prime impressioni sulla nuova comedy di HBO

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Natale Ciappina Traumatizzato dallo studio di Kierkegaard, è solito nascondere il suo nome fra miriadi di pseudonimi, sommerso com’è fra le sue infinite liste di cose da fare, vedere, ascoltare, leggere e magari anche giocare.

Tra le novità seriali del 2018, ben poche hanno messo d’accordo critica e pubblico, spostando l’attesa generale soprattutto sui ritorni dei successi degli ultimi anni, come Homeland, The Handmaid’s Tale e Westworld. Che il sovraccarico di contenuti, in progressivo aumento anno dopo anno, si stia assestando? È ancora difficile per dirlo. Bisognerebbe attendere quantomeno la fine di quest’anno solare; prima di allora, ogni conclusione potrebbe risultare affrettata. Intanto, fra le poche novità degne di nota, sembrerebbe esserci Barry, nuova comedy targata HBO in grado di attirare su di sé le attenzioni di tutta la stampa specializzata per i nomi in ballo – sia nel cast che nella produzione – sia per il tema trattato, originale e in grado di distanziarsi dalla maggior parte dei prodotti speculari offerti dalle concorrenti. Il protagonista è un assassino depresso che da un giorno all’altro decide di dare un taglio alla sua angosciante routine, tentando dal nulla la carriera di attore a Hollywood. Potrebbe sembrare una commedia ai limiti del nonsense, ma fin dalla premiere è proprio questo il leitmotiv di Barry: galleggiare costantemente fra l’assurdo e il reale, con una stratificazione narrativa tenuta insieme da gag e sketch di alto livello, e amplificate dalla narrazione metatelevisiva del suo protagonita.

Sono Barry, risolvo problemi

Le principali menti che si nascondono dietro Barry sono due, quella di Bill Harder e Alec Berg. Harder è noto fra il grande pubblico soprattutto per le sue molte partecipazioni al Saturday Night Live, il programma che l’ha lanciato portandolo a recitare sul grande schermo in alcune commedie recenti come Troppo incinta, Adventurland, Suxbad e Un disastro di ragazza. Alec Berg è invece un veterano del settore, avendo lavorato alle sceneggiature di Seinfeld, Curb your enthusiasm e Silicon Valley. Insomma, due profili che lasciano trasparire una fiducia sorretta poi dalle interessanti premesse offerte dal plot. Barry, che è interpretato dallo stesso Harder, non è infatti un semplice assassino, ma un ex soldato affetto da stress post-traumatico, patologia tipica di molti marines americani al ritorno in patria dopo lunghe e provanti missioni di guerra. Nella fattispecie, Barry non riesce ad andare oltre tutte le storture che ha visto, e dovuto subire, in Afghanistan, e che l’hanno portato in uno stato depressivo cui è riuscito a evadere unicamente grazie all’aiuto di un amico di famiglia, Goran (Glenn Fleshler), che ha indirizzato tutta la sua esperienza e la sua rabbia inespressa nel business degli omicidi su commissione. Un palliativo per il povero Barry, che dopo anni si ritrova punto e a capo: depresso e in cerca di una svolta per la propria vita. Svolta che sembra arrivare quando gli viene commissionato a Los Angeles l’omicidio di un attore principiante; così, fra una situazione improbabile e l’altra, Barry sarà costretto a seguire il suo obiettivo fino a venir risucchiato a sua volta dal magico mondo di Hollywood, finendo col decidere di seguire il suo nuovo sogno: diventare un attore.

Fra pallottole e sketch

A brillare, fin dalla premiere, è però anche il supporting cast: fra le facce che sorprenderanno di più il pubblico c’è soprattutto quella di Henry Winkler, il Fonzie di Happy Days che in Barry interpreta il gestore di una scuola di recitazione; un personaggio esilarante nella sua espressione perennemente sorniona, e reso ancor più comico dalla sua principale preoccupazione, ovvero che tutti i suoi alunni paghino regolarmente la costosa retta della sua scuola. Anche se, va da sé, a spadroneggiare lungo gli episodi è proprio Bill Harder: un rigido e spietato assassino afflitto da un turbinio di sentimenti che, tuttavia, non riesce a esplicitare nella sua apparente apatia, andando così a cozzare con la natura empatica che ogni attore dovrebbe avere. Tutto ciò si traduce poi in una comicità generale palpabile in ogni situazione di cui Barry si renderà protagonista più o meno involontario, e che esplode in mille coriandoli di colori e ritmi frenetici quando la serie decide di passare all’action più puro, con sparatorie e scene d’azione che sicuramente saranno secondarie, ma che fin da questo debutto riescono a convincere. Una formula ibrida che sembra funzionare, in attesa di capire come evolverà lungo gli otto episodi previsti per questa prima stagione.

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