Miriam Leone, Fabio De Luigi e una nonna in freezer: l’illegalità è contagiosa

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Avete mai pensato di mettere vostra nonna in freezer? Sicuramente no, o almeno è quello che ci auguriamo, è invece successo a Claudia, una giovane ragazza che aspetta di vedere sul suo conto oltre 100.000 euro di fondi pubblici che tardano ad arrivare. Fondi di cui non può fare a meno per tenere in piedi la sua piccola ma onesta impresa di restauro, che per il momento sorregge con la pensione della povera nonna Birgit. Nonna che, venendo un giorno a mancare, toglie a Claudia e alle sue amiche/colleghe anche l’ultimo barlume di speranza. L’unico modo per sopravvivere è conservare il corpo dell’anziana signora sotto ghiaccio e continuare a vivere e lavorare come nulla fosse, per continuare a percepire la cospicua pensione. Parte da vere storie di cronaca il soggetto di Metti la Nonna in Freezer, nuovo progetto di Indigo Film e Rai Cinema che hanno deciso di affidare il tutto a due registi esordienti, ovvero Giancarlo Fontana e Giuseppe G. Stasi.
Abbiamo incontrato i due giovani autori proprio per parlare del film che sarà in sala dal 15 marzo prossimo, in compagnia anche di tutto il cast che vede, oltre a Lucia Ocone, Marina Rocco e Barbara Bouchet, Fabio De Luigi e Miriam Leone nei panni dei due protagonisti principali.

Black comedy e critica sociale

“Per noi passare dal piccolo schermo al cinema è davvero un sogno” ci hanno raccontato Fontana e Stasi, che nel loro recente passato possono vantare brillanti collaborazioni con Sky, La7 e la Rai. “Fare questo salto e lavorare con attori di questo calibro poi va proprio al di là di ogni nostro più segreto desiderio. Abbiamo cercato di fare una black comedy come ce ne sono poche in Italia, con l’unico intento di divertire, di staccare il cervello per circa un’ora e mezza, in modo meno arrabbiato rispetto ai nostri programmi TV.” I due sono riusciti a fondere la loro passione per il cinema americano e italiano creando un mix che funziona all’estremo e regala alla nostra cinematografia di genere una bella boccata d’aria fresca, in più momenti infatti si respira ossigeno internazionale. Certo per creare un buon film è fondamentale avere una buona sceneggiatura, che questa volta è firmata Fabio Bonifacci: “Ci piaceva l’idea di vedere una nonna finire nel freezer. Solitamente sono le nonne che dentro i freezer conservano cibi squisiti, questa volta è una di loro che ci finisce dentro. Adoravamo anche l’idea di portare ‘a spasso’ questo corpo ghiacciato, renderlo dinamico nonostante la sua immobilità, per donare ritmo alla storia. Ritmo che su carta è anche facile trovare, ma che poi va ricreato insieme agli attori e alla regia.”
“Devo dire che tutto il team ha fatto un lavoro splendido, all’inizio avevo più di una perplessità, pensavo che fosse un soggetto adatto a un corto, non a un lungo, poi però mi sono buttato e ho scritto tutto, del resto avevo già lavorato a black comedy in passato. Mi piace sottolineare come il film abbia guadagnato un significato in modo naturale, ovvero che la scorrettezza è un virus, quando si è insieme ad altri è facile passare dal lato sbagliato della legge. Anche il più incorruttibile poi per qualche motivo si lascia corrompere, basta una piccolezza che si somma ad altre piccolezze per perdere il controllo.”

Un cast affiatato

Il cast dunque è stato fondamentale per raggiungere il giusto ritmo, tutti i personaggi su schermo si incastrano in maniera ottimale, è stato difficile o tutto è arrivato senza troppi scossoni? “Tra noi attori c’è subito stata un’alchimia particolare” ci ha raccontato Lucia Ocone, “nel film ci vedete battibeccare ma lo facciamo anche nella vita, lo abbiamo fatto sul set. È stato un feeling naturale, anche con i registi. Con Fabio poi ci conosciamo da una vita, Miriam invece è meravigliosa, durante tutta la lavorazione avevo un solo compito, trovarle un difetto perché non può essere così perfetta. Alla fine ci sono riuscita: vi assicuro che è matta, matta da legare, però la adoro”.
“Lucia ha ragione”
ha continuato Miriam Leone sorridendo, “abbiamo lavorato come membri di un’orchestra, tutti accordati e armoniosi. Il mio plauso va ai registi che sono riusciti nell’ingrato compito di tenerci a bada, sembravamo bambini dell’asilo, completamente sfrenati. È stato davvero un onore lavorare con loro, avevo bisogno di un progetto leggero per ricaricare le batterie. Certo mi è dispiaciuto congelare la povera Barbara Bouchet ma sapeva a cosa andava incontro”.

Da icona sexy a nonna intraprendente

Effettivamente l’icona sexy degli anni ’60 e ’70 era stata preparata a dovere, sapeva che avrebbe avuto poche scene prima di uscire dalle inquadrature, ma poco le importava: “Per me è stato un sollievo perché finalmente ho fatto qualcosa di diverso. Mi appello a tutti i registi: fatemi vecchia, fatemi brutta, ma levatemi l’ombra del sesso di dosso. Cerco continuamente ruoli per la mia età ma mai nessuno riesce a convincersi, invece questi due registi giovanissimi mi hanno dato una possibilità e finalmente sono diventata una nonna sullo schermo. Sono una donna nuova, non sono la Bouchet di un tempo, anche se ho quasi rischiato di morire sul serio in fase di lavorazione. Sul set c’era un caldo infernale, per girare la mia scena sul letto abbiamo lavorato fino alle 5 del mattino, nonostante questo sono felice di essere parte di questo cast e di questo progetto.”
Fra tutte queste splendide donne c’è però un “beato” che ricopre uno dei ruoli principali, Fabio De Luigi ovviamente: “Sembra scontato ma sono davvero contento di questo ruolo e di questo film, fra i tanti pregi ha quello di avere una quota di donne piene di talento, divertenti, che hanno regalato al progetto una forza particolare. Sono davvero felice”.

Un mondo ideale

Ci avviciniamo così al momento dei saluti, è dunque quasi d’obbligo chiudere il cerchio e tornare dai registi Fontana e Stasi: com’è stata questa prima esperienza cinematografica? “Eccezionale, non sapremmo definirla altrimenti. La Indigo Film ci ha messo a disposizione tutto quello di cui avevamo bisogno e anche di più. Ci hanno permesso di acquistare delle musiche per la colonna sonora che costano uno sproposito, in una scena poi si vede un elicottero che è stato aggiunto con gli effetti speciali. Noi avevamo girato quella scena per aggiungere soltanto gli effetti sonori, invece Nicola Giuliano (uno dei produttori del film, ndr) ha spinto per aggiungerne uno fisico anche a costo di spendere ulteriori soldi. In un mondo ideale si dovrebbe sempre lavorare in questo modo”.

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