Rise – Il condominio, la natura primitiva dell’uomo

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Immaginate di vivere da soli. Immaginate di vivere in un condominio che ospita più di mille persone. Immaginate di non dover più uscire, se non per lavorare, e di poter fare qualsiasi cosa all’interno dello stabile in cui vivete: andare a ballare, fare la spesa, piscina, palestra, ogni tipo di sport. Ora immaginate di rimanerci chiusi dentro. Per giorni. Con la natura primitiva dell’uomo che prende il sopravvento su quella razionale ed evoluta. Questo è quello che J.G. Ballard descrive nel suo Il condominio, successivamente trasposto nell’ottimo film High-Rise – La rivolta.

I piani come specchio della società

Se avete visto Snowpiercer o non siete a digiuno di distopia in generale saprete che una delle regole auree è: dividere il mondo per classi sociali. Oppressi e oppressori. Schiavi e padroni. Non che il mondo di oggi sia, in realtà, molto diverso. Così, Ballard sviluppa il concetto di classe sociale in verticale: dal basso verso l’altro. La catena alimentare de Il condominio vede i più poveri in basso, i più ricchi in alto. Concettualmente si è tutti uguali all’interno del condominio: ogni spazio comune è comune e non precluso a nessuno. La piscina può essere usata dall’operaio come dall’imprenditore con l’azienda da milioni di dollari. Ma se per il resto della distopia di genere le classi sociali sono predeterminate e impossibili da scalfire, in Ballard e in High-Rise non è così. La competizione è insita nell’animo umano, retaggio di una natura animalesca che non siamo mai riusciti a sopprimere. Così, una serie di minimi blackout, poi sempre più lunghi e frequenti, mettono in serio pericolo un delicato ecosistema pronto a esplodere. Un posto, un singolo posto pieno zeppo di persone diverse, con bisogni diversi e con idee diverse non può che spaccarsi sotto i colpi della naturale propensione all’odio dell’uomo.

Protagonisti diversi

Se tutto parte con piccole schermaglie, chi non vorrebbe fare un dispetto a chi odia se ne avesse l’opportunità, poi la cosa si evolve con veri e propri atti di guerriglia, con la violenza e la rabbia di chi non ha nulla da perdere: omicidi, stupri, sabotaggi e barricate. Eppure, come per l’appunto in Snowpiercer, uno dei protagonisti, Wilder, decide di dare la scalata al monte Olimpo, dove il deus ex machina del Condominio, l’architetto Royal, vive soprintendendo alla creazione di nuovi stabili.
La particolarità del romanzo sta anche in questo: il regista Wilder (Luke Evans), l’architetto Royal (Jeremy Irons nel film) e il dottor Laing (interpretato da Tom Hiddleston nell’omonimo film) sono solo spettatori. Il romanzo parte con Laing come protagonista ma il suo è sempre un punto di vista esterno. Apatico e borghese, vive giorno dopo giorno, soddisfatto della sua esistenza tranquilla e razionale nelle sue scelte. Il condominio per lui rappresenta solo una casa dove dormire. La follia collettiva non lo esalta ma lo affascina. Il ritorno a uno stadio primordiale è un qualcosa di eccezionale da vedere, da sentire e, soprattutto, da non imitare. Laing si adatta a quello che lo circonda senza farsi contagiare dalla follia di massa.

Un film fedele a un romanzo affascinante

Qui arriviamo alla fatidica domanda: è meglio il libro o il film? I soliti diranno che i libri non si superano e in linea di massima non possiamo dar loro che ragione, eppure a nostro avviso bisognerebbe porsi un’altra domanda. Il film ricalca il tema del romanzo, pur cambiandone leggermente situazioni e personaggi, ma l’idea alla base è la stessa? In High-Rise la risposta è: sì. Perché Ben Wheatley riesce ad ambientare il film negli anni ’70, anni in cui Ballard scrive l’omonimo romanzo, con un cast di altissimo livello (Tom Hiddleston, Jeremy Irons, Sienna Miller e Luke Evans, come abbiamo visto sopra) e riesce nell’improbabile operazione di creare un ottimo film con un materiale comunque non facile. Cambia qualche situazione, cambia qualche background, cambia insomma qualcosa. Eppure Ballard traspira da ogni singolo poro, da ogni singolo fotogramma e il film, difatti, è la copia fedele del romanzo. Se la domanda è se sia meglio il libro o il film, non ci sentiamo di poter rispondere. Sicuramente il film merita la visione perché è la trasposizione esatta dell’idea di Ballard. L’apatia di Hiddleston, la follia di Evans e l’arroganza di Irons sono i perfetti corrispettivi di Laing, di Wilder e di Royal. Il condominio è l’esatta copia della visione distorta di Ballard. La storia, invece, è esattamente Ballard.

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