storia del nerd dietro Ready Player One

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Da otto anni non si fa che parlare di lui e del suo grande capolavoro letterario. Ernest Cline è ormai uno degli scrittori più ammirati del pianeta: il suo Ready Player One è un successo mondiale, tradotto in ogni lingua e pronto a sbarcare al cinema grazie alle mani sapienti di Steven Spielberg. Un successo incredibile per un uomo di 46 anni che ha trasformato le passioni di una vita in materia viva da trasferire su carta: le sue abilità lo hanno reso il nerd più ammirato del pianeta, capace di tributi straordinari verso un’epoca d’oro – quella degli anni ’80 – fatta di produzioni troppo spesso sottovalutate ma ora tornate a nuova vita anche grazie a lui, un uomo ormai cresciuto ma con l’anima da eterno e appassionato bambino.

Un nerd nell’anima

La storia di Ernest Cline è intrinsecamente legata alle sue passioni e alla sua infanzia. Si tratta, senza dubbio, di un figlio della cultura pop degli anni ’80 cresciuto a pane, film e videogame. L’immaginario di quegli anni è ben presente nella sua vita e nelle sue opere, ma il suo non è mai voluto essere solo un grande omaggio, un tributo in un periodo storico in cui i tributi e i revival vanno tanto di moda. Lo scrittore, infatti, è sempre stato un grande appassionato dei prodotti dell’epoca, un nerd della prima ora, cresciuto nell’esatto momento in cui nascevano e si diffondevano i videogame e appassionato da sempre della saga di Star Wars, vera bibbia per i geek di tutto il mondo. Insieme a suo fratello, sin da piccolo ha collezionato giocattoli e action figure della saga di Lucas. Da bambino, per ogni Natale e compleanno si faceva regalare dei giocattoli a tema che lo hanno reso un vero e proprio collezionista e gli hanno aperto la strada verso le passioni che faranno da collante tra la sua adolescenza e la sua maturità: Dungeons e Dragons e i film di John Hughes.

La voglia di scrivere

Con la maturità Cline iniziò a sviluppare una vera e propria passione per la scrittura, tenendola sempre legata alle sue imprescindibili passioni, vero motore di tutta la sua esistenza. Da autodidatta iniziò a scrivere numerose sceneggiature e a studiare il metodo proprio dal suo sceneggiatore preferito, John Hughes. Si appassionò talmente tanto alla sua opera da spingersi a confrontare ogni film con la versione originale della sceneggiatura da cui era tratto. Spinto da infinita passione diede vita al suo primo testo creando un sequel del film del 1984 “Le avventure di Buckaroo Banzai nella quarta dimensione”, film di fantascienza di W. D. Richter con Peter Weller come protagonista. Era il 1996 e Cline aveva appena dato vita a “Le avventure di Buckaroo Banzai contro la World Crime League”. La sceneggiatura non si trasformò mai in un film, ma la sua pubblicazione online ebbe un discreto successo, con tanto di finto poster promozionale e fan convinti che il sequel sarebbe davvero arrivato. Così, mentre lavorava come tecnico informatico, non solo portò avanti la sua voglia di scrivere con alcuni poemi sempre intrisi di cultura nerd, ma si dedicò alla sua prima e più importante sceneggiatura, scaturita da uno dei traumi più terribili della sua vita.

Una vita “finita”

L’infinità delle storie e delle passioni che lo avevano portato avanti si scontrò drammaticamente con le dura realtà della vita quando sua madre morì di cancro. Questo lutto portò lo scrittore in un vero e proprio periodo di crisi, ancora una volta salvato dalla sua passione nerd e dalla sua ossessione per Star Wars. Era la fine degli anni 90′ e “La Minaccia Fantasma” si preparava a uscire nelle sale, con tutto il carico di aspettative per il ritorno della saga: Cline si chiese cosa sarebbe successo se fosse morto senza riuscire a vedere quel film che aspettava da una vita. Da questa domanda scaturì un’altra storia, un’altra sceneggiatura, che raccontava l’avventura di cinque ragazzi in viaggio verso lo Skywalker Ranch per vedere proprio l’episodio I prima che uno della comitiva morisse di cancro. La sceneggiatura ebbe un certo peso e divenne abbastanza conosciuta nell’ambiente, ma il progetto per un film prese vita solo nel 2005, quando Kevin Spacey decise di produrre l’opera insieme alla Weinstein Company. Le riprese iniziarono e Cline portò in scena tutta la sua collezione di Star Wars per decorare la stanza del protagonista; riuscì anche a coronare il sogno di una vita, visitando lo Skywalker Ranch e conoscendo di persona George Lucas, ottenendo il permesso di usare la sua libreria di effetti sonori per il film.

Dal cinema alla letteratura

Cline stava ottenendo tutto quello che un nerd poteva sperare: aveva toccato con mano il creatore di quel il mondo fittizio che aveva guidato la sua esistenza fino a quel punto, aveva in parte trasformato quella passione in un lavoro, aveva ottenuto grandi consensi e si preparava a vedere la sua prima opera trasposta sul grande schermo. “Fanboys” uscì ufficialmente nel 2009, a dieci anni dalla scrittura della prima bozza di sceneggiatura. Il film fu un clamoroso flop, poco calcolato dal pubblico e tiepidamente accolto dalla critica. La colpa, secondo lo scrittore, fu della fortissima ingerenza della produzione all’interno del progetto, del cambio di regista e dei toni che Weinstein voleva dare al film. L’idea, molto distante da quella iniziale di Cline, fu quella di spingere molto forte sul lato comico, trasformandolo in una sorta di sequel per geek di “40 anni vergine”. Perso totalmente il controllo della sua opera Cline decise di mollare le sceneggiature e di dedicarsi anima e corpo alla letteratura, campo in cui avrebbe avuto carta bianca per ciò che voleva dire e raccontare. Riprese tra le mani un vecchio progetto che portava avanti da tempo e diede vita al prodotto che ha cambiato per sempre la fantascienza degli anni 2000.
Era l’agosto 2011 e veniva dato alle stampe “Ready Player One”. “Il film Fanboys è stata un’esperienza davvero difficile, ci sono voluti 7-8 anni per realizzarlo – ha dichiarato in un’intervista – una volta finito il mio lavoro, la casa di produzione cinematografica mi ha chiesto di cambiare alcune parti, ma in quanto scrittore ero io ad avere l’ultima voce in capitolo. Ne è nata una lite e questo fatto mi ha ispirato a lavorare duro per finire presto il mio libro, scrivendo la storia senza dover rendere conto a nessuno“.

Dalla letteratura al cinema

Il resto della vita di Cline è storia più o meno nota. Il romanzo ha completamente rotto gli schemi della sua vita, trasformandolo in un mito e cambiandogli per sempre l’esistenza. “Ready Player One” è stato un successo clamoroso, tradotto in tutto il mondo e trasformato in una vera e propria Bibbia per tutti i nerd del pianeta. Un prodotto geek scritto da un fan vero della cultura geek, intriso di conoscenza e riferimenti come mai era accaduto. Dentro il libro ci sono tutti gli anni ’80 nella loro quinta essenza, c’è Star Wars, ci sono i videogame, c’è la storia dell’uomo comune che diventa eroe capace di salvare il mondo, c’è tutta la vita di Ernest Cline. Compreso il successo e la portata del film gli studios cinematografici si sono accapigliati tra loro per acquistarne i diritti, poi finiti alla Warner Bros. Lo scrittore si è preso tutta la sua rivincita su Hollywood quando ha preteso di essere lui lo sceneggiatore del film, con il pieno controllo artistico di tutta la produzione, segno inequivocabile del grande successo del suo libro e della sua comprovata forza autoriale, poi confermata anche dall’uscita del suo secondo romanzo, in qualche modo ispirato al primo, “Armada”, uscito nel 2015. “Qualsiasi cosa che uno scrittore può sognare o sperare quando scrive un libro è successa a me quando ho venduto i diritti per il film alla Warner Bros – ha raccontato – e l’opera è stata tradotta in 20 Paesi. Aver scritto questo libro è stata sicuramente un’esperienza più bella rispetto a quella di sceneggiatore“.

Crescere e restare se stessi

Tanta acqua è passata sotto i ponti della vita di Cline. Oggi è uno degli scrittori più amati al mondo, osannato in ogni dove e diventato un mito, quasi alla pari di quei miti che lui stesso ha osannato e celebrato per una vita intera. Possiamo dire che il ragazzo che è in lui è finalmente riuscito a coronare il suo sogno, senza però mai perdere di vista quello che è stato e le cose che lo hanno reso grande. Ha ottenuto tutto quello che poteva ottenere dalla vita, coronando tutti i suoi sogni: oggi guida una DeLorean in tutto e per tutto uguale a quella di Ritorno al Futuro, ha un’enorme collezione di gadget, libri e film della sua epoca, è diventato amico di Wil Wheaton e George R. R. Martin, eppure sembra essere rimasto il vecchio ragazzo di un tempo, quello felice per le piccole cose, il fanboy accanito che non ha mai perso il suo spirito e che ha fatto del suo spirito il motore per tutta la sua vita artistica. Perché uno che ha fatto delle passioni una ragione di vita non può mai perdere di vista quelle passioni: lui per fortuna è rimasto se stesso, nonostante tutto.

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