Le leggende del tempio nascosto, la recensione del film tv tratto dal gameshow

Tre fratelli, la primogenita Sadie e i più piccoli Noah e Dudley, per le vacanze vanno a visitare il Tempio Nascosto, un parco a tema in cui lavora come guida Kirk Fogg. Proprio questi regala a Noah una mappa che permette al bambino di entrare all’interno di un area segreta insieme ai due consanguinei: caduti in una botola i tre si ritrovano nei sotterranei della struttura e una statua parlante li informa che non potranno uscire se non troveranno un antico medaglione. Ne Le leggende del tempio nascosto l’edificio custodisce infatti i resti di un’antica civiltà il cui regnante, per impedire all’avido figlio maggiore di ottenere il potere, ha deciso tramite la magia di trasformare chiunque in statue in attesa che un cuore coraggioso riportasse finalmente l’ordine. Nonostante le reticenze di Sadie i Nostri dovranno così affrontare trappole di ogni tipo nella ricerca del talismano e di una possibile via di fuga.

Un’avventura per ragazzi

Andato in onda per tre stagioni a metà degli anni ’90, Le leggende del tempio nascosto era un gameshow nel quale i giovani partecipanti si mettevano alla prova in una serie di sfide di stampo avventuroso alla Indiana Jones. Ad oltre vent’anni dal programma originario il canale televisivo proprietario Nickelodeon ha deciso di realizzarne un film tv ad esso ispirato, dando il ruolo di guida del parco a tema all’allora conduttore Kirk Fogg. Un’operazione che punta sull’effetto nostalgia, almeno per il pubblico americano, e che nella brevità di visione (un’ora e rotti) ripercorre con gustoso citazionismo i giochi chiave del gioco, tra trappole assortite e la presenza di animali a rendere più vario il contesto. Il target di riferimento è principalmente quello under-13 ma il regista Joe Menendez è abile nell’infondere un buon ritmo al succedersi degli eventi e a gestire la limitata ambientazione, girata per la maggior parte in interni anche se non mancano sequenze in spazi aperti che includono anche una gigantesca cascata ricreata al computer. Un divertimento a prova di piccini che possiede una frizzante ironia di genere e una discreta varietà di situazioni, con tanto di flashback ambientato nel passato e una più che adeguata realizzazione degli effetti speciali, con statue che ritornano umane e meduse tentacolari di perseana memoria. Il cast di giovanissimi, capitanato dalla Isabela Moner vista in Transformers – L’ultimo cavaliere (2017), offre la corretta e pimpante simpatia a personaggi ad alto rischio di stereotipi, rendendo la loro avventura più piacevole del previsto.

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