The Darkest Dawn, la recensione dello sci-fi disponibile su Netflix

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Chloe Murdock ha ricevuto in regalo per il suo sedicesimo compleanno una videocamera, con la quale ha intenzione di riprendere tutto ciò che la circonda: il suo sogno non a caso è quello di diventare un’affermata regista. Ma in The Darkest Dawn ben presto gli eventi precipitano, con i telegiornali che parlano di misteriose esplosioni nel centro di Londra e che in seguito si scopriranno causate da un’invasione aliena in piena regola. Le navicelle extraterrestri rilasciano a terra dei mostruosi insetti che prendono il possesso di ospiti umani rendendoli dei simil-zombie rabbiosi e letali. Chloe, dopo aver perso entrambi i genitori, si trova in fuga con la sorella maggiore Sam insieme ad un gruppo di sopravvissuti nella speranza di trovare un luogo sicuro.

Alien invasion

Le non certo infinite vie del mockumentary si adattano questa volta ad un titolo a sottofondo sci-fi interpretato da giovani star della scena YouTube britannica, seconda incursione nel tema dopo l’esordio Hungerford (2014) del regista e attore Andrew Casson, anch’egli diventato famoso per aver diretto video sulla piattaforma web. The Darkest Dawn (disponibile su Netflix) soffre più di altri titoli coevi di una palese forzatura nel mostrare sempre e comunque quanto accade su schermo attraverso la visuale della videocamera, scelta che nella maggior parte delle occasioni si rivela assurda per quanto sta avvenendo realmente su schermo. Il tutto oltre a creare un notevole senso di spaesamento si affida anche a movimenti di macchina sempre più repentini e caotici generanti una certa confusione nelle scene più concitate e un senso di mal di mare a tratti insostenibile. La soggettiva perenne che riprende i sempre più tortuosi eventi cui va incontro il gruppo di protagonisti trova altrettanto debole responso in una narrazione imprecisa e citante a casaccio classici del filone, con tanto di assurdo McGuffin che si rivelerà comunque determinante nel rocambolesco finale, cui l’epilogo non del tutto chiaro apre forse le porte ad un potenziale e inopportuno proseguo. I limitati effetti speciali hanno il solo merito di non peggiorare ulteriormente la situazione e il cast offre prove mediocri se si esclude la performance della “riprendente” Bethan Mary Leadley, unica a regalare un po’ di verve al comunque stereotipato personaggio di Chloe.

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