primo sguardo alla nuova stagione della serie Netflix


La prima stagione di Jessica Jones è stata prodotta e rilasciata da Netflix con un’eredità davvero pesante: la serie, ispirata al personaggio Marvel rilanciato nei fumetti da Brian Michael Bendis, è infatti arrivata dopo il successo clamoroso di Daredevil, vero e proprio capolavoro che tutt’oggi adombra l’intero parco di produzioni Marvel di Netflix (insieme al più recente The Punisher). Jessica Jones, con Krysten Ritter a interpretare la vigilante detective della Alias Investigation, non è riuscita forse a eguagliare la qualità di Marvel’s Daredevil – in termini tecnici e di scrittura – ma ha avuto il merito di imporsi come una serie dall’alto tasso psicologico, una visione introspettiva in cui il personaggio interpretato dalla Ritter incarna tutti i valori propri di un eroe femminile, tormentata da un passato oscuro fatto di oppressione, violenza e sudditanza psicologica, ma in grado infine di emanciparsi e scrollarsi di dosso la presenza ingombrante e terribile di un aguzzino senza scrupoli. È proprio la protagonista il punto di forza della serie, la cui seconda stagione è in arrivo il prossimo 8 marzo (non a caso) sulla piattaforma streaming, facendo da apripista alle nuove storie dedicate ai quattro vigilanti di New York, ponendosi cronologicamente proprio qualche tempo dopo la battaglia tra i Difensori e il temibile clan della Mano.

Residui

New York è tornata alla vita di tutti i giorni, e con essa anche la nostra Jessica. L’investigatrice privata prosegue con la sua vita, archiviata l’avventura al fianco dei Difensori , tra un caso di basso livello e un altro e fugaci avventure con uomini sconosciuti che fungono quasi più da mero passatempo che da vero e proprio sfogo di piacere. È nuovamente disillusa e smarrita, ben lontana dall’eroina che potrebbe e dovrebbe essere: i fantasmi del suo passato, e soprattutto l’omicidio di Killgrave, continuano a tormentarla, tra chi la definisce un’assassina per il delitto compiuto e chi teme gli individui che, come lei, sono in possesso di abilità sovrumane tanto da essere considerati più dei mostri che dei veri e propri superesseri in grado di compiere gesta incredibili.
Piccoli difetti di continuity che non rendono giustizia all’epopea vissuta dai quattro Difensori di New York nella miniserie crossover e che non contestualizza benissimo gli eroi targati Netflix in un universo di riferimento che dovrebbe essere ben abituato alla presenza di supereroi e alla possibilità che essi vivano in mezzo a noi. Ma possiamo archiviare questa piccola incoerenza, scegliendo di accettarla in nome del patto con lo spettatore e, soprattutto, nello spirito di una serie che sin dai suoi esordi vuole essere anche un inno alla diversità: una faccia diversa della stessa medaglia, quella della discriminazione psicologica, rispetto ai temi sociali di Luke Cage e che trova proprio nella seconda stagione di Marvel’s Jessica Jones un elemento portante della trama.
L’intera narrazione, o perlomeno quella dei primi cinque episodi, ruota attorno alle origini dei poteri di Jessica, un argomento soltanto sfiorato nella prima stagione della serie e appena scalfito in Marvel’s Luke Cage, che condivide alcuni elementi in comune con l’investigatrice. Sappiamo che entrambi sono il frutto di un esperimento che li ha resi super resistenti e in possesso di una forza fuori del comune; il perché di tutto ciò, e come si sono ritrovati a essere cavie da laboratorio, perlomeno Jessica, ci era finora precluso saperlo. A quanto pare ci penserà proprio questa nuova stagione, la cui trama per adesso sembra ruotare unicamente intorno al bisogno della protagonista di ritrovare e riscoprire se stessa, esplorando a fondo un vuoto di memoria lasciato sopito troppo a lungo.

Troppe direzioni?

Su suggerimento di Trish, infatti, Jessica accetterà di indagare a fondo sul suo passato: dopo la prima stagione, che ci ha mostrato gli eventi passati più recenti dell’eroina interpreta da Krysten Ritter – e cioè quando fu raggirata e schiavizzata dal crudele Uomo Porpora – adesso la storia della protagonista andrà ancora più indietro nel tempo e cercherà di spiegarci come e perché, da piccola, si ritrovò a essere il soggetto di un misterioso esperimento scientifico. Dopo l’incidente che ha ucciso la sua famiglia, Jessica ha un vuoto di memoria mai colmato e durato diversi giorni, prima di riacquistare conoscenza e archiviare quanto accaduto. Che cosa è successo nel lasso di tempo di cui ha rimosso ogni ricordo? Da chi è stata trovata e chi l’ha portata in laboratorio? Sono domande che troveranno una risposta già nei primi episodi della serie, con una prima puntata che risulta godibile per narrazione e ritmi. Purtroppo, però, gli elementi di maggiore interesse si esauriscono al massimo nei primi due episodi: in seguito la narrazione si spalma con una lentezza disarmante, ostinandosi a condurre la storyline principale – quella di Jessica alla scoperta delle sue origini – tenendo per mano una moltitudine di personaggi e side stories che, pur provando a convergere tra loro nel corso dei cinque episodi iniziali, non risultano davvero in grado di trainare il racconto verso qualcosa che sia davvero avvincente. La seconda stagione di Marvel’s Jessica Jones compie finora un errore di fondo: decentrare la trama dalla sola e unica protagonista, dalla sua sfera introspettiva e dalla personale battaglia contro un nemico principalmente psicologico, rendendola una continua rincorsa all’ultimo indizio di turno, spostando il focus della narrazione sui diversi comprimari che abbiamo imparato a conoscere nel corso della stagione uno. Quasi nessuno di essi, tuttavia, possiede il carisma di Jessica e il risultato è che, se da un lato non riusciamo a spiegarci a fondo (perlomeno non ancora) un ruolo così prominente affidato a Jeri Hogarth, dall’altro l’unico elemento in gioco dai risvolti davvero interessanti ci sembra Trish Walker, destinata come sappiamo a diventare la vigilante nota come Hellcat.

Potere alle donne

Di certo non mancano gli elementi di interesse che risulteranno cari soprattutto al pubblico femminile, seppur anche in questo caso non è proprio tutto oro quel che luccica. Innanzitutto, i fan dei fumetti Marvel dedicati alla proprietaria della Alias Investigation troveranno nello show prodotto da Melissa Rosenberg non pochi omaggi al materiale cartaceo di riferimento.

Inoltre, al di là della release strategica dello show su Netflix, che avverrà proprio l’8 marzo nella giornata dedicata alle donne, e all’insistenza sui temi della diversità e del pregiudizio, nello script della serie e nella psicologia dei protagonisti ritroviamo riferimenti e situazioni che strizzano l’occhio agli ultimi avvenimenti di attualità che hanno coinvolto i noti scandali hollywoodiani, a volte scadendo in un semplice citazionismo fine a se stesso. Rispetto alla prima stagione, lo show compie un passo indietro sotto quasi ogni fronte e anziché presentare donne forti ed eroiche, come dovrebbe essere nello spirito del racconto, finisce per rimanere vittima della sua voglia eccessiva di voler spostare l’introspezione su personaggi secondari.

L’importanza di un cattivo

Ma, soprattutto, a Jessica Jones 2 manca la presenza di un cattivo degno di questo nome. Nel corso dei cinque episodi si inizia a intravedere qualcosa, ma francamente risulta imprescindibile il confronto con il Killgrave di David Tennant. Anche se non sappiamo né come né perché, l’Uomo Porpora dovrebbe tornare anche in questa stagione, ma intanto il filone narrativo delineato fin qui ha sentito pesantemente l’assenza di una nemesi che bilanciasse il racconto, eccessivamente focalizzato su dei protagonisti che, da soli, non riescono a tirarne le fila. Gli show targati Marvel/Netflix hanno finora evidenziato come una buona storia abbia bisogno sempre e comunque di un ottimo antagonista: a partire da Wilson Fisk, passando per lo stesso Killgrave fino all’ottimo Cottonmouth di Mahershala Ali (che è riuscito a reggere in piedi Luke Cage per metà stagione, prima della flessione nella seconda parte relativa proprio alla sua dipartita), i problemi poi sono iniziati proprio quando in Iron Fist e The Defenders le nemesi proposte hanno fallito non soltanto nel tentativo di reggere il confronto con le precedenti, ma soprattutto nel rendere il ritmo della sceneggiatura davvero avvincente.

In questo senso, a causa di quello stesso ritmo claudicante e con un focus narrativo sbagliato, Marvel’s Jessica Jones 2 risulta finora – purtroppo – lo show meno interessante tra quelli proposti dalla partnership tra la Casa delle Idee e il colosso di streaming digitale. Restano otto episodi ancora da guardare e che speriamo riescano a risollevare le sorti di una serie che, dopo Daredevil, aveva proposto idee interessanti al netto di tutti i possibili difetti che caratterizzavano la prima stagione. Il problema è proprio questo: i primi cinque episodi della seconda stagione di Jessica Jones – nonostante l’ottima regia e l’estetica noir, sempre piacevole e ben diretta – ci sembrano poveri di idee e di verve creativa.





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