Luchetti, Giallini e Germano raccontano ricchezza e povertà

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O si è troppo ricchi o troppo poveri. È questa la tendenza del mondo attuale, come dimostrano i recenti report finanziari, e l’Italia non è da meno, con pochissimi Paperon ‘de Paperoni (solo 1.3 milioni) e la maggior parte della popolazione a spartirsi le briciole. Dev’esser partito da questo Daniele Luchetti per la costruzione del suo nuovo Io Sono Tempesta, storia di un arrivista milionario che si ritrova faccia a faccia con la povertà più assoluta. Due mondi opposti e contrari in tutto, in grado però di mescolarsi e influenzarsi a vicenda. Il regista de La Nostra Vita si è lasciato ispirare anche da grandi figure del nostro tempo, da Berlusconi a Ricucci, prototipi di imprenditori dal grande cuore spesso però invischiati in torbide vicende giudiziarie, un modo per dare un volto e una voce a uno Scrooge contemporaneo. Così è nato Numa Tempesta, imprenditore affabile e spietato: “Abbiamo voluto raccontare un figlio di buona donna simpatico, in grado di manipolare la gente, di conquistarla” ci ha raccontato Luchetti a Roma, accompagnato dal cast del film.

Dal socialismo ai social

“Ho voluto staccarmi dai temi drammatici che mi hanno sempre contraddistinto scrivendo una commedia ricca di contrasti, evitando del tutto la borghesia e concentrando l’attenzione sulla ricchezza più volgare e la povertà più pura. Abbiamo sfruttato l’idea di un grande ricco arrivista per divertirci a modo nostro. Certo senza fare un prodotto scontato, con il riccone cattivo che alla fine diventa buono, al contrario abbiamo pensato fosse divertente vedere i poveri completamente conquistati dalla sua figura. Per la scrittura della sceneggiatura abbiamo passato del tempo con entrambe le ‘fazioni’, conoscendo grandi ricchi e registrandone movenze e abitudini, così come siamo stati nelle periferie più problematiche delle grandi città. Il nostro messaggio in fondo è: ok l’amore, la beneficenza e tutto il resto, ma è il lavoro che la gente povera vuole, basterebbe quello.” In pratica, un nuovo socialismo, almeno nel linguaggio di Luchetti: “Un tempo sognavamo il ‘socialismo’, esatto, oggi invece di quella parola è rimasto soltanto ‘social’, siamo tutti online, tutti uguali, cambiano solo le opportunità di ognuno”.

One Man Show

Chi in effetti ha avuto un’opportunità in più rispetto agli altri, in Io Sono Tempesta, è Marco Giallini, protagonista assoluto nei panni dell’imprenditore Numa: “Abbiamo costruito il personaggio piano piano, avete presente un sarto che vi costruisce un vestito su misura? È andata proprio così. Con Daniele (Luchetti) abbiamo fatto un sacco di letture, incontri, più che guidarmi ha tolto tante cose del mio carattere, tante movenze che sono proprie del mio essere. È stato carino, ho imparato tantissimo, penso che sia il personaggio più bello che abbia mai fatto. Molti diranno che ho preso ispirazione da Alberto Sordi in diverse occasioni, in realtà non ci ho pensato, neppure una volta. Come puoi pensare di imitare Alberto? È troppo in alto. Il punto è che siamo la summa di tutto ciò che abbiamo visto, assorbito, amato nella nostra vita, probabilmente ho citato in maniera inconscia, perché Sordi fa parte del mio essere.”

Opera buffa

Abbiamo parlato di figure ispiratrici del calibro di Stefano Ricucci, Silvio Berlusconi, ma com’è nata davvero l’idea dietro Io Sono Tempesta? “Giulia Calenda, la mia co-sceneggiatrice” ha risposto Luchetti “è arrivata un giorno raccontandomi di Berlusconi ai servizi sociali, abbiamo subito pensato fosse il soggetto perfetto per una commedia. Il ricco costretto a conoscere la povertà più spinta, dovevamo per forza realizzare qualcosa su questo. In fondo Io Sono Tempesta è una sorta di opera buffa, se leggete il Don Giovanni di Mozart potete ritrovare molti momenti chiave del nostro protagonista. Certo è stato faticoso, sono stato sommerso dai dubbi, però sono riuscito a non abbandonare l’idea originale di fare una commedia, per puro divertimento, senza professare alcuna morale.”

Come abbiamo detto, l’imprenditore Numa Tempesta si trova a fronteggiare un gruppo di senzatetto in una comunità di sostegno, luogo in cui vive per necessità il personaggio di Elio Germano, che così torna a lavorare con Luchetti dopo La Nostra Vita: “Mi trovo sempre bene a lavorare con Daniele, quando mi chiama non voglio neppure sapere di cosa parla il film, accetto alla cieca. Questa volta sono cambiate molte cose, le tematiche drammatiche portavano a usare camere a mano, inquadrature strette, questa volta è tutto più largo, le camere erano distanti da noi sul set, abbiamo fatto qualcosa di diverso. Poi con Daniele ci capiamo al volo, senza neppure parlare, sia quando le cose vanno bene, sia quando girano male, mi trovo bene per questo.”

Improvvisazione

Certo Germano non è stato da solo in comunità, al contrario si è attorniato di decine di figure improvvisate, attori non professionisti che hanno dato non poco colore al film: “Quando sul set ci sono degli attori improvvisati, le difficoltà maggiori sono per i professionisti, non per loro” ha aggiunto Luchetti. “Sono i veri attori che devono abbassarsi o elevarsi al loro livello, non il contrario. Abbiamo incontrato delle personalità autenticamente buffe, riuscivano a far ridere con consapevolezza e naturalezza. Abbiamo lasciato che le cose accadessero da sole davanti alla macchina da presa, improvvisando tanto. Alcune scene sono venute anche da 12 minuti, che poi purtroppo abbiamo tagliato in montaggio, però abbiamo lasciato che la sceneggiatura si sviluppasse sul set, anche Marco e Elio hanno messo tanto grazie al loro talento. Alla fine abbiamo fatto un film pieno di vitalità”.

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