The First, la recensione del thriller/sci-fi di Jacobo Rispa

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Sara, detective della polizia di Vancouver, è in attesa di una valutazione psichiatrica sulla sua sanità mentale dopo essersi fatta fuggire un serial killer di giovani donne e aver disubbidito a un ordine di un diretto superiore. Il caso vuole che proprio in quei giorni la ragazza riceva una telefonata del padre che la informa della scomparsa dell’amata sorella, sparita in circostanze misteriose mentre si trovava in compagnia del fidanzato, ora ricoverato in ospedale in gravi condizioni. In The First Sara fa così ritorno al luogo natale, una piccola isola dell’America Latina, e comincia in privato le personali indagini alla ricerca della consanguinea, trovando però un’inaspettata ostilità da parte delle forze dell’ordine indigene. Il tutto mentre l’unico testimone del presunto rapimento è un uomo che vive in solitudine con la madre malata e sostiene di aver visto degli U.FO. aggirarsi in quella zona la notte dei fatti.

Signs

Il secondo lavoro per il cinema del regista spagnolo Jacobo Rispa, con alle spalle una lunga e fortunata carriera televisiva, osa in alto nelle ambizioni di partenza ma finisce ben presto per cadere rovinosamente tra limiti produttivi e attoriali, che rendono questo thriller a tinte sci-fi solo un vago abbozzo di quanto inizialmente preventivato. La tematica fantascientifica, inizialmente aderente al fenomeno, vero o presunto che sia, delle abduction cade ben presto in tranelli narrativi forzati e improbabili che conducono gli ottanta minuti di visione a un susseguirsi di “WTF” animati da personaggi di cartapesta a cui la scarsa partecipazione emotiva dello svogliato cast impedisce un ulteriore approfondimento psicologico. The First pecca in una sceneggiatura indecisa su quale strada percorrere e per buona parte del film sembra di assistere a un classico poliziesco costruito su false piste e depistaggi, salvo poi deragliare in elementi sovrannaturali di bassa lega, supportati da effetti speciali figli di un budget ridotto all’osso. Così ben presto l’impianto mystery del racconto perde d’interesse di fronte all’inverosimiglianza del contesto, tra colpi di scena necessari ma non per questo giustificati e una spenta suspense facente capolino in un paio di scene madri, il tutto reso vano da un’approssimazione complessiva affossante qualsiasi istinto di genere.

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