Martian Land, la recensione del mockbuster Asylum

In un prossimo futuro l’umanità è stata costretta ad emigrare da una Terra ormai morente su Marte, con la costruzione di diverse cupole / colonie ricreanti l’atmosfera del globo natale e protette da campi magnetici. In Martian Land una tempesta di sabbia dalle gigantesche proporzioni distrugge la New York marziana, dirigendosi sulla locale Los Angeles: per cercare di evitare la catastrofe lo scienziato Neil viene inviato alla MLA per cercare di trovare una soluzione e messo in squadra con il meteorologo Foster: i due hanno un rapporto contrastato in quanto il secondo sta frequentando l’ex moglie del primo. Nonostante i comprensibili attriti i due faranno ben presto squadra e si troveranno anche a dover accorrere in aiuto della giovane Ellie, la figlia adolescente di Foster, che si trova intrappolata nei tunnel sotterranei con la fidanzata Ida.

Corsa contro il tempo

Nessun blockbuster di questo nome può sfuggire all’attenzione dell’Asylum e alla conseguente realizzazione di un mockbuster a tema: in questo caso è il Sopravvissuto – The Martian (2015) di Ridley Scott a riceve uno z-movie scimmiottantene la tematica di partenza. E dunque via ad un’avventura a sfondo sci-fi ambientata sul Pianeta Rosso dominata da un’ironia sia volontaria che meno e dalla pochezza di effetti speciali e messa in scena nella piena tradizione della casa di produzione americana. Dopo un voice-over introduttivo durante i titoli i testa che ci espleta il relativo background, Martian Land ci trascina subito nell’azione avente luogo su suolo alieno, innescando i tre gruppi di personaggi principali costituiti da i due scienziati protagonisti del menage a trois, gli addetti del quartier generale della MLA (sorta di NASA indigena) e le due teenager in fuga nei bunker sotterranei (con tanto di amore saffico di sottofondo). L’impianto strutturale ha almeno la coscienza di non prendersi troppo sul serio e la pochezza estetica, con tempeste di sabbia e paesaggi marziani realizzati con una scadente CG, è bilanciata da dialoghi spiritosi e dichiaratamente privi di profondità, con situazioni che strappano più di una risata arrivando a citare anche scene cult di classici del filone quali Independence Day (1996), soprattutto per ciò che concerne il rapporto tra Foster ed Neil che rimanda ai battibecchi tra i personaggi di Jeff Goldblum e Will Smith sulla navicella aliena, e Armageddon – Giudizio finale (1998) nei risvolti conclusivi.

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