Santa Clarita Diet: recensione della seconda stagione

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Sangue a profusione, battute caustiche e misteri ancestrali. Una miscela a dir poco esplosiva quella di Santa Clarita Diet, la dramedy che dal 23 marzo è tornata con la nuova stagione sul catalogo di Netflix. Drew Barrymore è ancora Sheila Hammond, zombie famelico e dalla battuta sempre pronta; Timothy Olyphant interpreta Joel, marito di Sheila; Liv Hewson è Abby, figlia sarcastica e anticonvenzionale; e Skyler Gisondo interpreta Eric, vicino di casa degli Hammond e ragazzino logorroico ma dai mille talenti. Una seconda stagione che, nonostante qualche piccola sbavatura, conferma tutte le buoni intenzioni che sono trasparite dalla season premiere: Santa Clarita Diet riesce infatti a fondere il mero intrattenimento con la satira sociale, e l’horror e lo splatter con la comicità mordi e fuggi di una brillante comedy contemporanea. Il risultato è una serie fuori dagli schemi, intelligente e mai banale, che scava a fondo nella vita dei sobborghi statunitensi, evidenziandone vizi e virtù. Nella speranza che la serie possa tornare per una terza stagione, alla luce di un finale che rimescola di nuovo le carte, il secondo ciclo di episodi è stato un binge-watching saporito, divertente e succulento.

E se il problema fossero le vongole?

La situazione sta letteralmente sfuggendo di mano. I cadaveri si accumulano senza sosta, i segreti non riescono a essere chiusi ermeticamente nell’armadio, la fame di carme umana cresce a dismisura e la piccola comunità di Santa Clarita cade nel terrore. E mentre Sheila cerca di sviare le indagini della polizia, Joel spera ancora di trovare una cura per la moglie e fermare la sua furia carnivora. Le indagini conducono l’arguto agente immobiliare a indagare su un carico di vongole carnivore arrivate negli Stati Uniti direttamente dalla Serbia: a quanto pare i molluschi sarebbero la causa scatenante della malattia di Sheila; ma non è facile arrivare al nodo della questione quando fanno la loro comparsa il redivivo Gary, uno sceriffo che comincia a mettere in ordine i tasselli del puzzle, e altri due non-morti in cerca anche loro di carne umana.

I coniugi Hammond: la famiglia al tempo della crisi dei valori

Ma al di là di un intreccio a volte un po’ troppo bizzarro e di battute che non sempre funzionano a dovere, Santa Clarita Diet piace perché va ben oltre il semplice intrattenimento. La serie di Netflix ha la capacità di scandagliare le abitudini della famiglia moderna, evidenziandone pregi e ipocrisie, fotografando le abitudini della middle calss americana, ancora ancorata a vecchi valori. Lo si intuisce delle disavventure degli Hammond, che cercano comunque di preservare quell’alone di finto perbenismo, mostrandosi alla gente comune come una famiglia felice e al passo con i tempi. Invece si trovano a uccidere, a ingannare e nascondere cadaveri nel frigorifero solo per continuare a vivere in quell’angolo di paradiso che sono i quartieri residenziali, e solamente per far crescere Abby in un luogo sicuro e al di fuori del caos della città. Ma è proprio in questi quartieri, dove il prato è sempre verde e i vicini sono sempre sorridenti, che si celano segreti e torbidi misteri.

Oltre le risate c’è di più

Santa Clarita Diet vuole divertire ma con intelligenza e, per farlo, strizza l’occhio sia al suo stesso pubblico che alla tradizione delle comedy. Seduce con una trama in divenire, che va gustata tutta d’un fiato, ma allo stesso tempo innova il genere delle comedy con la tematica horror, la satira politica e sociale, e naturalmente quell’opprimente alone da soap opera che non guasta l’appetito. Un miscuglio di generi che, in un certo qual modo, rende la serie TV unica nel suo genere. A quando la terza stagione?

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