Ice Age, la recensione del mockbuster Asylum

Un’intera area vulcanica è eruttata e un ghiacciaio dal diametro di oltre 200 miglia di lunghezza si è staccato e si sta dirigendo verso le zone abitate del Nord America. In 2012: Ice Age Bill Hart viene informato da dei colleghi del cambiamento climatico in corso, che ha causato anche violente grandinate e un notevole abbassamento delle temperature in diverse zone del Paese. Mentre il governo cerca di fermare le intemperie con l’invio di jet e relativi attacchi aerei, l’uomo si trova in fuga col primogenito e la moglie Teri e cerca in tutti i modi di mettersi in contatto con l’altra figlia Julia, partita da poco con un volo per New York, dove vive il suo ragazzo. E mentre la situazione diventa sempre più critica, solo il forte legame che unisce la famiglia darà ancora speranza di una possibile sopravvivenza.

Furia glaciale

Insieme a 2012 – Doomsday (2008) e 2012: Supernova (2009), anch’essi realizzati dall’instancabile Asylum, 2012: Ice Age forma una trilogia a tema ispirata al ben più famoso blockbuster firmato da Roland Emmerich alla fine dello scorso decennio. Come per i due predecessori anche in quest’occasione ci troviamo dinanzi a un’operazione risibile dove il ridicolo involontario è sempre dietro l’angolo e non basta qualche palese sussulto autoironico a rendere almeno divertenti i novanta minuti di visione. Dalle assurdità scientifiche, con tanto di armi esplosive utilizzate per cercare di opporsi alla furia della natura, alla messa in scena del clima impazzito (piovono pezzi di ghiaccio grossi come una casa), i momenti scult si sprecano in serie fino all’assurdo epilogo, citante in maniera ben più che imbarazzante quello de Il pianeta delle scimmie (1968) originale. La stessa cura nella gestione e caratterizzazione dei personaggi è al minimo storico e per buona parte degli eventi l’azione è ambientata all’interno del veicolo di proprietà del protagonista, con questi e i suoi familiari intenti a osservare preoccupati il cielo, per non dire di quando si trovano all’aria aperta ad affrontare un freddo glaciale con una semplice giacca come nulla fosse. Gli effetti speciali tipici degli omologhi blockbuster della casa di produzione americana completano un quadro di desolante pochezza.

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