su Netflix un thriller/horror che convince

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La diciassettenne Ashley, prossima a trasferirsi in una nuova città, lavora come babysitter per la famiglia di Luke, di cinque anni più piccolo di lei. Il ragazzino è da sempre innamorato della bambinaia, la quale nel frattempo si sta frequentando con il coetaneo Ricky pur non avendo mai del tutto dimenticato l’ex Jeremy. In Better Watch Out l’ultima serata di lavoro, coincidente con una cena fuori dei genitori di Luke, si prospetta tranquilla come tutte le altre ma ben presto un continuo di inquietanti telefonate da un chiamante misterioso e una serie di rumori apparentemente provenienti dall’esterno della casa andranno a minare la tranquillità di Ashley. La situazione degenera ulteriormente quando messaggi di morte prima e intrusi in casa armati dopo fanno la loro comparsa.

Tutto in una notte

I thriller/horror vedenti al centro della vicenda una babysitter sono recentemente uno dei sottogeneri indagati più di frequente dal cinema di genere, basti pensare a produzioni come Emelie (2015) o La babysitter (2017), quest’ultima originale Netflix. Proprio sulla piattaforma on demand è arrivato in questi giorni Better Watch Out, secondo lavoro dietro la macchina da presa del regista americano Chris Peckover, che pone al centro della vicenda la dinamica dei rapporti tra la balia, bionda e affascinante come da copione, e il ragazzino pre-adolescente di lei platonicamente innamorato. La narrazione prende il necessario sprint allo scoccare del cliffhanger alla mezz’ora che, pur relativamente prevedibile visti i numerosi e plateali indizi disseminati nei minuti iniziali, instrada l’atmosfera verso una buona dose di suspense, tutta impostata su un aggressivo mix tra commedia nera e atmosfere più torbide, sprecandosi anche in svariate citazioni da cult del calibro di Mamma, ho perso l’aereo (1990) e Scream (1996), speziandosi di una gustosa, seppur inoffensiva, dose di violenza. Tra canonici jump-scare atti a scaturire facili ma efficaci spaventi, una sottile tensione erotica e un finale ironicamente semi-aperto, i novanta minuti di visione offrono un sano divertimento a tema, potendo contare inoltre sulla magistrale performance del giovane Levi Miller, interprete solo un anno prima di Peter Pan nel poco riuscito Pan – Viaggio sull’isola che non c’è (2015), qui assolutamente irresistibile in un ruolo aperto a più sfumature.

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