prime impressioni sul serial brasiliano di Netflix

Condividi con chi vuoi!

Dopo una prima accusa nel 2008, viene ufficialmente avviata nel marzo del 2014 la cosiddetta Operaçao Lava Jato (Operazione Autolavaggio), un’indagine della polizia federale brasiliana, tuttora in corso, sul riciclaggio di denaro sporco e l’annessa corruzione su tutto il territorio nazionale. Questi eventi sono al centro di O Mecanismo, la nuova produzione seriale di Netflix proveniente dal Brasile, nata dalla collaborazione tra il regista/produttore José Padilha e la sceneggiatrice Elena Soarez. Padilha, recentemente transitato al cinema in lingua inglese con RoboCop e 7 Days in Entebbe e già legato a Netflix come produttore di Narcos, torna così in patria per raccontarne un altro pezzo di storia sporchissima, dopo aver precedentemente messo in scena le azioni violente della polizia militare in Tropa de Elite e il suo sequel.
Qui i tempi sono più dilatati, non solo per la struttura drammaturgica che prevede otto episodi da quarantacinque minuti circa, ma anche per la natura stessa della storia vera, aperta e quindi materia prima ideale per un prodotto che può andare avanti per diversi anni. Sin dall’incipit, con il poliziotto principale che viene coinvolto sul piano personale in seguito a un tentativo di uccidere sua moglie e la figlia piccola, viene detto chiaramente che siamo in un mondo intricato e moralmente flessibile, potenzialmente in grado di giustificare un racconto a lungo termine capace di confermare la validità progressiva dell’espansione internazionale di Netflix, che proprio grazie all’America Latina sta mietendo alcuni dei suoi successi più notevoli negli ultimi anni, in primis il già menzionato Narcos.

Complotti e pedinamenti

Dominato dalla voce narrante dello sbirro onesto Ruffo, che si rifà ai noir classici e dà all’operazione un tono leggermente più rilassato rispetto allo stile abitualmente cinetico di Padilha, il primo episodio introduce un universo narrativo grigio e fumoso, dove le conversazioni – criminali da un lato e burocratiche dall’altro – vanno di pari passo con i momenti d’azione, nel tentativo di restituire tutte le sfaccettature della storia vera raccontata (con le inevitabili licenze poetiche, segnalate nella didascalia d’apertura), senza scivolare nel divertimento aggressivo e a tratti maldestro che ha precedentemente caratterizzato il lavoro del cineasta sul grande schermo. Non siamo esattamente in presenza di un nuovo Narcos, sia per l’assenza – per ora – di un villain carismatico quanto Pablo Escobar che per l’impossibilità di avere a disposizione tutto il materiale necessario per pianificare nei dettagli l’evoluzione dello show. Per sua natura, O Mecanismo si annuncia quindi, come il caso su cui è basato, come un work in progress seriale, ma le promesse per un esito positivo ci sono tutte, in attesa del bilancio a visione completata.

Fonte Notizia