The Walking Dead 8×13: La lotta continua

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È da due episodi che The Walking Dead porta avanti un nuovo elemento narrativo discutibile, legato al virus, presente in ciascuno di noi in una forma latente e inattiva, che trasforma gli esseri umani in morti viventi: sarebbe infatti possibile infettare le persone anche solo contaminandole con il sangue degli zombie, una trovata che presa a sé non presenta particolari difetti ma che nel contesto della serie in generale crea un non indifferente problema a livello di sospensione dell’incredulità. Andando a ritroso ci sono infatti svariati momenti, sin dai primi episodi, che retroattivamente avrebbero dovuto segnare la fine di non pochi personaggi, e sebbene sia vero che la coerenza in un prodotto di genere non sempre è solidissima va anche detto che un minimo di cura in quel reparto sarebbe auspicabile adesso che lo show sta progressivamente perdendo spettatori e ha bisogno di un riassestamento creativo per poter continuare. Do Not Send Us Astray, quartultima puntata dell’ottavo ciclo, non è del tutto lo strumento ideale per raggiungere tale scopo, anzi, complica ulteriormente la situazione poiché, al di là dei problemi di logica interna connessi alla nuova strategia di Negan, va anche a contraddire quanto abbiamo avuto modo di vedere in precedenza riguardo alla velocità del contagio a seconda del tipo di infezione (basti pensare a Carl, che è durato più di un giorno prima di spirare). Il declino, per quanto non completamente inesorabile (una delle storyline dell’episodio suggerisce che le promesse di miglioramento viste nella puntata precedente potrebbero verificarsi), rimane presente, e non resta che sperare che sviste come quelle a cui abbiamo assistito negli ultimi anni possano diventare una (lunga) parentesi infelice in un futuro prossimo.

Personaggi irriconoscibili

Do Not Send Us Astray è un episodio dalla doppia identità: da un lato la parte action, ben curata e capace di garantire l’elemento ludico che, anche negli episodi peggiori, tende a non deludere; dall’altro la presunta progressione narrativa, che continua imperterrita a stravolgere senza motivo la caratterizzazione di certi personaggi per piegarli al volere dello showrunner e dei suoi piani. Qui a farne le spese è il povero Daryl Dixon, il beniamino dei fan che in questa sede si comporta in modo inspiegabilmente diverso rispetto all’evoluzione a cui è andato incontro negli otto anni di vita dello show, a dimostrazione del fatto che nemmeno i personaggi più amati sono immuni ai capricci degli sceneggiatori.
A uscirne per lo più illeso, a sorpresa, è invece il tanto (ultimamente) odiato Rick Grimes, la cui personalità semi-catatonica è coerente con il lutto degli episodi più recenti e in apparenza parte di un arco narrativo che potrebbe andare nell’auspicata direzione riabilitativa per la serie. Si tratta però di un elemento per lo più isolato, che necessita di varie conferme su più fronti prima di poter essere considerato un vero segnale di miglioramento. Con soli altri due episodi a disposizione prima del finale di stagione, il lavoro da fare in tal senso non è poco, e per ora non si può che rimanere nel dubbio, di fronte alla potenziale agonia che è più desolante di quella delle ultime vittime di Negan o dei Walker.

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