McMafia, recensione della serie gangster della BBC disponibile su Amazon

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McMafia: Seriously Organised Crime è un libro edito nel 2008, dove il giornalista britannico Misha Glenny, specializzato nella criminalità organizzata su scala globale, analizza l’espansione di varie organizzazioni nel mondo intero (la prima parola del titolo si riferisce al concetto di mafia, intesa qui nella sua accezione più vasta, come brand che trascende i limiti geografici di un singolo paese). Da quel tomo lo sceneggiatore Hossein Amini (Drive, Il traditore tipo) e il regista James Watkins (Eden Lake, The Woman in Black) hanno estrapolato una sezione in particolare, incentrata sulla malavita russa in Inghilterra (e non solo), per ideare McMafia come serie televisiva, un progetto realizzato in tandem dalla BBC per il Regno Unito e dalla AMC per il territorio americano, e distribuito in Italia da Amazon. Otto episodi carichi di tensione, complotti e violenza, tematicamente imparentati con La promessa dell’assassino di David Cronenberg ma più attenti al lato “legittimo” del crimine, infiltratosi nelle alte sfere del mondo degli affari a Londra. Un progetto che, in caso di prosecuzione (al momento non è stato annunciato nulla al riguardo), potrebbe andare avanti in più modi.

Le colpe dei padri

Protagonista della vicenda è Alex Godman (James Norton), nato e cresciuto nella capitale inglese ma figlio di un gangster russo (Aleksey Serebryakov, interprete principale del film Leviathan) desideroso di allontanarsi dall’ambiente professionale dove si è fatto le ossa. Lo stesso Alex si è sempre tenuto lontano dagli affari di famiglia, ma una serie di circostanze lo costringe a entrare in contatto con quel mondo, principalmente tramite il businessman israeliano Semiyon Kleiman (David Strathairn), mettendo gradualmente a repentaglio la propria incolumità e quella dei suoi cari. Intorno a questi personaggi Amini e Watkins costruiscono un universo dominato dalla tonalità grigia, dove l’atmosfera plumbea del cielo inglese e i colori neutri degli edifici rispecchiano l’ambiguità morale di Alex, intrappolato fra il bene e il male e costantemente in lotta per salvaguardare la propria anima. La violenza si fa soprattutto psicologica, mettendo in evidenza il cuore nero di affari in apparenza legittimi e la disperazione e la solitudine che caratterizzano lo stile di vita scelto da diversi personaggi. Il tutto in vista di una conclusione aperta ma nerissima, che apre almeno due porte narrative per un’ipotetica continuazione della serie.

Mondi che collidono

Data la natura del libro, McMafia potrebbe diventare un contenitore di miniserie autoconclusive o sottilmente legate tra di loro attraverso personaggi secondari (gli episodi di Amini e Watkins illustrano bene il concetto di presenza globale già solo per la mala russa), con ciascun ciclo incentrato su un ramo diverso dell’albero intricatissimo che è il crimine organizzato nel mondo. Oppure si potrebbe continuare a raccontare la storia di Alex e della sua famiglia, il cui arco narrativo in questa serie è sostanzialmente completo ma anche, in teoria, la prima fase di un’evoluzione con sprazzi di vera e propria discesa agli inferi. In entrambi i casi si manterrebbe vivo il nome di una delle novità più interessanti di questi primi mesi del 2018, un piccolo evento catodico capace di giustificare pienamente la dicitura che precede tutte le serie della BBC: “Pure Drama“. Puro, coinvolgente e subdolamente inquietante.

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