The Walking Dead 8×12: Cambiamento nell’aria?

Avevamo lasciato The Walking Dead con una rivelazione a dir poco priva di senso, legata alla modalità di trasmissione del virus che trasforma gli esseri umani in zombie: fino ad ora la regola ufficiale era che, al di là del morso di un Walker, come vengono chiamati i morti viventi nel mondo ideato da Robert Kirkman, l’unico altro modo per soccombere al morbo fosse morire, dato che il germe fa parte di ciascuno di noi. Settimana scorsa invece abbiamo scoperto che il nuovo piano di Negan consiste nell’infettare il gruppo di Rick servendosi del sangue e delle interiora delle creature non umane. Una svolta che dimostra, più di ogni altra evoluzione narrativa negli ultimi anni, quanto le basi logiche poste dalla serie dal 2010 non interessino particolarmente all’attuale gestione dello show, in mano a Scott M. Gimple dalla quinta stagione.
Non pago di aver sottoposto praticamente tutti i personaggi a sviluppi poco coerenti in nome di una trama orizzontale che si fa sempre più debole, lo showrunner avrebbe infatti deciso di ignorare tranquillamente quanto visto sin dai primi episodi, dal momento che, qualora fosse vero ciò che sostiene Negan, l’intero gruppo originale introdotto ai tempi da Frank Darabont avrebbe dovuto passare a miglior vita già da tempo. Siamo ormai arrivati a un punto in cui la mitologia della serie non ha più importanza, a patto che le vicende dei sopravvissuti contengano dosi regolari di sangue, morte e colpi di scena capaci di mantenere in vita il programma per un periodo indeterminato (sebbene i recenti cali di ascolto suggeriscano che un cambiamento radicale, già messo in atto con l’annuncio della sostituzione di Gimple, sia necessario per risollevare le sorti di un prodotto che altrimenti sembra andare verso un declino inesorabile).

Le chiavi del futuro

Il dodicesimo episodio della stagione è intitolato The Key, riferimento a un nuovo sentiero narrativo che, sulla carta, sarebbe importante per il futuro della serie. Rimane da vedere se ciò sarà effettivamente possibile, dato che per ora la cosa comporta solo l’ingresso di nuovi personaggi che vanno a gonfiare ulteriormente un cast sterminato che gli autori dello show non sono più in grado di gestire. Escludendo occasionali sprazzi di vera emozione, come la disperazione di Padre Gabriel quando scopre di andare incontro alla cecità, la componente viscerale del programma è ormai un lontano ricordo, e la puntata ce lo ricorda involontariamente evocando due delle morti recenti che hanno segnato il gruppo di Rick: da un lato Glenn, dall’altro Carl. Entrambi i decessi sono stati orchestrati in modo maldestro, ma la dipartita di Glenn, per quanto “brutta” in termini di messa in scena (ricordiamo il famigerato cliffhanger finale della sesta stagione, che aveva costretto il pubblico ad aspettare sei mesi per sapere chi fosse la vittima di Lucille, la mazza da baseball tanto cara a Negan), aveva comunque avuto l’effetto desiderato, mentre quella di Carl è stata accolta come una manna dal cielo anche dai fan duri e puri, che da diverso tempo non sopportavano più il personaggio. A questo punto, forse solo la morte di Daryl – l’unico evento che potrebbe comportare un boicottaggio serio da parte dei cultori della serie – avrebbe l’impatto narrativo ed emotivo degli episodi migliori dello show.

Duello intenso

Archiviata la parentesi psicologica, The Key ha anche spazio per l’azione, gestita con tocco efficace da Greg Nicotero, il truccatore e creatore di effetti speciali artigianali che nel corso degli anni si è imposto come una firma di prestigio dietro la macchina da presa, prima come produttore esecutivo e poi come regista. Si torna al conflitto tra Rick e Negan, con un tentativo non del tutto riuscito di riportare a galla la presunta ambivalenza dei due personaggi a livello di chi possa essere considerato “buono” o “cattivo”, un elemento che lo show sta portando avanti senza particolare cura. A compensare c’è però la componente action, che per la prima volta in quasi due anni rende davvero coinvolgente la figura di Negan come antagonista, suggerendo un tanto atteso cambiamento negli equilibri di potere e nella gestione creativa dello scontro tra le diverse fazioni createsi nelle ultime stagioni. Inevitabilmente però rimane un minimo di scetticismo: tolto il presumibile cliffhanger che arriverà tra quattro episodi, siamo veramente sicuri che non si tornerà allo status quo già nelle settimane a venire?

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