storia di uno stuntman diventato grande

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Nella Hollywood dei nostri giorni, tra carriere tutte molto simili ce n’è invece una che ha quasi dell’incredibile. Stiamo parlando di quella appartenente a David Leitch, pronto a sbarcare al cinema con l’attesissimo seguito di “Deadpool, ma con una carriera cinematografica tutta votata all’azione grazie al suo storico ruolo di stuntman. Proprio quelle lezioni di cinema dal basso, quel suo partire da zero, quella sua incontrovertibile vocazione all’azione lo hanno trasformato in uno dei registi action più apprezzati degli ultimi anni, con una carriera in costante ascesa che lo vedrà ora misurarsi con un cinecomic e uno dei personaggi Marvel più controversi e amati di sempre. Ripercorriamo la carriera di questo stuntman diventato grande.

Una vita votata alle arti marziali

Nato e cresciuto nel Wisconsin, il giovane Leitch si è visto fin da subito attratto dal mondo delle arti marziali e da quello del combattimento, due tra le sue più grandi passioni. Leggenda vuole che il piccolo David abbia mosso i suoi primi passi da totale autodidatta, allenandosi da solo nel suo garage e provando a ripetere le mosse che trovava nelle riviste specializzate. Laureatosi in relazioni internazionali è riuscito a iscriversi a una vera e propria scuola, la famosa Accademia di Dan Inosanto, dove ha potuto perfezionare tutto quello che aveva appreso da piccolo. La sua passione lo ha poi spinto a mettere da parte il suo percorso di studi per dedicarsi anima e corpo al mondo del combattimento, che lo ha poi spinto ad aprire una scuola di arti marziali tutta sua.

L’incontro che ti cambia la vita

Fu l’incontro con l’amico fraterno Chad Stahelski che cambiò per sempre la vita di David, avvicinandolo a Los Angeles e a quel mondo magico che è il cinema. Nel 1997 si trasferì definitivamente nella città degli angeli, iniziando a lavorare come stuntman professionista. I primi ruoli importanti non tardarono ad arrivare, in un mondo sempre più votato all’azione e dove le controfigure la facevano da padrone, soprattutto nei film dove l’azione aveva un ruolo preponderante. David e Chad decisero di cavalcare definitivamente l’onda e fondare una scuola tutta loro, la 87Eleven, società che aveva l’obiettivo di formare e coordinare gli stuntman. L’agenzia è ancora oggi una delle più importanti nel mondo del cinema americano, artefice non secondaria di alcune tra le produzioni più importanti degli ultimi anni.

Grandi ruoli

Quello di Leitch è stato un percorso in totale e costante ascesa, spesso e volentieri non riconosciuto, come accade per un ruolo difficile e particolare come quello della controfigura d’azione, ma comunque importantissimo per la buona riuscita di moltissime produzioni. Il primo ruolo di peso arrivò nel 1998 con “Blade“, ma la consacrazione definitiva arrivò con “Fight Club“, dove Leitch fece da controfigura a Brad Pitt in alcune delle scazzottate e dei momenti più epici della pellicola. Fu il crocevia più importante nella carriera di Leitch, che da allora impersonò Pitt in alcuni dei suoi ruoli più iconici, come in Troy o in “Ocean’s Eleven“. Grazie alla sua agenzia e insieme al suo amico Chad, partecipò a produzioni via via sempre più importanti, da “300” a “The Bourne Ultimatum“, sino ad arrivare alla mitica trilogia di “Matrix“.

Voglia di imparare

Quello di Leitch non è mai stato un approccio passivo alla Settima Arte. Alla passione sempre viva per l’azione e le arti marziali si unì quasi subito una voglia di scoprire e imparare i segreti del grande cinema d’azione. In tutti i film David riuscì a mettere grande impegno, umiltà e voglia di imparare. Si ritrovò quasi subito a osservare da vicino l’opera di grandi registi, cercando di assorbire il più possibile dal loro modo di lavorare e prendendo appunti a ogni occasione. Ancora una volta da autodidatta riuscì a capire e comprendere i meccanismi dietro la realizzazione completa di un film. Già nel 2003, con “Seabiscuit“, iniziò la sua prima esperienza dietro la macchina da presa, trovandosi a dirigere la seconda unità, incarico che poi gli fu affidato in film dal peso specifico piuttosto importante come “Jurassic World”, “Captain America: Civil War” e “Wolverine – L’immortale”.

Il grande salto

Nel 2014 arrivò il definitivo passaggio al timone principale di una pellicola, seppur sempre in coppia con l’amico di sempre Chad Stahelski. Grazie alla loro amicizia con Keanu Reeves, conosciuto durante le riprese di Matrix, i due hanno dato vita a “John Wick“, uno dei più clamorosi e inattesi successi del cinema action degli ultimi anni, con alcune scene d’azione da vera e reale antologia. L’accoglienza e il successo furono talmente grandi da generare un seguito lo scorso anno, a opera però del solo Stahelski. Leitch si è infatti occupato, per la prima volta da solo, di un altro grande film d’azione uscito lo scorso anno, “Atomica Bionda” con Charlize Theron. Alla sua prima prova in solitaria David ha dimostrato una personalità incredibile, gestendo con una forza mai vista un film dalla trama piuttosto complessa e con scene da capogiro. Con meno violenza cruda e più combattimenti corpo a corpo, il regista ha dato vita a un film dalla portata action incredibile, pilotata con una maestria secondo molti paragonabile a registi ben più affermati del settore.

A lezione da David

Per la prima volta, dopo anni a prendere lezioni, a riempire quaderni di appunti e a sporcarsi le mani per gli altri, David si è messo dietro la macchina da presa in totale autonomia, pronto a dare al pubblico la sua visione di cinema, figlia di tutte le esperienze avute e della sua vita da stuntman. Se “Atomica Bionda” ha mostrato al mondo il suo talento, si spera che “Deadpool 2” lo confermi in toto, amplificando tutte quelle lodi che da tempo si tessono sul suo conto. Sarà una prova importante e difficile, per un sequel che dovrà fare il possibile per superare il bellissimo predecessore. Leitch ha in mano tutte le carte in regola per far bene e per dire la sua in un film totalmente nelle sue corde e che potrebbe fare da trampolino di lancio definitivo per una carriera tanto inattesa quanto promettente, perché con la voglia di imparare, l’impegno, il talento e un pizzico di follia si può riuscire a ottenere più o meno tutto quello che si vuole.

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