il cinema d’autore rischia grosso

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Quando nel 1975 un film come Lo Squalo è arrivato nelle sale americane, l’effetto meraviglia e lo stupore sono stati enormi. Parliamo infatti di un film a suo modo rivoluzionario, in grado di restare in programmazione anche nove settimane consecutive, in alcuni cinema del Paese addirittura è rimasto in cartellone per buona parte dell’anno. Oggi, a oltre 40 anni di distanza, le cose sono molto cambiate, anziché durare nel tempo i grandi blockbuster si consumano presto: scoppiano al debutto e poi escono di scena dopo poco, escluse rare eccezioni come Black Panther, Wonder Woman o Jumanji – Benvenuti nella Giungla. Proprio per questo motivo sia la Warner Bros. che la Village Roadshow stanno passando notti insonni dopo il debutto di Ready Player One, ultimo film di Steven Spielberg che rappresenta anche una grande scommessa in termini industriali. In patria l’opera ispirata al romanzo omonimo di Ernest Cline ha guadagnato 41.2 milioni nei primi tre giorni di programmazione, che arrivano a 53.2 se aggiungiamo il lunedì di Pasquetta. Fuori dagli Stati Uniti, il film ha incassato 128 milioni, 61.7 dei quali provenienti dalla Cina, che lo fanno così arrivare a 181.2 milioni totali. In Italia purtroppo l’incasso del lungo weekend pasquale non è andato oltre i 2 milioni, mancano però i dati del lunedì di Pasquetta.

L’ombra dell’immeritato flop

Sulla carta potrebbe sembrare un risultato di tutto rispetto, in molti fra l’altro hanno accolto queste cifre con giubilo, produttori e distributori però sanno benissimo che non lo è e che Ready Player One ha ancora diverse sfide da affrontare: il ritorno alla fantascienza di Steven Spielberg è infatti costato 175 milioni di dollari, più tutti gli eventuali costi di distribuzione e marketing. Secondo gli esperti, Warner Bros. e Village Roadshow dovrebbero superare i 420 milioni di incasso worldwide per rientrare almeno dei costi base, ancora meglio se si arriva vicino ai 500 milioni. Cifre che dopo un debutto simile dovrebbero essere perfettamente alla portata, eppure il rischio è che la bolla esploda subito fra le mani e non duri particolarmente nel tempo, un’ipotesi che metterebbe a rischio l’intera operazione. Gli esperti non credono affatto che Ready Player One possa sopravvivere a svariate settimane di programmazione e i motivi sono molteplici. Partiamo dal genere: la fantascienza, dopo il boom degli anni ’70, ’80 e ’90, non sta certo vivendo un’epoca d’oro, salvo anche in questo caso poche eccezioni.
Lo spazio, come la tecnologia più spinta, ha perso gran parte del suo fascino e della sua presa sul pubblico, che ha dimostrato di preferire opere più leggere e “caciarone” come Jumanji – Benvenuti nella Giungla – in grado di guadagnare quasi un miliardo di dollari in tutto il mondo a fronte di una spesa di appena 90 milioni.
Questo 2018 poi è iniziato con il magnifico exploit di Black Panther, forte di 1 miliardo e 275 milioni di dollari incassati worldwide, che ci indica un secondo motivo per cui Ready Player One potrebbe non attecchire per bene: il box office ha dimostrato di preferire franchise e universi consolidati, non nuove IP. Il mondo di OASIS, che troviamo all’interno del film di Spielberg, è praticamente sconosciuto al grande pubblico, i personaggi non restano subito impressi e l’intero linguaggio dell’opera è rivolto soprattuto a nerd e appassionati di cinema e videogiochi (dunque il pubblico della prima ora). Ovviamente anche Ready Player One ha una linea d’intrattenimento base, adatta a tutti, ma molto diversa dallo stesso Squalo che abbiamo citato in apertura.

Nel capolavoro del 1975, ad esempio, parliamo di uno squalo enorme e feroce che attacca i bagnanti a pochi metri dalla riva del mare, una storia che coinvolge tutti, che ci rende tutti delle succulenti prede, meccanismo che scatena tensione, paura e curiosità. Ereditare l’enorme fortuna di James Halliday, andando nel frattempo a caccia di easter egg di natura geek, ha ovviamente tutt’altro respiro e poco importa quanto sia avventuroso il viaggio per conquistarla.

Rischiatutto

Ovviamente parliamo di speculazioni, che hanno però un fondo possibile di verità. Nella peggiore delle ipotesi Ready Player One potrebbe uscire ben presto dalla programmazione, con la Warner Bros. in perdita e una situazione molto simile a quella relativa a Blade Runner 2049 dello scorso anno. L’industria, così come il pubblico più “colto”, rischia davvero grosso: un flop di Steven Spielberg potrebbe essere il campanello d’allarme finale per un cinema d’autore che potrebbe tramontare per sempre e non vedere più la sala cinematografica, lasciando campo libero soltanto a commedie demenziali, saghe di successo e supereroi. Da un cul-de-sac simile soltanto lo streaming potrebbe salvarci, speriamo però di essere sconfessati prima dai fatti.

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