Ready Player One – Download Streaming HD

ready player one

Ready Player One

Ready Player One è un film di genere azione, thriller, fantascienza del 2018, diretto da Steven Spielberg, con Tye Sheridan e Olivia Cooke. Uscita al cinema il 28 marzo 2018. Durata 140 minuti. Distribuito da Warner Bros..

DATA USCITA: 28 marzo 2018
GENERE: Azione, Thriller, Fantascienza
ANNO: 2018
REGIA: Steven Spielberg
ATTORI: Tye Sheridan, Olivia Cooke, Simon Pegg, Mark Rylance, Hannah John-Kamen, T.J. Miller, Ben Mendelsohn, Julia Nickson, Lena Waithe, Win Morisaki, Philip Zhao
PAESE: USA
DURATA: 140 Min
FORMATO: 3D e 2D
DISTRIBUZIONE: Warner Bros.
SCENEGGIATURA: Ernest Cline, Zak Penn, Eric Eason
FOTOGRAFIA: Janusz Kaminski
MONTAGGIO: Michael Kahn
MUSICHE: Alan Silvestri
PRODUZIONE: Amblin Entertainment, De Line Pictures, DreamWorks

TRAMA READY PLAYER ONE:

Ready Player One, il film diretto da Steven Spielberg, è basato sul romanzo omonimo di Ernest Cline. Si tratta di una rappresentazione distopica immersa nella suggestione della realtà virtuale, ma la sua particolarità è il rimasticare l’immaginario collettivo videoludico degli anni Ottanta, dalle avventure testuali stile Zork della Infocom passando per Pac-Man e altri titoli meno noti (se non ai veri appassionati). D’altra parte Cline, oltre a essere un nerd militante a 360° (possessore di una DeLorean), è sempre stato un appassionato di videogiochi, in grado di miscelare la propria mania con le sue doti di scrittura creativa, allenate da oltre vent’anni, anche in performance di poesia.

Nel 2045 la terra è diventata un luogo inquinato, funestato da guerre, povertà e crisi energetica. Gli abitanti versano in condizioni precarie, stipati in grossi container spogli, senz’altra evasione che il nostalgico mondo virtuale di OASIS. L’universo ispirato ai ruggenti anni ottanta, creato dal milionario James Donovan Halliday (Mark Rylance), conta milioni di login al giorno per la facilità d’accesso (sono sufficienti un visore e un paio di guanti aptici) e gli scenari iperrealistici in cui sfuggire al mondo tetro e pericoloso. La notizia della morte di Halliday arriva insieme con l’ultima, stimolante sfida lanciata dall’eccentrico creatore: una caccia al tesoro da miliardi di dollari.

L’adolescente Wade (Tye Sheridan), da sempre affascinato dalla figura del programmatore, ha collezionato informazioni sulla sua vita e il suo lavoro. Attraverso l’avatar Parzival proverà ad aggiudicarsi il premio in palio, contro i potenti nemici di una malvagia multinazionale (la IOI) e un nutrito gruppo di concorrenti senza scrupoli.

Recensione:

Nel 2045 il diciassettenne Wade (Tye Sheridan) cerca come tutti rifugio nella realtà virtuale dell’OASIS, creata dal leggendario programmatore James Halliday (Mark Rylance). Alla morte di quest’ultimo parte una caccia al tesoro, anzi a un easter egg contenuto nel codice stesso dell’OASIS: Halliday voleva infatti lasciare l’azienda a chi riuscisse a risolvere tre enigmi legati a pietre miliari della cultura nerd. Wade o per meglio dire Parzival, il suo avatar nell’OASIS, raccoglie la sfida, insieme alla misteriosa Ar3mis (Olivia Cooke) e altri amici virtuali. Purtroppo OASIS fa gola anche all’affarista Nolan Sorrento (Ben Mendelsohn)…

Pubblicato nel 2010, il romanzo Ready Player One di Ernest Cline è diventato un cult per ogni appassionato di videogiochi e argomenti limitrofi. Il motivo per cui lo è diventato è anche quello per cui questo adattamento diretto da Steven Spielberg, cosceneggiato dallo stesso Cline e Zak Penn, ci lascia più freddi. Il libro non è solo un trionfo di citazionismo fine a se stesso, ma si respira una vera condivisione di una cultura ormai quarantennale: sulle pagine Wade, Art3mis e gli altri, giovanissimi, si riconoscono in un patrimonio passato di pionerismo noto a chi è quarantenne come chi scrive.

Ready Player One

Con meticolosità, precisione, dettaglio, che diventano un omaggio ai reali autori di videogiochi citati. La presenza di questo passato in un contesto distopico fantascientifico, credibile evoluzione dei MMORPG e degli esports attuali; è un vero processo di storicizzazione come raramente il videoludo ha sperimentato. Nonostante nella sceneggiatura i videogiochi e in generale il vintage anni Ottanta rimangano ovviamente centrali nel meccanismo narrativo, divengono invece nel film secondari a un livello più puramente emotivo e sensoriale. Era forse inevitabile: una descrizione di un’avventura testuale come Zork non è cinematografica, mentre la “realtà virtuale” lo è sicuramente di più.

Spielberg l’abbraccia liberandosi delle costrizioni fisiche della macchina da presa, con quella performance capture che l’ha così entusiasmato in Le avventure di Tintin e Il Grande Gigante Gentile. La rintronante centrifuga di movimento sullo schermo però, più che celebrare i videogiochi come fa il romanzo, inquadra bene la visione che di questi hanno i non addetti ai lavori e i non appassionati: un casino sensoriale che ti spappola il cervello. Nel marasma s’intravede ancora quell’anima vintage, ma come si può intravedere nei flutti di una tempesta un uomo in mare che si sbraccia disperato.

Ready Player One

Chiunque ami un romanzo teme sempre i tagli e le modifiche nel trasloco sullo schermo. Nel caso di Ready Player One la difficoltà della trasposizione era peggiorata dalla quantità di citazioni, che al cinema necessitavano di permessi e licenze. Il compromesso legale che ci ha infastidito di più è la sostituzione di un lungometraggio di culto per ogni geek come Wargames con un altro che non sveliamo e davvero molto poco pertinente.

La modifica narrativa più imperdonabile, almeno a nostro parere, riguarda invece la rivelazione anzitempo del vero aspetto di un personaggio chiave: facile intuirne le motivazioni hollywoodiane e di allargamento del target, però è un’idea che bagna le polveri. Abbracciare i drammi dei personaggi non è poi sempre facile nelle due ore e venti di durata, con dialoghi a mitraglia che, sovraccarichi di informazioni, sacrificano alcuni passaggi emotivi all’altare degli spiegoni.

Ready Player One

L’unico elemento stupefacente di Ready Player One è esterno al film stesso. Scatenato giocattolone ipercinetico, a metà strada tra il chiasso di Michael Bay e l’estetica CGI di un Luc Besson; è allineato agli standard dei blockbuster attuali. Eppure è realizzato da un regista che ha 71 anni e appena un mese fa si è rilassato con campi e controcampi sereni raccontandoci dei Pentagon Papers in The Post.

Più del film, è Spielberg stesso con le sue scelte artistiche a rendere credibile la morale di Ready Player One. L’evasione dalla realtà va calibrata, è una moderna conquista dell’immaginazione; ma non deve dissipare il nostro senso del reale. E se nel bailamme generale il messaggio sopravvive, lo si deve al coraggio professionale del regista e all’umanità di un perfetto Mark Rylance, nelle poche ma significative scene che abita.

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