tutte le differenze tra il romanzo e il film di Spielberg

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Dopo un imponente lavoro di post-produzione, fatto anche di acqusizione delle varie IP e del loro giusto inserimento all’interno dell’arco narrativo, l’attesissimo Ready Player One di Steven Spielberg è finalmente sbarcato nelle sale per regalare a tutte quelle generazioni di nerd sognanti due ore e venti di purissimo intrattenimento autoriale, mix stupefacente di poetica e magia alla Spielberg e di canoni blockbuster, tutti ampiamente rispettati. Alla sceneggiatura si sono destreggiati in un lavoro a quattro mani l’autore del romanzo originale, Ernest Cline, e Zack Penn, modificando profondamente le dinamiche della caccia all’Easter Egg di OASIS ideata da James Halliday, il tutto per far sì che un romanzo rivolto nel suo citazionismo a conoscitori esperti di videogiochi, tecnologia o film mutasse in qualcosa di più adatto in ambito cinematografico, con soluzioni quindi differenti ma funzionali e ugualmente entusiasmanti.
Le divergenze dal romanzo, però, non sono poche, comunque figlie della penna di Cline, che ha saputo reinventare momenti importanti della storia per farla apprezzare anche ai più giovani. Nelle righe di questo articolo, così, cercheremo di riportare tutte o quasi le differenze tra il libro e il film, con particolare attenzione a quelle più importanti, sostanzialmente legate alla struttura narrativa del racconto.

[ATTENZIONE, ENORMI SPOILER A SEGUIRE!]

Ready?

Cercando di procedere con ordine, suddivideremo l’elenco in due paragrafi: il primo dedicato alle location e ai personaggi e il secondo alla ricerca delle Chiavi e allo sviluppo della storia, il tutto riportando anche le differenti citazioni e le grandi assenze. Lo ripetiamo: le differenze sono davvero troppe, quindi se mancheremo di riportarne qualcuna cercate di perdonarci e anzi, commentate quanto e più potete per dire la vostra. Iniziando così dal mondo d’azione di Ready Player One, è subito importante sottolineare come l’anno sia ancora il 2045 anche nel romanzo, anche se Wade Watts vive in realtà in Oklahoma e non a Columbus, in Ohio, dove si trova la sede centrale della IOI, la perfida multinazionale villain della storia.
Le Pile o Cataste di roulotte sono poi riportate molto bene nel film, ma nel libro sono in quindici a vivere nell’alloggio della zia di Wade e non solo tre. Il protagonista ci viene presentato per buona parte iniziale del libro come un solitario senza amici, mentre nel film tutto inizia già in medias res, dove ha già degli amici in-game. Il trasferimento a Columbus avverrà soltanto a circa metà del romanzo, quando la IOI farà esplodere la roulotte della zia. Nell’adattamento viene riportato l’attentato, ma il fatto che Wade viva già a Columbus tronca una grande parte della storia che lo vede muoversi furtivo per le strade di un mondo soffocato dall’inquinamento fino ad arrivare nella ricca città sede della multinazionale nemica, nella quale si trova un appartamento di lusso con fibra veloce per continuare meglio la caccia all’Easter Egg. Nel mentre, crea anche una nuova identità, quella di Bryce Lynch, così da passare inosservato. Non lascerà l’appartamento per sei mesi.
I suoi amici sono sparsi tra il Canada e il Giappone, cosa che la scelta degli attori nel film mostra abbastanza esplicitamente, però sembra che tutti vivano a Columbus. Nel romanzo, in realtà, gli amici decidono di riunirsi a Columbus per incontrarsi e sfidare nella stessa metropoli la comune nemica, l’IOI. Passano settimane se non mesi prima che si incontrino, date anche le distanze, e non accade tutto con uno schiocco di dita come nel film, sospensione dell’incredulità lasciata tale per i conoscitori del romanzo, che sapendo le dinamiche originali forse avrebbero potuto sorvolare sull’assurdità del “caso”. Per i neofiti del mondo di Cline, invece, questo è un buco di sceneggiatura davvero grande, anche se necessario a tagliare la run time del film e procedere con situazioni più importanti.
Lo stesso futuro descritto nel film è molto più distopico nel romanzo, tra crisi energetica, catastrofici cambiamenti climatici e diffusione di malattie e povertà. Grandi metropoli sono state spazzate via dalla guerra nucleare e in generale la popolazione mondiale tenta solo di sopravvivere senza sistemare le cose. Per questo la maggior parte delle persone passa il tempo su OASIS, dove Wade è in realtà troppo povero per girare dove gli pare come vediamo nel film. Non riesce ad andare oltre il noioso pianeta iniziale, Ludus (mai mostrato nella trasposizione), e questo a causa delle tasse di teletrasporto, al di sopra delle sue possibilità.

La scelta di Tye Sheridan come Wade Watts è poi interessante, ma il protagonista del romanzo è in realtà un ragazzo obeso da sempre in lotta con il suo peso, tanto che a Columbus abiliterà un blocco volontario dell’attività su OASIS impossibile da rimuovere senza aver prima seguito un regime di attività fisica obbligatorio. A dire la verità anche Samantha (Artemis) ed Helen (Aeach) erano sovrappeso nel romanzo, ma era davvero difficile che una cosa del genere venisse trasposta fedelmente in quel di Hollywood. La produzione ha così optato per piccoli difetti fisici, ma nulla di eclatante o vicino al problema del peso descritto nel libro.
La chiave di lettura della caccia all’Easter Egg partorita da Hallyday è poi diversa. Nel romanzo viene riportata certamente la cotta del CEO della GSS per Kira, la moglie di Ogden Morrow, fattore che spingerà poi quest’ultimo a lasciare la società, almeno nel film, dato che nell’opera originale Morrow abbandonerà la GSS perché a suo avviso ha permesso all’Umanità di allontanarsi in modo permanente e significativo dai problemi reali, lasciandola completamente dissociata dal tragico stato in cui verte il mondo. Nel romanzo, inoltre, Odgen ha la capacità di intercettare le conversazioni e interferire nelle chat, tanto che aiuterà più volte Wade e i suoi amici, offrendogli la sua casa in Oregon e inviandogli dei Jet privati prima dell’attacco finale ai Sixers. È anche al centro della festa al The Distracted Globe, dove festeggia su OASIS i suoi 73 anni. Nel film e nel libro questa è la location del primo virtual date tra Parzival e Artemis, e Wade si veste in entrambe le versioni da Peter Weller in Buckaroo Banzai.
Sia nell’opera originale che nella trasposizione ci sarà un grande attacco dei Sixers, solo che nel libro sarà l’avatar di Morrow, Il grande e potente Og, a neutralizzare in solitaria tutti gli aggressori. Nel film, invece, è soltanto il custode della biblioteca di Hallyday su OASIS.
Uno dei villain del film, I-R0k, vendutoci come potentissimo e ironico mago d’elite o killer di OASIS, nel libro altri non è che un Gunter poser, un ricco ma inesperto arrogantello che ha il solo ruolo di ricattare Parzival o Aech per ottenere la Chiave di Rame. Quando i due si rifiutano, poi, I-R0k rende pubblica la loro identità di studenti di Ludus, mettendoli in pericolo a causa della IOI.

Here’s the Keys!

Passando poi alla ricerca delle tre chiavi, vediamo come le sfide siano mutate nel profondo. L’ubicazione della prima chiave non era conosciuta da nessuno e non si trovava alla fine di una grande corsa automobilistica con ostacoli quali King Kong o il T-Rex di Jurassic Park. Era un assoluto mistero sul quale si studiava da anni, certamente non risolto da “qualcuno di sconosciuto” capace di trovare l’indizio per aprire il portale. Questa si trovava infatti proprio su Ludus, il pianeta iniziale dove era possibile studiare la cultura pop, il che la dice già lunga su chi Hallyday sperava vincesse la sfida, dato che su Ludus ci passavano il tempo sostanzialmente soltanto i poveri o gli sfigati. Nessuna corsa, dunque, ma una missione alla Dungeons & Dragons nerd fino al midollo e posta nel bel mezzo del deserto di Ludus. Alla fine della quest, inoltre, c’era una sfida con in gioco la morte del proprio avatar al classico arcade Joust, molto amato da Hallyday. Per molti Gunter (Egg Hunter) questo significava rischiare di perdere soldi, power up o reliquie conquistate nel corso di anni di gioco, pericolo che però Parzival non correva, in quanto povero in canna. In aggiunta, non è stato Wade il primo a scovare il Dungeon, perché l’apripista era Artemis, anche se poi Parzival ha vinto per primo il gioco e conquistato la Chiave di rame battendo l’avatar di Hallyday in Joust.
Anche la ricerca della seconda Chiave è drasticamente differente. Nel film Cline, Penn e Spielberg hanno deciso di tirare in ballo direttamente grandi del cinema e della letteratura come Stanley Kubrick e Stephen King, inserendo la caccia alla Chiave di Giada all’interno di Shining, in una ricostruzione divertente del capolavoro con protagonista Jack Nicholson che parodizza con coraggio su uno dei capisaldi della filmografia di Kubrick e del genere horror. È forse la sequenza più incredibile e ricercata dell’intero adattamento, tirata fuori a sorpresa senza alcuna anticipazione nei trailer o nella campagna promozionale, ma nel romanzo non c’è niente di tutto questo. I cinque compagni non si riuniscono nella sfida, perché questa è in originale affrontata in solitaria soltanto da Parzival e Artemis, in competizione l’uno contro l’altra e contro gli ancora rivali restanti membri dei futuri High-5, che sono Aech e i fratelli Daito e Shoto (nel film fratelli ma nel libro ex-hikkomori divenuti amici). La sfida iniziava nel libro come una partita a un gioco d’avventura del TRS-80 per poi trasformarsi in un’intera e fedele ricreazione di Wargames – Giochi di guerra, il cult di John Badham del 1983 con protagonista Matthew Broderick. La prima a conquistare in questo caso la Chiave di Giada è però Artemis e non gli High-5, già uniti e super amici. La seconda è Aech, che dà poi il suggerimento a Parzival. Il gioco di cui sopra è Zork, popolare avventura testuale anni ’70 ricostruita da Hallyday in 3D. La sfida è la ricerca di un fischietto di plastica in una confezione di Cup’N’Crunch, il tutto prima di essere trasportati in Wargames.

E arriviamo alla Chiave di Cristallo, nel film da ricercare “semplicemente” all’intero del classico Adventure, famoso titolo dell’Atari 2600. Adventure è in realtà menzionato due volte nel romanzo: la prima volta durante il video in cui Hallyday annuncia l’inizio della gara, menzionando proprio Warren Robinett, primo sviluppatore ad aver inserito un Easter Egg in un videogioco, mentre la seconda nel mentre del passaggio di Parzival attraverso l’ultimo gate, ma non è parte dell’ultima prova. Questa, infatti, è inizialmente dedicata a Blade Runner, capolavoro sci-fi di Ridley Scott, ed è strutturata sulla famosa macchina Voight-Kampff, la stessa necessaria all’individuazione dei replicanti. Una volta superata è poi il turno di una versione immersiva in 2D a scorrimento laterale di Black Tiger, iconico hack and slash il cui vero titolo è Black Dragon. Bisogna affrontare l’intero gioco per poi giungere ai testi della canzone The Temples of Syrinx dei Rush. Come vedete i riferimenti alla cultura pop anni ’70 e ’80 sono marcatissimi e a volte anche del tutto occasionali, mancanza che si fa sentire nell’adattamento, che ha invece dovuto attingere a IP più conosciute e amate per far sì che Ready Player One si adattasse perfettamente al palato di tutti, perdendo forse quella dimensione nerd o geek più ermetica ma non la magia dell’immersione nei riferimenti vari ed eventuali a delle conoscenze di massa del mondo dell’entertainment, anche se nel film sicuramente più mainstream.
Prima della battaglia finale, Wade si fa arrestare volontariamente con il falso alias di Bryce Lynch, divenendo un dipendente a contratto della IOI così da poter rubare i dati sensibili necessari all’attacco decisivo alla multinazionale. Nel film è Samantha aka Artemis ad essere catturata, con uno sviluppo poi differente dal romanzo. Arrivati alla Battaglia, ruolo centrale lo ricopre in entrambe le versione il Globo di Osuvox, un artefatto potentissimo in grado di creare una barriera impenetrabile attorno all’ultimo Cancello della caccia all’Easter Egg.

Nel romanzo questo è situato al Castello di Anorak, in uno specifico spazio personale che si era ritagliato Hallyday all’interno di Oasis, mentre nel film è il pianeta ghiacciato Doom, dove si trova l’ultima sfida, quella ad Adventure. Parzival riesce sia nel film che nel libro a reclutare l’intera comunità Gunter per combattere contro i Sixers, anche se nel romanzo a disattivare infine il Globo è Parzival e non Artemis, ma è sempre uno sviluppo derivativo dal cambio delle trame. Sempre nel libro, però, la distruzione dell’Osuvox avviene grazie a un Johnny-5 (famoso robot di Corto Circuito) pre-programmato direttamente da Wade per esplodere all’interno degli uffici della IOI. In aggiunta, Daito non parteciperà mai alla battaglia per la salvezza di OASIS, perché in origine questo viene ucciso nella realtà dai soldati della perfida multinazionale durante la sfida alla seconda Chiave, venendo gettato giù dal balcone del suo appartamento. Questo renderà Shoto più interessato alla vendetta che alla caccia all’Easter Egg, elementi che mancano totalmente nel film, invece riscritti da zero.
Sempre nello scontro finale, a cambiare sono anche i robot giganti utilizzati. Nel film Aech impersona il Gigante di Ferro, ma nel romanzo questo è solo un’opzione poi scartata da Parzival in favore di Leopardon, iconico e meno conosciuto robot apparso in una versione televisiva giapponese di Spider-Man, conosciuta come Supaidaman. È con Leopardon (più specificamente con la Marveller, la nave che si trasforma poi nel robot) che Parzival si lancia nella battaglia decisiva contro la IOI, ma nel romanzo anche gli altri High-5 hanno tutti dei robot, cosa che non c’è nel film. Rispettivamente: Artemis guida Tranzor Z da Mazinga, Aech un Gundam RX-78 (nel film guidato da Daito) e Shoto un più grande Raideen da Brave Raideen, tutti mobile suit di amatissime serie tv animate giapponesi. Intatto, invece, il Mecagodzilla utilizzato da Nolan Sorrento, mentre i suoi sixers più forti avevano i cinque leoni robot di Voltron. Proprio il Mecagodzilla di Sorrento viene però sconfitto nel libro da Parzival, trasformatosi alla fine in Ultraman grazie alla Capsula Beta di Hayata, tutti personaggi della famosa serie nipponica e tutti elementi assenti dal film, anche se a dire la verità citazioni così mirate e difficili avrebbero ridotto il grado di apprezzamento del grande pubblico, avvincendo magari soltanto i nerd più sfegatati e ormai quarantenni, il che non è chiaro se sia stato poi un bene o un male -probabilmente bene, dato che c’è sempre Cline alla scrittura del titolo.
L’extra life che nel film viene poi vinta da Wade in una scommessa con il custode della biblioteca è ottenuta dallo stesso, nel libro, dopo una partita perfetta a Pac-Man durante la sfida per la Chiave di Giada, anche se in entrambi i casi gli salva la vita più o meno allo stesso modo, permettendogli di continuare la ricerca.

E per concludere il finale. Wade e Samantha non si incontrano mai di persona nel libro se non prima che Parzival stringa tra le mani l’Easter Egg, sostanziale differenza dal film, dove invece i due hanno un primo contatto a circa metà. Gli High-4 (ricordiamo la morte di Daito) non hanno neanche un vero clan, ed è solo quando Wade vince il premio ad annunciare di volerlo splittare in quattro con i suoi amici, sempre per una migliore e saggia gestione di OASIS. Nel film il gioco viene poi chiuso il martedì e il giovedì, così da ri-creare un contatto tra giocatori e realtà, ma nel romanzo questa decisione non esiste. Dopo il suo primo bacio con Artemis, infatti, Wade dichiara semplicemente in chiusura: “E allora pensai che, per la prima volta da quando avevamo memoria, non sentivo alcun desiderio di ricollegarmi a OASIS“.

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