la recensione del film originale Netflix diretto da Daryl Hannah

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Presentato appena dieci giorni fa al South by Southwest Festival, evento dedicato alla contaminazione di cinema e musica che si tiene annualmente ad Austin, in Texas, Paradox di Daryl Hannah (Kill Bill) è sbarcato ieri su Netflix per regalare al pubblico e soprattutto agli amanti della musica rock, country, psichedelica o folk di Neil Young un’ora di immersione onirica nella purezza della natura, nell’incontaminata perfezione del suono.
È una lavoro decisamente sperimentale, che vive in bilico tra avanguardia e musical, pur essendoci in definitiva soltanto due o tre canzoni cantate in live nel mezzo di una composizione narrativa che si muove lenta e faticosa tra un’acerba grammatica western di poco spessore e filamenti drammatici di importanza marginale o addirittura nulla.

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Il film si apre con un voiceover che ci dà le coordinate temporali della storia, se poi così vogliamo chiamarla. Ci troviamo in un futuro non meglio precisato, “molte lune fa“, come viene specificato, quando le donne avevamo perso la fiducia nell’uomo e la musica era la sola cosa in grado di risollevare l’animo degli “squallidi fuorilegge” protagonisti del racconto. Questi altri non sono che Neil Young, che ci viene presentato come l’Uomo con Cappello Nero, la sua band e Lukas Nelson dei Promise of the Real, tutti cantautori che hanno fatto della loro musica country rock sinonimo indiscusso di qualità e perfezionamento stilistico. Come se fossero degli outlaws esiliati nel bel mezzo di una radura nel cuore del West, questo gruppo di musicisti reietti passa le proprie giornate a giocare a carte e scavare nella terra, alla ricerca di cianfrusaglie del mondo passato, che si rivelano essere telefoni cellulari, schermi di pc, televisioni o joypad di varie console. Da sempre conosciuta per essere una grande attivista dell’ambiente, la Hannah ci mostra con Paradox un suo particolare rifiuto per la tecnologia, che dovrebbe sedimentare e marcire sotto la terra, la natura, la vita. Il film è diviso in tre capitoli, che sono poi introduzione, sviluppo e conclusione, dove il cuore del racconto di rivela essere proprio la musica, quella forza emotivamente tangibile che una volta scatenata ci fa ululare alla luna, librare nell’aria leggiadri, capace di riconnetterci alla natura, a noi stessi. La potenza di una canzone o della propagazione di una melodia è così trascinante, così sublime e penetrante da riuscire a modificare la densità ossea e alleggerire l’anima, tanto che per alcuni diviene necessario legarsi per non perdersi nel cielo stellato di una notte luminosa e avvolta nella magia della musica. L’amore per l’ambiente, il pro-natura, si miscela poi con la stessa, scagliandosi contro ogni contaminazione umana e criticando il cammino della società verso un futuro vacuo, incapace di ascoltare il suono cristallino e armonioso del mondo nella sua purezza originale ma assuefatto al ritmo forsennato e violento delle metropoli. Il messaggio che Paradox vuole veicolare tramite la musica è quello di una riconciliazione profonda e sentita con ciò che ci circonda, con l’essenza stessa della vita, con l’acqua, con i semi, con la terra.

L’uso di un Neil Young fuorilegge in precedenza interessato solo ai soldi è poi un aperto attacco al sistema monetario capitalistico, decisamente più naif delle tematiche precedenti e alquanto ridicolo, come se per la Hannah non fossero mai passati i folli anni ’70 e le ideologie dei figli dei fiori, solo adesso più posticce e raffazzonate. Questo si nota poi anche nella scrittura, che per larga parte è costituita da massime di vita filosofiche o popolari che tentano di trascinarsi dietro un senso che si perde però nel tono avanguardistico e grottesco del film.
Si parla di sprechi, amore, morte e rivalsa attraverso aforismi del tipo “l’amore è come una scoreggia: se devi sforzati è merda” (virgolettato letterale) o “guarda sempre il cibo che mangi: non è importante sapere cos’è, ma è fondamentale sapere ciò che era“, anche se poi l’unica vera perla funzionale è la citazione di Nietzsche “una vita senza musica sarebbe solo un fottuto errore“. E alla fine arriva il focus molto attuale sull’importanza della donna, non oggetto ma soggetto della vita, plasmata per seminare futuro e speranza anche nel cuore di uomini che ormai riescono a volare solo sfiorando una corda e lasciandola vibrare.

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