Safe, la recensione del film con Jason Statham disponibile su Netflix

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Luke Wright, ex agente speciale del NYPD, è ora un combattente MMA di seconda categoria. Durante l’ultimo incontro combinato manda involontariamente al tappeto il suo avversario, provocando le ire della mafia russa che aveva scommesso un’ingente somma di denaro sul match. Il boss Emile Docheski decide di fargliela pagare cara, uccidendogli la moglie e lasciandolo in vita con la minaccia che chiunque provi a stringere un rapporto con lui verrà brutalmente ucciso dai suoi scagnozzi. Nel frattempo la piccola Mei, bambina cinese dotata di grandi capacità intellettive il cui cervello lavora come un computer, arriva negli Stati Uniti sotto stretto controllo e ricatto del gangster della Triade Han Jiao, che tiene in ostaggio la madre malata. La piccola ha il compito di gestire conti e situazioni finanziare senza destare sospetti. In Safe, quando i russi scoprono le capacità della genietta cercano di rapirla, ma il caso vuole che proprio Luke si imbatta in Mei e, con più niente da perdere, scelga di proteggerla, attirandosi le ire dei due clan criminali e anche della polizia tra le cui fila vige un diffuso giro di corruzione facente capo allo stesso sindaco della città.

Il gigante e la bambina

Mafia russa, triadi cinesi, polizia corrotta e chi più ne ha più ne metta: si trova ad affrontare un intero esercito il personaggio di Jason Statham, pronto come spesso in carriera a menar le mani per proteggere i più deboli. In Safe, diretto nel 2012 dal regista di origini israeliane Boaz Yakin e disponibile su Netflix, il popolare attore si trova impegnato in numerosi combattimenti e sparatorie ottimamente coreografati inseriti all’interno di una trama ricca di colpi di scena e tradimenti. Una storia a tinte fosche concentrata sul rapporto tra il Nostro, eroe tutto d’un pezzo tormentato dai drammi del recente passato, e una bambina cinese in possesso di grandi capacità intellettive: pur non brillando nel lato emotivo, l’alchimia tra questa strana coppia funziona alla grande e permette alle dinamiche di genere di esplodere con relativa semplicità nei novanta minuti di visione, facendo chiudere un occhio anche sulle evidente forzature di una sceneggiatura diretta e senza fronzoli che viaggia veloce come un treno senza porsi troppi risvolti introspettivi di sorta. Una rapidità d’intenti che avvantaggia l’esplosione action del racconto, vero e proprio cuore pulsante della frenetica messa in scena, che pur conducendo a un epilogo più che ovvio riesce ad avvincere e appassionare senza cadute di tono, confermando l’onestà di fondo di un’operazione pensata a uso e consumo per un ben determinato target di pubblico che difficilmente resterà deluso da cotanto impianto adrenalinico di esaltante fattura.

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