tutto quello che c’è da sapere sul romanzo di Ernest Cline

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Con 191 milioni di dollari nel mondo, Ready Player One potrebbe riuscire a schivare il pericolo di flop commerciale che aleggiava sul progetto nei mesi direttamente precedenti l’uscita film. Pubblico e critica sono infatti più o meno unanimi nell’elogiare il lavoro di adattamento svolto da Steven Spielberg, Zack Penn e lo stesso Ernest Cline, autore del romanzo originale, tanto da aver portato a cambiare le proiezioni al box office inizialmente deludenti, anche se la strada verso un buon rientro economico è ancora lunga. Dato il successo, insomma, la Universal ha deciso di dare piena fiducia a Cline e alla sua fantasia, tanto da annunciare pochi giorni fa l’arrivo nelle sale di Armada, adattamento cinematografico dell’omonimo secondo romanzo dello scrittore, decisamente meno acclamato di Ready Player One. In Italia è purtroppo ancora inedito (anche se ormai pensiamo per poco), ma nell’articolo di oggi vogliamo parlarvi brevemente del libro, delle sue ispirazioni e del perché potrebbe essere un progetto davvero rischioso da trasporre al cinema.

Prepararsi all’Invasione

Pubblicato dopo 5 anni dall’uscita di Ready Player One, elogiato già a partire dal 2010 come una delle opere fondamentali della cultura nerd (pur mantenendo i suoi limiti narrativi), Armada non ha purtroppo riscosso lo stesso successo del suo predecessore, portando un plebiscito positivo a tramutarsi in negativo, dato che critica a pubblico hanno affossato all’unanimità il romanzo. Data però la fama dell’autore, Armada è finito nel 2015 al quarto posto dei besteller del New York Times. Commercialmente, quindi, l’opera seconda di Cline ha avuto grande fortuna, tanto che a cinque mesi di distanza la stessa Universal è tornata dallo scrittore per acquistare i diritti di adattamento di Armada, nonostante poi Ready Player One fosse al tempo ancora in forma embrionale, alla ricerca di un regista capace di traslare al cinema quell’immenso contenitore di cultura popolare. Dal 2015 a pochi giorni fa di Armada non si è saputo in verità più nulla, ma la calda accoglienza del film di Spielberg ha convinto definitivamente la Universal a mettere in lavorazione il progetto, annunciato adesso in via ufficiale. Ma di cosa parla Armada? Beh, niente a che vedere con la realtà virtuale, soprattutto perché sarebbe una tematica assolutamente reiterata se sfruttata dalla stessa penna, ma l’ispirazione agli anni ’80 e ’90 e soprattutto ai videogiochi non mancano, anzi, sono ancora una volta centrali e capaci di fagocitare una storia in realtà non così originale né strepitosa. Già dal titolo capiamo l’importanza delle citazioni, dato che Armada è un famoso videogioco del 1999, uno shooter role-playing game uscito per il Sega Dreamcast. Il compito del giocatore è quello di salvare la Terra da una grande invasione aliena. Protagonista della storia è tale Zack Lightman, grande appassionato e campione di Armada ma studente nella media nella vita di tutti i giorni e lavoratore part-time in un negozio di videogiochi. Scavando tra gli appunti del padre, Zack nota dei collegamenti cospirazionisti tra diversi film e romanzi della cultura pop, partendo da Star Wars e Navigator, passando per Giochi Stellari (di cui è anche in lavorazione un sequel remake) fino a Ender’s Game. Senza troppo addentrarci nelle trama, così da non svelare le sorprese, vi basti sapere che tutti questi titoli e soprattutto Armada sono stati creati per preparare l’umanità a un’invasione aliena, così da poterla affrontare preparati senza troppo scompiglio.

La base del romanzo, come vedete, non ha nulla di particolarmente originale, essendo legata come cita e dichiara lo stesso Cline proprio all’opera di Orson Scott Card o al film del 1984 di Nick Castle, ma sviluppo e caratterizzazione dei personaggi divergono dalle ispirazioni di partenza, anche se restano vicini ai protagonisti di Ready Player One. Il problema, in questo caso, è che a differenza di avatar e mondi completamente nuovi visti nel primo romanzo dell’autore, Armada presente gli stessi limiti di Ender’s Game o Giochi Stellari. I punti di contatto sono soprattutto con il primo, trasposto al cinema nel 2013 da Gavin Hood con risultati accettabili ma non di più. A differenza della storia di Scott Card, però, il romanzo di Cline diverge essenzialmente nella tematica e nella struttura concettuale, non più intelligente ma più scaltra nel depistare il lettore dal finale un po’ a sorpresa, che è poi anche un punto a favore di Armada nel confronto con Ready Player One, decisamente più scontato.
Al momento, per concludere, non ci sono nomi papabili per la regia e probabilmente non vedremo il film prima di altri tre anni, quindi l’attesa è ancora molto lunga. Speriamo solo che Armada arrivi almeno sugli scaffali italiani in tempi brevi, così che tutti gli amanti di Cline e di Ready Player One possano farsi un’idea migliore sulle capacità narrative dell’autore e sulle potenzialità di questo secondo adattamento.

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