Soldi pericolosi, la recensione del film con Luke Goss

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Le certezze di Brian, uomo d’affari con moglie e figlio a carico, crollano da un giorno all’altro quando la ditta dove ha lavorato per anni lo licenzia di punto in bianco, costringendolo a far fronte a una marea di debiti da pagare. In Soldi pericolosi approfittando dell’assenza dei suoi cari, in vacanza per una settimana in una località di campagna, Brian trascorre un pomeriggio in un bar/nightclub di proprietà di Jimmy, un vecchio compagno di scuola che, dopo avergli fatto vincere 5mila dollari con una scommessa sportiva a colpo sicuro, gli propone un affare in grado di garantire un grosso guadagno in brevissimo tempo. La valigetta piena di denaro, gli ultimi risparmi di una vita, viene però rubata insieme alla macchina dov’era contenuta da due adolescenti problematici che si trovano così in possesso dell’inaspettato gruzzolo. Gruzzolo sulle cui tracce vi è anche un cartello della droga che aveva fatto accordi proprio con Jimmy…

Per soldi e per amore

Se anche un business man dalla posizione apparentemente stabile rischia di perdere tutto non appena svanita la sicurezza lavorativa, con debitori di ogni sorta che bussano immediatamente alla porta dopo il licenziamento, il dramma per i comuni mortali rischia di essere ben più grave. Parzialmente surreale nelle premesse è la vicenda capitante al protagonista di Soldi pericolosi, produzione canadese datata 2011 diretta da Justin Donnelly, esordiente sul grande schermo dopo aver diretto alcuni episodi di serie televisive (inclusa una puntata de La zona morta). Una narrazione che prova a speziare il plot di base con il percorso prima parallelo e poi coincidente dei due adolescenti in cerca di soldi facili, trovando diverse sfumature drammatiche e introspettive nel procedere degli eventi trascinanti a un finale non del tutto chiarificatore e in ogni modo più amaro del solito. L’operazione convince per alcuni spunti discretamente originali ma soffre di una generale mancanza di coesione e di una stentata gestione del ritmo, con diversi momenti di stanca a intarsiare l’ora e mezza di minutaggio, tra scene parzialmente scult (la telefonata di Brian alla moglie mentre un’auto è in fiamme a pochi passi) e risvolti non sempre verosimili. Luke Goss, attore solitamente muscolare, si cala con impegno in un ruolo più complesso rispetto alla sua abitudinaria filmografia, accompagnato da un cast appena onesto comunque vittima di personaggi figli di stereotipi classici.

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