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Veloce come il vento

Veloce come il vento è un film di genere drammatico del 2016, diretto da Matteo Rovere, con Stefano Accorsi e Matilda De Angelis. Uscita al cinema il 07 aprile 2016. Durata 119 minuti. Distribuito da 01 Distribution.

DATA USCITA: 07 aprile 2016
GENERE: Drammatico
ANNO: 2016
REGIA: Matteo Rovere
ATTORI: Stefano Accorsi, Matilda De Angelis, Paolo Graziosi, Roberta Mattei, Lorenzo Gioielli, Giulio Pugnaghi
PAESE: Italia
DURATA: 119 Min
DISTRIBUZIONE: 01 Distribution
SCENEGGIATURA: Filippo Gravino, Francesca Manieri, Matteo Rovere
FOTOGRAFIA: Michele D’Attanasio
MONTAGGIO: Gianni Vezzosi
PRODUZIONE: Fandango

TRAMA VELOCE COME IL VENTO:

In Veloce come il vento, la passione per i motori scorre da sempre nelle vene di Giulia De Martino (Matilda De Angelis). Viene da una famiglia che da generazioni sforna campioni di corse automobilistiche. Anche lei è un pilota, un talento eccezionale che a soli diciassette anni partecipa al Campionato GT, sotto la guida del padre Mario. Ma un giorno tutto cambia e Giulia si trova a dover affrontare da sola la pista e la vita.

A complicare la situazione il ritorno inaspettato del fratello Loris (Stefano Accorsi), ex pilota ormai totalmente inaffidabile, ma dotato di uno straordinario sesto senso per la guida. Saranno obbligati a lavorare insieme, in un susseguirsi di adrenalina ed emozioni che gli farà scoprire quanto sia difficile e importante provare ad essere una famiglia.

Recensione:

“Se hai tutto sotto controllo, significa che non stai andando abbastanza veloce.”
Se Matteo Rovere ha scelto di aprire il suo film con questo esergo di Mario Andretti, è perché, nell’universo di Veloce come il vento, non si applica solo alle corse in pista, ma alla vita tutta.
Certo, la storia che racconta è quella di due fratelli (anzi, tre) che si ritrovano assieme, quella di una passione per la velocità e di un talento comune che scorre nelle loro vene, perfino la storia di un parziale riscatto di un uomo che il suo talento l’ha gettato via per sfamare la sua fame di vita non al volante ma nella droga.

Però, prima di ogni altra cosa, forse, la storia di Veloce come il vento è quella di una ragazzina che cerca testardamente, mascherando la disperazione, di tenere in pista la sua vita; impazzita dopo la morte del padre, e di tagliare il traguardo che metterà in salvo la sua casa e la sua famiglia.
Per farlo, Giulia dovrà imparare quello che Andretti (o meglio, Rovere) spiega a tutti con la sua frase: se la vita la vuoi vivere, e la devi vivere, devi andare veloce, prenderti dei rischi e accettare che non puoi sempre controllare tutto. Certo, all’altro capo dello spettro c’è suo fratello Loris, che invece veloce va pure troppo, e che si trova costretto a dover rallentare per riacquistarne un po’ di più, di controllo.

Veloce come il vento

E allora ecco che i due non possono che farsi del bene a vicenda. Quando arriva il momento inevitabile del momentaneo ribaltamento di ruoli, è quasi commovente. Giulia che smette per un attimo di essere la control freak che è costretta a essere; che torna a casa la sera ubriaca, in motorino, vomita in cortile e racconta al fratello quanto si è divertira a ballare, cantare, scopare in macchina, e quanto gli pesi la vita che fa. Loris risponde che no, non gliela fa fare una canna, e gli dice che lei è piccola, che non deve mica scopare in macchina a 17 anni, come un vero fratello maggiore.

Dura poco, quel momento, perché tutto poi torna alla normalità. Giulia torna a essere la ragazza solida e con la testa sulle spalle, Loris il tossico cialtrone e guascone, simpatico ma a volte disfunzionale. Dura poco, ma dentro c’è il senso di tutto un film, e dei sentimenti che vuole evocare.

Poi, certo, Veloce come il vento è anche molto altro, con la spettacolarità carica d’adrenalina delle scene belle e ben girate in auto, in pista come per strada; con la storia ovvia e paradigmatica, ma ben gestita, del riscatto (perlomeno parziale di Loris), con gli accenni agli aspetti più drammatici della droga; col calore dei motori che fa scopa con quello degli affetti familiari (azzeccatissima e divertente la storyline del fratellino minore “musone”, che si lascia lentamente sedurre dallo scapestrato Loris).

Veloce come il vento

Però l’impressione è che a Rovere, nonostante un copione tanto preciso da risultare quasi troppo studiato; interessasse più di tutto quella roba lì, quel bilanciamento tra responsabilità e irresponsabilità che fa danzare sulle curve della vita; che ti fa correre veloce e pulito proprio perché, ogni tanto, sali sui cordoli e scomponi la macchina in ingresso di curva.

Da dire, c’è che la scommessa di raccontare questo cuore emotivo, quasi esistenziale, Rovere l’ha vinta.
Come ha vinto quella, doppia, della scelta dei protagonisti, con da un lato la giovane esordiente Matilda De Angelis; capace di non essere bambolina nonostante gli occhioni azzurri da cerbiatta e di dare il giusto carattere a Giulia; dall’altra quella di uno Stefano Accorsi che, paradossalmente, funziona meglio e va meno sopra le righe qui, dove fa il tossico guascone, che quasi tutti i suoi ruoli cinematografici precedenti.

Più che all’imprevedibilità e alla varietà dei rally, Veloce come il vento assomiglia di più a una gara di velocità su pista; dove il circuito è noto e conosciuto e studiato nei minimi dettagli. Ma sul quale, giro dopo giro, l’emozione non è affatto assente, magari ogni tanto si sbaglia e si perde qualche posizione, e l’imprevisto è comunque dietro l’angolo. Il film di Rovere appassiona e diverte, coinvolge e non annoia: lo guida un regista che non sarà forse un campione tutto estro, ma un pilota solidissimo capace di concludere la gara in scioltezza, finendo anche sul podio.

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