la grande influenza della cultura nerd

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Guardando indietro fino alla fine degli anni ’70 e più nello specifico agli anni ’80, i nerd venivano costantemente denigrati. Non solo venivano descritti come emarginati sociali impossibilitati a relazionarsi con il sesso opposto -e generalmente erano uomini-, ma nel pieno dello sviluppo tecnologico successivo all’introduzione dei Personal Computer, dei portatili e dei videogiochi, la loro cultura in fase formativa era generalmente considerata inutile, adatta soltanto a chi la vita voleva passarla davanti a un PC. Ovviamente tutti questi pre-concetti che ancora oggi affliggono la mente di molte persone erano e restano sbagliati, e questo perché l’identificazione tipicizzata del Nerd in realtà esiste e non esiste, in quanto strutturata su credenze fallate poi mutate nel tempo, evolutesi.
La stessa cultura tecnologica specifica del nerd fu infatti la base di partenza per il successo di grandi innovatori come Bill Gates, Steve Jobs, Linus Torvalds e moltissimi altri, soltanto i primi che nel tempo instillarono ai loro “simili” un orgoglio nerd oggi più vivo e pulsante che mai, anche grazie ad autori come Ernest Cline, che ha fatto di quella cultura la base di partenza per analizzare, ribaltare e modernizzare la figura del nerd (ma anche geek) nel suo Ready Player One, adesso al cinema grazie a Steven Spielberg.

I nerd sono i nuovi cool

Inutile nascondere che tra i vari stereotipi si nasconda un barlume di verità, perché se è giusto diversificare senza troppo generalizzare la figura del nerd, allo stesso tempo è doveroso sottolineare come diversi pre-concetti vegetino a causa dell’esperienza passata. Quarant’anni fa la figura del nerd poteva effettivamente apparire come socialmente goffa e più colta delle altre, anche se magari con una conoscenza compartimentata, ma questo anche e soprattutto a causa di come lo stesso nerd veniva raccontato dai non-nerd, che faticavano a comprendere uno status culturale differente da quello “normale”, più conosciuto e accettato. L’emarginazione, in sostanza, non era innata ma derivativa, cosa poi cambiata col passare del tempo e con un’evoluzione della società, oggi più che mai legata allo sviluppo tecnologico e interessata in modo attivo al mondo dell’entertainment, mainstream e di genere, quindi al cinema, al videogiochi, alla serie tv e ai fumetti. Si può dire che sia l’età dell’oro dei nerd, anche se poi lo stesso termine ha perso quasi completamente d’efficacia in quanto ormai in molti amano definirsi tali, sentendosi cool ma mancando delle qualità (e dei difetti) che da sempre hanno caratterizzato il nerd, come una generale insicurezza nei rapporti e soprattutto la curiosità di approfondire tematiche complesse per formare quella stessa cultura che oggi in moltissimi tentano solo di ostentare.
E come dicevamo, tra chi nerd lo è davvero e da sempre rientra Cline, un uomo così legato al mondo pop e all’informatica da aver svolto per moltissimo tempo lavori estremamente sottopagati per accrescere la propria conoscenza e le sue passioni, poi tutto trasportato nella sua magnus opus, Ready Player One. Costruendo il mondo di OASIS e i personaggi che lo vivono e lo giocano, infatti, l’autore ha spalmato lungo 400 pagine di romanzo e 2 ore e 20 di film una conoscenza davvero immensa, con un mood citazionista funzionale e soprattutto completamente assuefatto a un orgoglio di appartenenza che probabilmente non conosce precedenti, tangibile e immenso. Nell’iniettare tutta la sua cultura nerd all’interno di un progetto davvero mastodontico, sia carteceo che filmico, Cline ha voluto anche raccontare la figura del nerd in modo molto contemporaneo, descrivendolo nel fisico come il ragazzo gracilino o grasso che un po’ tutti noi immaginiamo, ma proprio come le convinzioni pre-confezionate lasciandolo mutare nel corso dell’avventura, mettendolo al centro di un’azione nella realtà tanto adrenalinica quanto quella di OASIS, dove in gioco c’è proprio la vita.

Il ribaltamento dei nerd e della cultura tipo avviene però direttamente a monte, nella costruzione di un universo dove la pop culture è essenzialmente unico mezzo necessario all’ottenimento del più grande successo possibile, unico strumento per divenire addirittura l’uomo o la donna più ricchi e importanti del mondo. Il dualismo nerd/emarginazione viene totalmente riscritto in quello più contemporaneo e specifico di cool/integrazione, perché non conoscere le basi di un mondo interamente basato sull’importanza dell’intrattenimento pop, tra videogiochi come Adventure, nozioni come Easter Egg, Mcguffin, cheater, heater e crasi come gunter significa sostanzialmente essere socio-culturalmente dei veri e proprio outcast.
Cline comunque decide di compiere un passo importante, ristabilendo un equilibrio tra preconcetti e verità quando sceglie di mettere (specie nel film) su di un piano più alto la quotidianità e le relazioni, sentenziando dall’alto della sua esperienza come “nonostante possa essere crudele e difficile, la realtà è l’unico posto dove è possibile mangiare un pasto decente. Perché la realtà è reale“. Ed è proprio quello il punto in cui si incontrano una cultura nerd prima più vanagloriosa e una società ormai eccezionalmente (e fortunatamente) ricettiva, dove la prima tenta costantemente di limare i propri limiti per introdursi in modo capillare nella seconda, cercando passo dopo passo di eliminare pre-concetti e mezze verità che per anni hanno ridotto e minato la diffusione di un sapere multi-strato forse meno essenziale di altri, ma certamente unico, sicuramente diverso e assolutamente incredibile.

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