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La tenerezza

La tenerezza è un film di genere drammatico del 2017, diretto da Gianni Amelio, con Elio Germano e Giovanna Mezzogiorno. Uscita al cinema il 24 aprile 2017. Durata 103 minuti. Distribuito da 01 Distribution.

DATA USCITA: 24 aprile 2017
GENERE: Drammatico
ANNO: 2017
REGIA: Gianni Amelio
ATTORI: Elio Germano, Giovanna Mezzogiorno, Micaela Ramazzotti, Greta Scacchi, Renato Carpentieri, Arturo Muselli, Giuseppe Zeno, Maria Nazionale, Enzo Casertano
PAESE: Italia
DURATA: 103 Min
DISTRIBUZIONE: 01 Distribution
REGIA: Gianni Amelio
SCENEGGIATURA: Gianni Amelio, Alberto Taraglio
FOTOGRAFIA: Luca Bigazzi

MONTAGGIO: Simona Paggi
MUSICHE: Franco Piersanti
PRODUZIONE: Pepito Produzioni, Rai Cinema, Comune di Napoli

TRAMA LA TENEREZZA:

In un bel palazzo antico al centro di Napoli vive Lorenzo (Renato Carpentieri), che in anni lontani è stato un famoso avvocato. Ora, dopo qualche infortunio professionale, è caduto in disgrazia, per colpa di un carattere bizzarro, che lo porta più all’imbroglio che al rispetto della legge. Anche nei rapporti familiari Lorenzo frana ogni giorno, negando apparentemente senza ragione, l’affetto ai suoi figli. Saverio (Arturo Muselli), il più giovane, se ne infischia: sta investendo in un locale dove si fa musica, e ha solo fame di soldi. Elena (Giovanna Mezzogiorno) invece gli vuole bene e ne soffre. Ormai padre e figlia non si parlano nemmeno, qualcosa li divide, un fatto oscuro legato alla morte della moglie, che Lorenzo, come lui stesso ammette, non amava e tradiva senza scrupolo. Egoista e brusco, compagno solo del nipotino Francesco, che sottrae alla scuola per educarlo alla sua maniera, Lorenzo assiste a un evento in apparenza banale, che però gli cambia la vita. Nell’appartamento di fronte al suo vengono ad abitare Fabio (Elio Germano) e Michela (Micaela Ramazzotti), una giovane coppia con due bambi i piccoli, che arrivano dal Nord, un po’ girovaghi per via della professione di lui, che fa l’ingegnere navale; e anche un po’ spaesati in una città splendida e difficile come Napoli. Sono belli, estroversi, simpatici, quanto Lorenzo è scorbutico e diffidente. Michela, soprattutto, è una forza della natura. Col suo modo di fare scioglie le durezze del vicino, gli “ruba” il terrazzo per raggiungere casa sua ogni volta che si dimentica le chiavi, si fa dare lezioni di cucina, lo fa rinascere. In poco tempo Lorenzo diventa uno di famiglia, passa più tempo da loro che nel suo studio, si diverte a giocare con i bambini, torna a un’allegria che sembrava perduta. Elena se ne accorge, forse ne è gelosa, ma lo lascia fare. Finché una sera, tornando a casa per cenare come al solito dai suoi vicini, Lorenzo trova una confusa, impressionante animazione nel palazzo. È successo qualcosa che sconvolgerà da quel momento l’esistenza di tutti.

Recensione:
Che tenerezza La tenerezza, e che struggimento che vien fuori vedendolo, non uno struggimento da Sturm und drang (letteralmente “tempesta e assalto”), ma una tumultuosa dolcezza intrisa di malinconia e permeata di una sincerità disarmante. La sincerità di Gianni Amelio, innanzitutto, che sceglie un protagonista suo coetaneo in cui far traboccare stille del suo io più irrequieto e insofferente dinanzi al passare del tempo e che racconta la bellezza di noi uomini ma anche la nostra sgradevolezza, la nostra insofferenza, la nostra incapacità di amare fino in fondo e, sopra ogni cosa, il coraggio che dimostriamo nell’ammetterlo.

E la bellezza dei personaggi non proprio inventati dal regista (che ha preso spunto da un romanzo) ma da lui riplasmati è proprio questa dolorosa autoconsapevolezza: la capacità di riconoscere, in conversazioni grondanti verità o in dialoghi più brevi – e con una franchezza disarmante – di non essere all’altezza del proprio ruolo sociale e delle altrui aspettative. Succede così che un anziano avvocato con il volto di Renato Carpentieri ammetta di non aver amato la donna che ha sposato e che un timido uomo venuto dal nord impersonato da Elio Germano dichiari di non aver nulla da dire ai suoi bambini, vergognandosi un po’.

Ma forse non si tratta esattamente e solamente di vergogna. Ne La tenerezza, piuttosto, ci si rammarica: in una bellissima scena in cui Germano aggredisce un extracomunitario che vende sciarpe e poi si pente, e negli scoppi di umanità di chi si è schermato il cuore per egoismo, paura o noncuranza ed evita di risolvere conflitti. La cosa bella è che questa pulsione a volte mortificante e a volte accettata di buon grado Amelio la lascia venir fuori inaspettatamente e d’improvviso, sorprendendo per esempio chi credeva che il suo film fosse destinato a prendere soltanto la direzione della poesia o dell’istantanea di una tranche de vie. Certo, ognuno dei suoi protagonisti in qualche modo cerca la gentilezza o magari la dispensa, ma per poterla invocare il regista ha bisogno di sfiorare la violenza immotivata, facendo sì che la sua storia, da iniziale ritratto di una quotidianità, si faccia viaggio inquieto, continuo peregrinare fra le strade di una Napoli piena di aule, scale, cucine, piazze e camere d’ospedale che rappresenta benissimo uno stato d’animo diffuso e squisitamente contemporaneo: l’ansia di chi sa che sta franando e non capisce bene a cosa aggrapparsi, o il malessere di chi a un certo punto comincia a sentirsi solo in mezzo agli altri e allora impazzisce.

E’ un film di andirivieni il nuovo lavoro del regista de Lamerica, a cui però interessa soprattutto sottolineare il momento del ritorno, perché la felicità per lui è una casa in cui riandare, magari cambiati, ma incuranti della velocità supersonica di un presente che rischia di farci annaspare e di un futuro che magari non si vuole esplorare. In questa dimora metaforica, la famiglia – tante volte esplorata da Gianni Amelio – minaccia di dissolversi. Oppure può ritrovarsi e ricrearsi dal nulla, perché famiglia non è solo il nucleo in cui si nasce e di genitori, fratelli e figli se ne incontrano molti nell’arco dell’esistenza. Ci sono tante giovani donne come la Michela di Micaela Ramazzotti, insomma, a cui fare da padri, così come infinite possibilità di inventarsi un gesto che possa cerare empatia, un gesto generoso come quello del bambino di Ladri di biciclette, che cerca di confortare un papà umiliato e offeso.

Bene illuminato dalla fotografia di Luca Bigazzi, La tenerezza si nutre anche degli sguardi e del “gioco” di attori che si sono lasciati andare a una direzione pacata e non competitiva e che hanno avvicinato con pietas i personaggi che hanno avuto in dono: in particolare Germano, alle prese con un ruolo di difficilissima interpretazione e Carpentieri, immenso nella graduale transizione del suo Lorenzo dalla ruvidezza all’abbandono. Da buon alter-ego di Amelio, e di chiunque senta di assomigliargli, quest’ultimo occupa orgogliosamente quasi ogni scena, alla faccia di chi davanti alla macchina da presa si ostina a mettere i soliti volti giovani e noti ai più, volti spesso acerbi che non hanno una storia scritta nelle rughe.

fonte: comingsoon

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