro. Immerso quasi per la sua intera durata in un assordante silenzio, il film di Refn vuole analizzare soprattutto la tenacia e la fisicità dell’antica popolazione del nord attraverso l’elemento che meglio l’ha identificata nel corso della storia, cioè la violenza.

È un film concettuale e legato soprattutto all’estetica, che per il regista danese deve sopraffare il contenuto, proprio come il protagonista, One-Eye, avrà la meglio sui suoi carcerieri. Differente, dicevamo, da Dragon Trainer, che invece racconta in una storia adatta anche all’adolescenza la natura di esploratori e conquistatori dei vichinghi, con atmosfere che viaggiano tra l’epico, il comico e il drammatico. È un franchise di cui attendiamo oggi il terzo capitolo, che ha regalato finora alcuni dei migliori momenti che il cinema d’animazione contemporaneo ricordi, tutto grazie a una scrittura profonda e attenta alle relazioni, che ribalta in parte la concezione di un popolo visto essenzialmente come brutale e aggressivo. Lavora con tatto sugli elementi che hanno reso i figli di Odino dei temuti barbari giramondo, presentandoli per forza di cosa con angoli morali più smussati e umani.
Insomma, una volta messo in pausa il nuovo God of War, senza entrare in un’esperienza di diretta immedesimazione o interattiva, anche il cinema può regalare ore di furia, divertimento o avventura relative al freddo nord.

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