La leggenda degli uomini straordinari, la recensione del film con Sean Connery

Nel 1899 un gruppo terroristico guidato dal misterioso Phantom minaccia la sicurezza mondiale e apre le porte a una nuova guerra globale. Per cercare di fermare le ingenti forze del villain i servizi segreti inglesi decidono di formare una squadra di individui dotati di incredibili poteri e/o straordinarie abilità. Il primo a essere reclutato è l’anziano professore Allan Quatermain, leggendario avventuriero e cacciatore ritiratosi a vita privata in terra africana. Giunto a Londra, l’uomo fa la conoscenza dei suoi nuovi compagni d’avventura: il capitano Nemo, che porta in dono la tecnologia del rivoluzionario sottomarino Nautilus, la vampira Mina Harker e l’uomo invisibile Rodney Skinner. A questi si aggiungeranno ben presto l’immortale Dorian Gray, il giovane agente speciale americano Tom Sawyer e il dottor Jekyll (con ovvio Mr. Hyde a seguito). Ne La leggenda degli uomini straordinari il gruppo di supereroi ante-litteram si troverà impegnato in una pericolosa missione per la salvezza dell’umanità che avrà inizio in quel di Venezia.

L’era degli eroi

Vi erano enormi potenzialità nell’adattare la graphic novel di Alan Moore, calderone raffinato e intelligente in cui il fumettista britannico aveva recuperato figure mitiche dell’immaginario fantastico e della letteratura in una chiave nuova e originale. Qualcosa però è andato storto nel passaggio su grande schermo e la trasposizione firmata da Stephen Norrington, nonostante a tratti scandita da passaggi più che piacevoli, ha il sapore di un’occasione mancata. La leggenda degli uomini straordinari sfrutta l’affascinante premessa della fonte originaria soprattutto nella parte iniziale, con il reclutamento dei vari membri di questa squadra di individui speciali, ponendo particolare attenzione sulla carismatica figura di Quatermain, eletto leader del gruppo: scelta obbligata anche per via del casting di Sean Connery, al suo ultimo lavoro cinematografico, il cui corposo cachet ha impedito di ingaggiare ulteriori star negli altri ruoli. Dopo la sbrigativa introduzione del resto del team ha poi il via il motore ludico del racconto e la messa in scena preferisce concentrarsi sullo sfoggio di effetti speciali e della pura azione in una corsa forsennata e diretta al mero intrattenimento a prova di grande pubblico, dimenticandosi di garantire la necessaria profondità ai numerosi personaggi.

A rotta di collo

Il film ha spunti interessanti, a cominciare dalla gotica ambientazione fino a un incisivo utilizzo di rimandi e citazioni riguardanti i relativi background degli extraordinary gentlemen, con una ficcante ironia che fa più volte capolino negli spigliati dialoghi. Il tutto però si perde progressivamente in una trama ostentata e ricca di colpi di scena forzati, tra inaspettati tradimenti e scontri sempre più frequenti, con tanto di Carnevale di Venezia facente sfondo alla prima effettiva e rocambolesca schermaglia dei nostri. Il peggio però deve ancora venire e la mezz’ora finale accumula per eccesso un’apoteosi action di bassa lega, con i vari membri della squadra impegnati ad affrontare le rispettive nemesi in una sorta di resa dei conti specchiata sin troppo sbrigativa e priva di mordente. E i vaghi omaggi al cinema fantastico degli anni ’50 sembrano più un contentino per platee maggiormente navigate che una reale necessità d’intenti in una produzione incapace di sfruttare a pieno regime le suggestive premesse.

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